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martedì 11 agosto 2020
 
 

Sad: non solo aiuti economici

05/03/2013  Il mondo del Sostegno a distanza chiede visibilità. Sono più di un milione e mezzo gli italiani che donano ogni anno circa 300 euro per aiutare una situazione di povertà.

Il mondo del sostegno a distanza chiede riconoscimento. Oltre un milione e mezzo di italiani, che ogni mese destinano in media 300 euro a favore di progetti di cooperazione allo sviluppo, sono la dimostrazione che la crisi non ha piegato la solidarietà e che il “capitale sociale” costruito da questa forma di donazione deve essere valorizzato.

E’ questo il grande tema in gioco nell’ambito del Forum nazionale del Sostegno a Distanza, in agenda a Napoli l’1 e 2 marzo: «Il Sad deve diventare co-attore di una nuova cooperazione tra i popoli», conferma Vincenzo Curatola, presidente dell’organismo che riunisce oltre 90 associazioni impegnate nel settore. Al centro del dibattito c’è la legge sulla cooperazione, la 49 del 1987: «Troppo datata, ormai incapace di tenere il passo con il contesto internazionale, con gli obblighi italiani in campo di aiuti allo sviluppo, con l’emergere di nuovi protagonisti della cooperazione».

E quali sono, questi protagonisti? «Il sostegno a distanza, ma anche il commercio equo, il turismo responsabile, il microcredito, i progetti di legalità internazionale», prosegue Curatola. «Tutte queste nuove forme di cooperazione non sono riconosciute a livello legislativo e spesso purtroppo anche a livello sociale e culturale sono considerate azioni di natura privata.

In realtà, come dice il professor Stefano Zamagni, che è anche il nostro presidente onorario, tutte queste realtà vanno a costituire un “capitale sociale” rappresentato da aiuti economici ma anche relazioni, conoscenza, sensibilizzazione, condivisione dei problemi. Tutto questo prezioso lavoro incide e previene le cause della povertà e delle guerre nel mondo, lo fa superando le situazioni di emergenza, rimane anche quando le telecamere si sono spente, stringe scambi e alleanze tra popoli».

Di questo e di molto altro si parlerà nel corso del Forum (tutto il programma su www.forumsad.it), ripartendo anche dall’appello che, insieme al coordinamento La Gabbianella, è stato proposto ai candidati al Parlamento. «L’appello per non dimenticare la solidarietà», spiega Curatola, «Mira a sensibilizzare i nuovi parlamentari su importanti obiettivi da raggiungere nella nuova Legislatura: oltre a una nuova legge sulla cooperazione, anche il superamento del primato del ministero degli Esteri sul settore della cooperazione. Serve la costituzione, all’interno del Governo, di un Comitato inter-istituzionale per la cooperazione allo sviluppo, strumento permanente di partecipazione, concertazione e proposta composto dai rappresentanti dei Ministeri coinvolti, delle regioni e province autonome, degli enti locali e delle reti di organizzazioni della società civile».

Nonostante la crisi economica sono più di 1.500.000 gli italiani che, con tenacia e sacrifici, si mantengono solidali nei confronti di bambini, famiglie e comunità in situazione di povertà in tante parti del mondo. Attraverso il sostegno a distanza destinano loro in modo continuativo un contributo che si aggira intorno a 300-350,00 euro annuali. Si tratta di una cifra che a livello nazionale corrisponde a 500 milioni di euro di donazioni private l’anno (una cifra enorme, se si tiene conto che il tetto delle donazioni al 5 per mille del 2012 è stato pari a 400 milioni di euro).

Si calcola che siano circa un migliaio, in Italia, le Organizzazioni formali e informali, in maggioranza di volontariato, laiche e cattoliche, che mettono in pratica la generosità e si prodigano contro le povertà, per combatterne le cause. Secondo l’analisi statistica dell’Agenzia del Terzo Settore - che prima dell’infausta chiusura aveva creato un elenco Sad in cui si erano registrate 111 organizzazioni - le risorse vengono destinate a progetti:

42% in Africa
24% Asia
21% America Latina Sud est asiatico
7% 2% medio Oriente
2% Est Europa
2% non dichiarato

E’ alta la concentrazione di progetti di sostegno a distanza in India, Brasile, Mozambico. Gli italiani scelgono di aiutare soprattutto bambini (68%), poi giovani (2,6%), infine altre forme (mamme e bambini, comunità, ecc).  Per mettere in rete le esperienze e aumentare la cultura del Sad in Italia, il Forum Sad ha creato la “card del sostenitore a distanza”, tessera già distribuita con successo a Roma e in altre città a tutti i sostenitori che hanno un Sad attivo da almeno tre anni. Non una semplice tessera-sconti, ma un elemento di condivisione tra benefattori e sponsor etici (hanno aderito negozi del commercio equo, musei, librerie, botteghe del biologico) per condividere scelte di consumo e di vita all’insegna della solidarietà.

Nel corso del Forum la “card del sostenitore” è stata distribuita anche a Napoli e, entro il 2013, e sarà data a 100mila donatori in tutta Italia.

«Non vedo perché dobbiamo impegnarci per aiutare altri bambini e famiglie in Africa, in Asia o in America Latina e poi ignorarli quando arrivano in Italia. Il Sad è la risposta a un bisogno, e se il bisogno è qui…». Alessandro Centanni è un volontario dell’associazione La piccola famiglia onlus, una realtà del riminese che ha progetti di sostegno a distanza attivi in diversi paesi del mondo ma anche, da qualche tempo, in Italia. «Nel nostro territorio è presente una forte presenza di immigrati cinesi», spiega Alessandro.

«Vivono una condizione di estrema difficoltà d’integrazione: i genitori non parlano l’italiano e si appoggiano ai propri figli per la mediazione con la realtà italiana. I bambini, a loro volta, parlano quasi solo l’italiano oppure quasi solo il cinese, a seconda che siano nati in Italia o in Cina. Si trovano molto soli, perché i genitori lavorano anche 15-18 ore al giorno e non hanno tempo di seguirli in nessun momento della vita domestica o scolastica».

Per sostenerli, a Savignano sul Rubicone è aperto da anni un Centro Italia Cina, che l’associazione ha recentemente “raddoppiato” anche a Rimini. «Ma è proprio sulle attività di doposcuola, ricreazione e cultura che stiamo gestendo a Savignano, con una quarantina di bambini dai 6 ai 17 anni, che abbiamo attivato una decina di sostegni a distanza». Una proposta non facile: «Sapevamo che sarebbe stato faticoso spiegare alle persone la necessità di attivare dei Sad in Italia, ma perché no? Se si cancella il concetto di distanza chilometrica per spostarlo su una distanza “sociale” e si lavora per accorciare questa distanza, credo che il Sad svolga esattamente la funzione per cui è nato. Inoltre, nell’ambito di questo progetto è più facile per un sostenitore, mantenendo la privacy dei bambini, passare a visitarci, vedere quello che facciamo e magari scoprire che diventare volontari e aiutare anche in altri modi è più facile di quello che sembra. La nuova frontiera del Sad è qui da noi!».

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