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domenica 26 settembre 2021
 
RAPPORTO MIGRANTES
 

Sorpresa (ma non troppo): gli emigranti siamo noi

08/10/2014  L'ultimo rapporto Migrantes della Cei mette in luce che gli italiani che si trasferiscono all'estero sono il doppio degli extracomunitari che arrivano in Italia. E' l'eterno Paese del passaporto rosso.

Gli immigrati siamo noi. Lo siamo sempre stati, continuiamo ad esserlo. Il nostro Paese esporta più cittadini italiani all’estero di quanto importi immigrati dal Sud del mondo e dall’Europa. E’ quanto risulta dal Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes della Caritas. Il saldo è negativo e ci riporta a un’epoca lontana di secoli, quando gli immigrati eravamo noi. A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento più di dieci milioni partirono per le Americhe nell’epoca che è stata definita della Grande emigrazione.

L'ondata di emigrazione partì dal  Nord (Veneto, Friuli e Piemonte) per estendersi al Mezzogiorno. Negli anni Cinquanta, parallelamente al colossale travaso di italiani da Sud al triangolo industriale racchiuso tra Torino genova e Milano, milioni  di italiani partirono alla volta dell’Europa (Svizzera, Germania, Paesi Scandinavi, Inghilterra, Irlanda). Un fenomeno che in fondo non è mai cessato, a parte il decennio dei ruggenti anni '80 e '90. Noi siamo il popolo che ha inventato il passaporto rosso, il documento del Regno d'Italia che dopo la Prima Guerra Mondiale veniva distribuito ai poveri per spingerli a espatriare e a cercare fortuna altrove. Per questo dovremmo guardare a chi viene in Italia in cerca di fortuna con un minimo comprensione e di coerenza morale. Il passaporto rosso è stato abolito nel 1928, ma noi ce lo portiamo dietro ancora nella storia.

Tra l’altro la prima regione per numero di emigranti, secondo il Rapporto Migrantes, è il Friuli Venezia Giulia, come se la ruota della storia avesse compiuto un giro e fosse ritornata esattamente da dove era partita. Va detto che gli emigranti di oggi sono molto cambiati rispetto ai nostri antenati e ai nostri nonni. Solo una percentuale minima se ne va per dire addio per sempre la sua terra come avveniva i primi del Novecento. La maggior parte, composta in media da giovani dai 20 ai 35 anni, desidera fare un’esperienza all’estero, per poi magari tornare con un bagaglio di conoscenze e ritrovare in Italia tempi migliori, come se svernasse da un punto di vista lavorativo da un’altra parte. Resta il fatto che siamo il Paese dalle mille contraddizioni: continuiamo a emigrare ma non vogliamo che gli immigrati vengano da noi a fare lavori che non vogliamo più fare.  

 
 
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