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sabato 23 ottobre 2021
 
l'indagine
 

Sos giovani: allarme (e interventi) della Caritas romana

16/01/2020  Presentata la ricerca curata da Mario Pollo. Non coltivano sogni, trascorrono ore sul web, si dichiarano atei: è quanto emerge dalla ricerca “Il futuro negato. Progetto e sogni di adolescenti e giovani" della capitale

Un grido disperato lanciato di fronte ad un test svolto nella diocesi del vescovo di Roma, papa Francesco, dal quale emerge un mondo giovanile “senza prospettive future, privo di certezze, timoroso di guardare al domani”. Ed ancora, “ragazzi e ragazze che non coltivano sogni, trascorrono ore sul web, soli, mentre non pochi tendono a dichiararsi atei e a non porsi domande sul senso religioso e sui valori divini...”. Sono i giovani che hanno risposto ad un sondaggio svolto dalla Caritas diocesana tra i quartieri sia del centro che della periferia della Capitale, facendo emergere un quadro a dir poco allarmante, perfettamente sintetizzato sin dal titolo della ricerca: “Il futuro negato. Progetti e sogni di adolescenti e giovani romani”, curata dal sociologo Mario Pollo, in collaborazione con l'Ufficio scuola ed il Servizio per la pastorale giovanile della diocesi. Il lavoro è stato presentato nella Cittadella della Carità di S.Giacinta a via Casilina Vecchia, con l'introduzione di don Benoni Ambarus, direttore della Caritas romana, e l'intervento di suor Alessandra Smerilli, docente di economia alla Pontificia Università “Auxilium”, nominata da papa Francesco consigliera dello Stato della Città del Vaticano.

Dalle risposte dei giovani – suddivisi in tre focus di età compresa tra i 16 ed i 28 anni – emerge “quasi una totale pericolosa mancanza di fiducia delle giovani generazioni in materia di possibilità di lavoro, crescita sociale, affermazione personale, stimoli” che – in estrema sintesi – suona come un severo atto di accusa “contro l'eterna cronica mancanza di adeguate politiche giovanili a Roma e nel resto del Paese...“.  Un vuoto legislativo nei confronti dei bisogni giovanili, di ieri e di oggi, che, denuncia il professor Pollo – docente emerito alla Univeristà Lumsa e alla Pontificia università Salesiana - “non può che incidere negativamente sulle prospettive di crescita e di affermazione sociale delle giovani generazioni”. Un male che – aggiunge il sociologo - “in una metropoli come Roma colpisce le fasce giovanili di tutta la città, ma con picchi di criticità avvertita sia al centro che in maniera crescente verso i quartieri delle periferie”.

"Questo studio ha esplorato come i ragazzi vivono il loro presente - ha poi commentato Mario Pollo a margine dell'incontro - quali proiezioni hanno per il futuro e che coscienza hanno del loro passato, delle loro radici e della loro memoria. Ma anche il rapporto che hanno con i social media, con la realta' urbana in cui vivono e con la dimensione religiosa, quindi un insieme molto complesso. Venendo al cuore della ricerca, che riguardava il tema del futuro, emerge una visione abbastanza opaca soprattutto per quei ragazzi che vivono situazioni di disagio sociale ed economico".

La ricerca – spiega il direttore della Caritas – è stata svolta attraverso “il coinvolgimento delle parrocchie, delle scuole primarie e secondarie, delle associazioni laiche e religiose” maggiormente attente al mondo giovanile, come l'Agesci, suddivise in 16 aree cittadine. “Una scelta operativa fatta per metterci in ascolto dei bisogni delle fasce sociali più giovani di Roma per cercare insieme a loro vie nuove di interventi mirati, di coinvolgimento e di condivisione...”, aggiunge don Benoni, secondo il quale “gli adulti sono i primi a non avere il brivido dei sogni”, perchè “non abbiamo una visione ampia, ma ci importa curare solo il giardino di oggi. Votiamo, per esempio, il politico di turno che promette di risolvere i problemi attuali, ma senza pensare al futuro”.

E i giovani non a caso ne sono le prime vittime. Come emerge dal sondaggio-Caritas dove la Roma dei giovani si presenta con una immagine “spaccata”, “traumatizzata”, “contrapposta”, con “gli adolescenti delle periferie che non riescono ad immaginare il loro futuro a medio o lungo termine, perchè – spiega il professor Pollo – vittime di una opacità fatta di poca fiducia in sé stessi, di scarsa propensione al sacrificio e, soprattutto, di una immagine negativa del lavoro visto prevalentemente come routine, fonte di noia, scarsa gratificazione...contrariamente ai giovani dei quartieri centrali che, pur non nascondendo ansie e timori, in linea di massima hanno già ben definito il loro futuro professionale”.

Suor Alessandra Smerilli chiama direttamente in causa gli adulti che, ammonisce la religiosa, “sul ruolo educativo dei giovani non devono salire in cattedra, ma sono chiamati necessariamente a camminare accanto alle nuove generazioni, devono operare un ascolto senza giudizio e soprattutto chiedersi se adattare i giovani alle esigenze della comunità o se non sia più utile il contrario, per dare ossigeno e speranza alle stesse comunità. ”La peculiarita' di questo tempo – per il sociologo Pollo - e' che siamo stati illusi che i nuovi mezzi e i nuovi strumenti ci avrebbero emancipato. Per riprendere il discorso di don Milani, pur essendo la scuola per tutti non e' realmente poi fruita da tutti allo stesso modo, quindi occorre pensare anche a percorsi formativi delle nuove generazioni partendo dalle reali condizioni in cui loro vivono. Ci sono molti studiosi che hanno elaborato la concezione che oggi i percorsi di crescita dovrebbero essere piu' individualizzati e non piu' legati alla classe sociale, alle appartenenze geografiche o etniche, ma legati semplicemente alla capacita' di utilizzare le risorse che sono a disposizione e quindi di autoprogettarti e autocostruirti. Ora questo teoricamente dovrebbe essere il presente, ma purtroppo la realta' dimostra che non e' cosi' vero, perche' la disponibilita' di risorse e' comunque solo teorica e non e' realmente pratica, per cui chi vive in certe situazioni urbane, sociali, familiari ed economiche di svantaggio non riesce a utilizzare le risorse nello stesso modo in cui le utilizza chi vive in ambienti socialmente privilegiati. E purtroppo c'e' il fatto che molti, proprio perche' pensano che oggi tutti abbiano le stesse chance, non lavorano piu' per cercare di ridurre gli svantaggi che sono presenti e danno per scontato che tutti possano in qualche modo riuscire. Questo non e' corretto – avverte Pollo in conclusione - perche' lo svantaggio esiste". Da qui, l'appello della Caritas rivolto alle istituzioni cittadine, al Campidoglio e al governo nazionale per un urgente piano di intervento che miri a sanare le “ferite” che traumatizzano le giovani generazioni. Ma non solo a Roma.  

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