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venerdì 28 gennaio 2022
 
 

Sono un'africana d'adozione

23/10/2012  Un evento traumatico, la decisione di partire, il bisogno di essere parte di un progetto: è così che una volontaria racconta la sua esperienza con Celim

A dieci minuti dalla cascate Vittoria, nel cuore di Livingstone, capitale dello Zambia, c'è un rifugio sicuro per riposarsi dalle fatiche di una giornata di rafting tra le rapide dello Zambesi, per rifocillarsi con la più classica delle pizze italiane dopo un safari fotografico nella savana incontaminata, per parlare, ridere, scherzare e soprattutto scoprire come un progetto di volontariato possa diventare un esempio di microeconomia etica e responsabile. Da Olga's è accaduto quella a cui in pochi, probabilmente, all'inizio credevano. O almeno non con questa portata. Un ristorante, una guest house, uno showroom di artigianato tipico locale a base di manufatti in legno e tessuti. Ma non solo. Olga's è anche e soprattutto il compimento di un progetto educativo rivolto ai giovani più vulnerabili di Livingstone: il ricavato delle attività, infatti, non serve ad arricchire nessuno ma viene reinvestito nello Youth Community Training Center, una scuola di formazione professionale certificata, creata nel 1999 dalla Diocesi di Livingstone e dal CeLIM, ong italiana specializzata in interventi di cooperazione allo sviluppo, in particolare in Africa e nei Balcani. YCTC propone corsi di catering, falegnameria, sartoria, idraulica, informatica e costruzione edile. Alcuni degli ex studenti del corso di catering sono diventati dipendenti di Olga's a conferma, come recita una scritta sul muro del centro, che "non serve dare loro un pesce ma bisogna insegnare come pescarlo". Ecco il racconto di chi prestato il proprio tempo alla riuscita del progetto.

«Arrivo a Livingstone nel settembre 2009 sulla scia di un periodo doloroso della mia vita con l’intenzione di vivere in una situazione in cui il fare avesse un senso di crescita, di progettualità e sviluppo. Purtroppo negli ultimi mesi avevo dovuto fare i conti con una chiusura, la morte di mia sorella. Il bisogno che sentivo in quel momento era di immergermi in una realtà che stava lavorando per costruire una speranza di vita migliore. Mi ero data un tempo, breve in verità, poco più di un mese, più finalizzato ad un “bagno vitalizzante” per me che ad un reale aiuto allo sviluppo del progetto. Mi considero un’africana d’adozione, l’Africa è nel mio cuore da più di trent’anni e durante questo periodo non ho mai perso occasione per vivere momenti più o meno lunghi in quel continente così ricco di potenzialità e così povero di mezzi di crescita. Per questo motivo fin dal 2000 mi sono avvicinata a CeLIM Milano per offrire il mio contributo volontario a questa ONG che sapevo molto esperta di Africa e con un approccio all’aiuto umanitario molto vicino a quello che era il mio pensiero rispetto all’intervento al Sud del mondo. Sul muro di YCTC (Youth Community Training Center, la scuola di avviamento professionale di Livingstone promossa da CeLIM) si legge “Don’t give them a fish but teach them how to fish” (non dare loro un pesce ma insegna come pescarlo) e più sotto “Education is the most powerful weapon which you can use to change the world” (l'educazione è l'arma più potente che possiamo usare per cambiare il mondo"). Da psicologa e da persona con una grande fiducia nelle capacità che stanno all’interno dell’uomo, di qualsiasi uomo, per creare un mondo migliore, queste affermazioni si ritagliavano perfettamente su di me. Accolgo quindi volentieri l’offerta di CeLIM di trascorrere un mese a Livingstone, a contatto con la realtà di Olga’s Italian Corner, un ristorante pizzeria italiano, che con i suoi profitti  aiuta a sostenere la scuola professionale.

Ero francamente incuriosita dall’originalità del progetto: lasagne, tagliatelle e pizze con l’obiettivo di dare sostenibilità ad un progetto educativo proprio non l’avevo mai sentito. La curiosità ha lasciato presto il posto all’entusiasmo tant’è che dal 2009 ad oggi il tempo trascorso come volontaria a Livingstone è stato di gran lunga superiore a quello trascorso in Italia. Il progetto Olga’s è in continua crescita e non solo dal punto di vista degli spazi e delle strutture. Dalla sua apertura ad oggi il ristorante è passato dal servire 50 coperti al giorno alla ragguardevole cifra di 150/200 nel periodi di punta, offrendo specialità italiane sempre più raffinate e spesso create dalla perizia dello staff di cuochi di Olga’s. Dal 2009 ad oggi sono stati realizzati un giardino tropicale, il Graziella’s garden, vera oasi di pace in una vegetazione lussureggiante che viene utilizzato per feste di matrimonio, compleanni, meeting di lavoro, è stata inoltre ampliata la cucina e  creato un secondo forno per rispondere alle esigenze di una clientela straniera ma anche locale in continua crescita, che con il loro apprezzamento hanno eletto Olga’s come secondo miglior ristorante di Livingstone. Infine, proprio pochi mesi fa si inaugura  la Guest house, realizzata grazie a un finanziamento della Fondazione Cariplo (che sostiene progetti di sviluppo sostenibile nel mondo)e alla generosità della Famiglia Diappi e dei suoi amici, donatori di  gran parte dei fondi necessari per la realizzazione degli interni  degli arredi. La Guest House con le sue 9 stanze contraddistinte al loro interno da grandi quadri opere di artisti locali, con la sua struttura rispettosa delle tradizioni locali ma con un occhio attento al design italiano, ha tutte le premesse per seguire le orme del successo del ristorante.

Ma la crescita più sorprendente è quella legata alle persone: a distanza di quattro anni dalla sua apertura lo staff di Olga’s ha raggiunto notevoli capacità manageriali e professionali tanto che sta iniziando a gestire la struttura in prima persona con apprezzabile efficienza. Questa è la conquista più importante che rispetta l’obiettivo principale del progetto cioè l’auto sostenibilità. Una strada non facilissima, irta di ostacoli e che mette in gioco la capacità di mediare e di rispettare i tempi di crescita delle persone: è il lavoro quotidiano del cooperante responsabile del progetto che al compito di gestire la struttura unisce l’importante lavoro di formazione del personale per condurlo ad una presa in carico diretta del progetto. Ed è anche l’impegno dei ragazzi dello staff di Olga’s che da una situazione  esclusivamente esecutiva stanno via via imparando a prendere decisioni autonome, a proporre innovazioni, a discutere in gruppo a condividere le responsabilità. Il poter vedere e partecipare a questo progetto, l’assistere ad un visibile cambiamento ad una crescita delle persone in termini di sviluppo personale è stata e continua ad essere la molla che mi porta a credere che esiste un modo di fare cooperazione che, nonostante la fatica e le frustrazioni, mi fa dire “ne vale la pena”».

 
 
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