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venerdì 05 marzo 2021
 
spagna
 

L'arresto del rapper Pablo Hasél riaccende il dibattito sulla libertà di espressione

19/02/2021  A Barcellona, Madrid e altre città spagnole si sono svolte manifestazioni di protesta che in alcuni casi sono sfociate in violenza. A difendere l'artista catalano molte organizzazioni come Amnesty International e personaggi del mondo dello spettacolo secondo i quali il cantante sarebbe stato arrestato per un reato di opinione

(Foto Reuters: manifestazione in favore di Pablo Hasél a Barcellona)

Accusato di "aver esaltato il terorismo" e "aver insultato la Corona e le istituzioni dello Stato" in alcuni testi delle sue canzoni e nei suoi tweet. L'arresto del rapper catalano 32enne Pablo Hasél (il cui vero nome è Pablo Rivadulla Durò) infiamma la Spagna e riaccende il dibattito su quanto la libertà di espressione sia garantita in Spagna. A Barcellona, Madrid, Valencia e in altre città del Paese, soprattutto in Catalogna - dove domenica scorsa è stato eletto il nuovo Parlamento, con la conferma delle forze indipendentiste - tantissimi cittadini sono scesi per le strade per protestare contro l'arresto, sfidando i divieti e le restrizioni per la pandemia. In certi casi le manifestazioni sono sfociate in atti vandalici, come l'attacco notturno della sede a Barcellona del quotidiano catalano El Periódico de Catalunya.

Tanti artisti e personaggi del mondo dello spettacolo si sono schierati dalla parte di Hasél, sostenendo che il cantante di fatto sia stato arrestato per un reato di opinione. Anche Amnesty International ha preso posizione a difesa del rapper, con le parole di Esteban Beltrán, direttore della Ong in Spagna: «Nessuno dovrebbe essere sottoposto a procedimento penale per essersi espresso sui social media o per aver cantato qualcosa che può essere disgutoso o scioccante. Espressioni che non incitano chiaramente e direttamente alla violenza non possono essere criminalizzate. L'arresto di Pablo Hasél è una restrizione eccessiva e sproporzionata alla sua libertà di espressione». Tuttavia, aggiunge Beltran, non è l'unico caso. «Molti altri artisti, giornalisti o attivisti hanno ricevuto pesanti multe o lunghi periodi esclusione dal settore pubblico- E una intangibile ma triste conseguenza per la nostra società: l'autocensura per paura della repressione».

Ad essere messa sotto accusa è la Ley Ley Orgánica de Seguridad Ciudadana (Legge organica di sicurezza della cittadinanza), nota come Ley mordaza (legge bavaglio), approvata ed entrata in vigore nel 2015, e fortemente avversata da numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali (tra le quali Amnesty International e Greenpeace), associazioni di giornalisti e della società civile perché, con la giustificazione della sicurezza, la legge di fatto limiterebbe fortemente le libertà di espressione, di riunione pacifica, di manifestazione, di informazione. In cinque anni di applicazione (fino al 2020), riportano le organizzazioni, le multe inflitte sulla base di questa legge sono state due milioni. Secondo i critici, la Ley mordaza è stata particolarmente applicata in due periodi: quello del referendum per l'autodeterminazione della Catalogna nel 2017 e quello della crisi sanitaria per la pandemia del Covid-19.

Le organizzazioni chiedono anche una riforma urgente del Codice penale. In base all'articolo 578 vengono puniti i reati di "apologia del terrorismo" e di "umiliazione delle vittime del terrorismo e dei loro familiari". Ma, ha spiegato Amnesty International nel 2018, queste definizioni di reato sono troppo vaghe e generiche. Il numero delle persone messe sotto accusa in base a questo articolo sono passate da 3 del 2011 a 39 nel 2017 e quasi 70 persone sono state arrestate soltanto negli ultimi due anni (2016-2018).

Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ieri ha rotto il silenzio sulla questione di Pablo Hasél. «In una democrazia piena risulta inammissibile l'uso di qualunque tipo di violenza», ha dichiarato riferendosi alle proteste. «La violenza non è una libertà, è un attacco alle libertà degli altri». Ha poi riconosciuto - come riporta il quotidiana catalano La Vanguardia, che «la democrazia spagnola ha un compito pendente», ovvero, «ampliare e migliorare la protezione della libertà di espressione», riconoscendo che «nella società spagnola esiste un ampio consenso a una migliore difesa della libertà dui di espressione, in linea con le norme che esistono in altri Paesi europei».

 
 
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