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martedì 30 novembre 2021
 
 

«Sospendere la nutrizione è eticamente sbagliato»

26/06/2014  «Se l’idratazione e la nutrizione non stanno causando al paziente dolori, infezioni particolari e, in generale, danni maggiori dei benefici è davvero molto difficile sostenere l’eticità della loro interruzione». Così il professore Antonio Spagnolo, docente e direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta così il caso Lambert

«Se l’idratazione e la nutrizione non stanno causando al paziente dolori, infezioni particolari e, in generale, danni maggiori dei benefici è davvero molto difficile sostenere l’eticità della loro interruzione».  Il professore Antonio Spagnolo, docente e direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta così il caso di Vincent Lambert che sta spaccando in due la Francia ed è arrivato sul tavolo della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Spagnolo, però, fa prima una premessa: «Bisognerebbe conoscere molto bene il quadro clinico del paziente e questo, dall’esterno, è quasi impossibile».

Professore, il Consiglio di Stato francese ha autorizzato di staccare la spina tenendo conto, ha spiegato, della volontà del paziente che prima dell’incidente avrebbe detto di non voler essere tenuto artificialmente in vita.
«Tutto sommato è come il caso Englaro. Anche in quel caso ci fu una sentenza che teneva conto della volontà di Eluana. Attenzione, però. Stabilire la volontà pregressa del paziente è sempre problematico. Se anche questa persona l’avesse detto in tempi e circostanze remote, sono comunque volontà riferite da altri, in questo caso dalla moglie».

Come se ne esce, allora?

«Partendo dal rispetto della persona, dalla valutazione del quadro clinico e della condizione concreta in cui si trova: quanto è gravosa, l’evoluzione della malattia, eventuali peggioramenti».

Una legge sul testamento biologico risolverebbe il problema?
«Non credo, lo pensano anche molti cattolici ma non è così. Una legge, di per sé, non può definire la condizione di un singolo paziente e può cadere nell’estremo opposto stabilendo, ad esempio, che la nutrizione non si sospende mai e in nessun caso. Questo è l’altro estremo da evitare perché quando le cure non sono più idonee e proporzionate l’accanimento terapeutico fine a se stesso non va bene. Sulle dichiarazioni di volontà del paziente andrei molto cauto. Mi chiedo: di che volontà si tratta? Scritte, riferite ad amici o parenti? E quanto tempo fa? E in quale contesto? Ripeto: ci sono una serie di elementi che è difficile che la legge possa definire nel dettaglio. La legge, per definizione, è poco mobile. È importante, invece, che ogni decisione avvenga all’interno della relazione medico-paziente-famiglia valutando il bene migliore per la persona in quel dato momento».

La moglie di Vincent Lambert sostiene che è il momento di lasciarlo andare proprio basandosi sulla volontà.
«La sola volontà espressa dalla moglie non rappresenta un elemento indicativo per il medico il quale deve anzitutto valutare il migliore interesse del paziente».

 I giudici del Consiglio di Stato che hanno autorizzato la sospensione parlano di «perdita irreversibile della coscienza».
«Sullo stato vegetativo oggi ci sono diversi dati clinici anche recenti  che evidenziano come con i normali criteri di stimolo il cervello non è reattivo, mentre applicando particolari stimolazioni si attivano alcune aree cerebrali. Sono stati fatti questi tentativi sul paziente francese? Quando si esprime un giudizio dall’esterno, senza conoscere il quadro clinico del paziente, occorre tenere conto di tutti questi elementi. In linea generale, però, è giusto non sospendere l’idratazione e la nutrizione  se questa non rappresenta un aggravio delle condizioni generali del paziente stesso»    

 
 
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