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Padre Spadaro: "Mattarella fondato sul Concilio"

03/02/2015  Il direttore di Civiltà cattolica prova a spiegare il Mattarella cattolico, le similitudini con papa Bergoglio e le radici di una cultura che darà nuova linfa al Paese.

«Il suo non è un ritorno al passato, non è una vecchia classe dirigente che ritorna. Sergio Mattarella è erede di una tradizione, ma è una tradizione che è in grado di portare elementi di grande novità e anche di discontinuità nella percezione del vissuto dei cattolici presenti in politica in Italia». Padre Antonio Spadaro, Martinazzoli direbbe che è il seme di una storia che torna a germogliare. Un seme antico, ma che dà sempre frutti nuovi.
«Certamente si può dire così. Lui è l’erede di questa tradizione di cattolicesimo democratico e la incarna nel nostro contesto storico: non è un ideologo. Lo ha detto esplicitamente, del resto: non è detto che il passato sia migliore del presente. E poi dobbiamo considerare il fatto che comunque nel recente passato, nel corso della cosiddetta "seconda Repubblica", Mattarella ha avuto un ruolo politico non di primo piano e lo ha giocato con discrezione: questo oggi gli dà freschezza».
Che tipo di cattolico è Mattarella?
«Un cattolico che sente la politica come vocazione. Quindi non un politico cattolico, ma un cattolico che sposa la politica che da lui è stata avvertita come un’urgenza fisica. Dobbiamo ricordare che il suo ingresso in politica è avvenuto a seguito della morte del fratello, da questa ferita nella carne. E quindi spinto dall’atteggiamento di Piersanti – di cambiamento e di rottura rispetto a una democrazia cristiana collusa con la mafia - Sergio Mattarella prosegue il cammino di impegno contro la corruzione. Questi sono due punti importanti. Il primo: è un politico divenuto tale, verrebbe da dire, al di là delle sue previsioni e della sua naturale inclinazione, per necessità "morale". Il secondo: il suo ingesso in politica è stato motivato da un bisogno di onestà e di lotta alla corruzione. Penso che si capisca bene che tipo di cattolico sia Mattarella riguardando un video con una sua intervista al Movimento studenti dei giovani di Azione Cattolica che ho voluto subito condividere su twitter. In questo video emerge la sua formazione remota, dai tempi del liceo e dell’università. Essa è avvenuta pienamente negli anni del Concilio, estremamente significativi per la Chiesa. Nel video lui parla degli anni del Concilio come anni di "entusiasmo, di speranza e di innovazione". Tre parole che per me sono paradigmatiche in questo momento. Soprattutto la speranza».
Quali sono i tratti di somiglianza con papa Bergoglio?
«Parlare di Concilio significa parlare di fede che abbraccia la storia. Mattarella ha fatto tesoro di questo il legame con la storia. Lui ricorda gli anni di formazione come un tempo di sogni e di ideali. Mi colpisce però che parlando di questi ideali afferma che essi erano radicati in un impegno fondato nella storia del Paese. Quindi il suo non è un impegno utopico-ideologico, ma è fatto di sogni e di ideali che sono fondati e radicati nella storia. Questa è esattamente la concezione dell’utopia non ideologica che molte volte papa Francesco ha espresso. Lo ha detto in modo molto forte ai giovani in Brasile dicendo che senza utopia un giovane non è veramente giovane. E che tuttavia l’utopia non è quella che un certo utopismo ideologico ci ha fatto conoscere, ma è quella spinta ideale che si fonda su valori che si incarnano nella storia. C’è un rapporto positivo con la storia, dunque, che poi – lo ripeto – è uno dei fulcri del Concilio. Quello tra fede e storia è un rapporto che vede la fede abbracciare la storia e riconoscere il Signore che agisce nella storia stessa».
Lei ha detto che quello di Mattarella non è un cristianesimo muscolare. In che senso?
«Nel senso che non è ostentativo o impositivo. È un cristianesimo che vive a disagio il conflitto laici-cattolici. Invece concepisce un impegno in politica come perseguimento del bene comune su una base laica. Anche questo è un punto forte di convergenza con Bergoglio. La laicità dello Stato fa sì che tutte le forze vive di una società possano convergere nella costruzione del bene comune. Tra queste ci devono essere i credenti. Quindi non c’è tanto la chiamata a raccolta di politici cattolici, ma la volontà che la fede permetta di lavorare insieme agli altri verso il bene comune».
Cos’altro lo unisce a Francesco?
«Certamente la fiducia nel dialogo. Vivendo l’esperienza del Concilio lui viene colpito da alcune cose, una di queste è l’universalità della Chiesa. Perché nell’universalità vede la convergenza di differenze che però vengono vissute all’interno di un quadro comune. La sua formazione in Azione cattolica, con i gesuiti, con i rosminiani, con la pro civitate cristiana, gli anni del Concilio, lo spingono a riflettere. Sempre in quel video che citavo lui afferma che studiare insieme, vivere insieme ad altri lo ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese di chi gli stava accanto. Se si cresce, lui dice, si cresce insieme. Parole praticamente identiche sono state usate varie volte da papa Francesco. Questa visione del dialogo intesa come incontro e ascolto dell’altro è un valore che lui ha vissuto concretamente in quegli anni di formazione. È una visione che ha la sua radice remota proprio nell'esperienza del Concilio: l'esperienza che questa universalità della Chiesa si declinava all’interno di un incontro di diversità».
E poi anche lo stile di sobrietà.
«Certamente ci sono questi dettagli che per adesso sono degli elementi esteriori che però fanno molto riflettere. C’è una sobrietà nei gesti, nelle dichiarazioni e nello stile di vita. In questo senso si vede che la sobrietà non è solo un elemento esteriore, ma dice un vissuto profondo. Notiamo pure che sia Mattarella sia Bergoglio non erano "mediatici": il loro profilo è stato sempre basso».
Un cattolico laico e libero?
«Mi colpisce nelle parole di Mattarella il suo ricordare che, all’interno di un quadro di riferimento condiviso, abbia tenuto spazi di ricerca personale per costruire i propri itinerari. Mattarella ha fatto riferimento insieme a Epitteto e al Vangelo ricordando la frase del filosofo che dice “la cultura vi farà liberi” e quella delle Scritture “La verità vi farà liberi”. La cultura e il Vangelo, dunque, sono convergenti nell’obiettivo di rendere la persona libera. Mattarella viene da una cultura per la quale il Vangelo è un messaggio che libera, cioè che porta l'uomo alla sua statura più alta. E, alla luce di questo, lui legge anche il valore della cultura che, come valore spirituale, libera la persona e la aiuta a crescere e a trovare la propria strada».

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