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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

Amo Totti, ma il tempo passa, la Roma resta.

22/02/2016  Romanista/2, Maurizio Turrioni: "Amo Totti e ciò che rappresenta, per questo non deve sporcare la sua immagine alla fine".

Allora, stai dalla parte di Totti oppure con Spalletti ? La domanda, scomoda, scottante come più non si potrebbe, echeggia implacabile nelle telefonate degli amici di fede romanista. E anche se da anni vivo e lavoro lontano dalla città eterna “vedo” i capannelli di tifosi che discutono nei bar, per le strade di Testaccio, davanti ai cancelli di Trigoria. E “sento” le radio private che tranciano l’etere, a qualsiasi ora, aprendo i microfoni a semplici tifosi o a veri esegeti del pallone.

Perché in nessuna città si mastica ogni giorno calcio come a Roma, sia che si tratti della sponda giallorossa che di quella biancoceleste. La crisi cittadina, il sindaco che non c’è, la sporcizia che invece non manca mai, gli ingorghi di pullman per il giubileo, il traffico inestricabile: tutto dimenticato. Il vero problema è: stai con Totti o con Spalletti?       

Dall’altro capo del telefono (fisso non cellulare perché di cose serie si ragiona con calma), la questione mi viene di nuovo sbattuta in faccia. Provo ad argomentare. Be', Totti è Totti, non si discute. Ci sono i numeri: 749 partite giocate sempre con la maglia della Roma, 300 gol segnati in carriera, esordio in serie A quando aveva appena 16 anni come tutti i grandi campioni predestinati (Pelè, Rivera o Pirlo, tanto per capirci). C’è poi una faccenda che riguarda la classe cristallina: chi non rammenta il “cucchiaio” con cui irrise il portiere olandese Van der Sar agli Europei del 2000? E il rigore decisivo contro l’Australia nel 2006, che spianò la strada verso il quarto titolo mondiale dell’Italia? E le innumerevoli aperture di prima, i gol di finezza, quelli di potenza, le sberle rifilate nei derby ai cugini della Lazio, “purgati” per ben 11 volte con reti spesso bellissime?

Ma quella vera è una questione di fede: Totti è l’ultima delle grandi bandiere. Il campione che ha rifiutato il Real Madrid per non tradire la sua Roma ma anche il fuoriclasse che ci ha sempre messo la faccia nei momenti difficili (e ce ne sono stati) per la squadra e per la società. C’è di più: è un fuoriclasse buono, di quelli che fanno davvero del bene, che ha messo tante volte immagine e soldi al servizio di chi ha bisogno senza fare cagnara, con pudica discrezione (vedi l’impegno per l’ospedale pediatrico Bambino Gesù). Insomma, sempre e comunque col nostro Capitano! Ancora rido ripensando a quel tifoso che, l’indomani dell’ennesima prodezza di Totti, mi apostrofò dicendo: “A tutti quelli che dicono che è vecchio, che è la rovina della Roma, che ha fatto caccià via tutti gli attaccanti forti venuti a Roma, che non corre, che ha fatto er tempo suo: sputateve in mano e pijateve a schiaffi!”.       

Eppure. . .Eppure, come si fa a dar torto a Spalletti che, in poche settimane, è riuscito a riprendere saldamente in mano il timone di una barca giallorossa che fino a poco tempo fa beccheggiava paurosamente? Come dimenticare che qualche settimana fa la squadra scendeva in campo in preda a trance confusionale e che invece ora, con Spalletti, è tornata alle geometrie di gioco e alle vittorie? Il tecnico toscano, quando andò via alla fine di un ciclo, lasciò rimpianti a Roma: sua la squadra più bella dopo il terzo scudetto firmato Capello, suo il record delle dieci vittorie consecutive, sue le rincorse scudetto più belle e sfortunate. Dopo aver vinto (tanto) con le Zenith San Pietroburgo, i romanisti l’hanno rivoluto a furor di popolo. E mo’ che famo: je damo addosso perché tiene in panchina Totti? Er Pupone ormai va per i quaranta. Quarcuno je lo dovrà pure fa’ capì che er tempo passa. Eh sì, il tempo passa ma la Roma resta. So’ passati i tempi der “fornaretto”Amadei, di “piedone” Manfredini, dell’eroico Losi, di “kawasaki” Rocca, der “divino” Falcao. Per non parlare di Pruzzo, Conti o del sempre rimpianto Di Bartolomei.

Totti è il più grande di tutti, proprio per questo però non deve macchiare la sua immagine alla fine. Onusto di gloria, di complimenti, di denaro, con una splendida famiglia (la moglie Ilary gli darà presto il terzo figlio). Cosa chiedere di più? Non deve neppure emigrare per tramontare lontano, come ha scelto di fare Del Piero. Meglio dar un taglio netto e appendere gli scarpini al chiodo. Non subito, certo: a fine stagione. Magari salutando con un gol dei suoi. Ecco, l’ho detto. Ma all’altro capo del telefono non c’è più nessuno. Scomunicato come eretico. Eppure, amo Totti e ciò che rappresenta. E sempre lo amerò. Mi viene in soccorso un altro amico: “Vabbè, mamma a papà se separano. Anzi, non va bene ma è così”, questa la parabola consolatrice. “Ma me spieghi perché devo sceje se sta con l’uno o con l’altra? Io continuo a volé bene a tutti e due”.                                                                      

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