logo san paolo
martedì 16 agosto 2022
 
Legge di bilancio
 

Promuovere la famiglia? Speravamo in ben altro “cambiamento"

14/01/2019  Rispetto al "tema famiglia" il bilancio della finanziaria è deludente. C'è qualche attenzione in più ma manca una visione d'insieme. Per sostenere le giovani coppie, i futuri genitori, i caregiver e per combattere la denatalità, ci vogliono interventi a lungo termine

La Legge di Bilancio appena approvata può essere considerata come il vero e proprio “esame finale” del Governo uscito dalle urne, la verifica e il bando di prova della sua reale “diversità”, di quanto sia vero che questo fosse finalmente il “Governo del cambiamento”.  Non che i mesi precedenti non siano serviti per capire qualcosa: su alcuni temi erano emerse già alcune decisioni (la gestione dei migranti su tutte). Ma è con l’appuntamento di fine anno che si capisce davvero che faccia ha un Governo, nella legge in cui si decide “dove si mettono i soldi”. E soprattutto si capisce finalmente che idea di Paese ha chi “è nella stanza dei bottoni”,  perché decide le priorità, l’ordine di grandezza di ciascuna di esse, e soprattutto verso quale futuro ci si vuole orientare.

*Direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Fasmiglia)

A questo riguardo, rispetto alla “vertenza famiglia” il bilancio è complessivamente deludente. Non tanto perché sia stata totalmente dimenticata, qualche segnale di attenzione è pur presente. È mancato però,  al di là delle affermazioni di principio dei mesi precedenti (e della campagna elettorale), il coraggio di una visione d’insieme, che avrebbe chiesto un disegno unitario, un deciso investimento di risorse, e soprattutto  scelte strutturali. Del resto già altri osservatori “neutrali” hanno esplicitato questo giudizio, sia nel mondo della ricerca che da parte dell’associazionismo familiare.

 

Per farla breve: le famiglie – e soprattutto i giovani che vogliono fare famiglia – hanno bisogno di una società in cui fare famiglia e avere figli siano dei valori forti, saldamente ed esplicitamente sostenuti, con interventi di lungo periodo e con modifiche strutturali e organiche degli interventi pubblici. Invece in questa legge di Bilancio sulla famiglia “la montagna ha partorito un topolino”; interventi spezzettati, con orizzonte temporale limitato ai due/tre anni nelle migliori opzioni, con ordini di grandezza che non corrispondono ai reali carichi delle famiglie (economici, lavorativi, di cura…).  Quasi tutti interventi giusti (ma “piccoli”), come l’aumento dei giorni di congedo genitoriale riservati ai padri, o un ulteriore finanziamento per la legge sui caregiver - a parte l’assurda “concessione” per le donne di poter lavorare fino all’ultimo dei nove mesi di gravidanza, anziché conservare, più prudentemente, l’ultimo mese di attesa del parto come “scudo” per il benessere del bambino e della futura madre. Però, in ultima analisi, si propone per l’ennesima volta uno “spezzatino” di microinterventi, anziché un disegno organico.

 

I movimenti e i partiti politici di Lega e Cinque Stelle a questo punto, su questo tema, devono assumersi la propria responsabilità: il “governo del cambiamento”, sulle politiche familiari, ha dato cattiva prova di sé, come del resto è confermato da un tema analogo, la pessima gestione dell’IRES per gli enti di terzo settore: misura inutilmente vessatoria, idealmente contraddittoria, che politicamente ha generato un danno ben superiore ai relativamente piccoli vantaggi per le casse dello Stato, e su cui si sta velocemente ponendo riparo (per fortuna!).

La “vertenza famiglia”  rimane quindi ancora “DA FARE” (altro che “FATTO!”…), nella lista delle priorità del Governo e dei vari Ministri. E sulla capacità di rilanciare un disegno organico di politiche familiari nei prossimi mesi il Governo ha ancora tanto spazio di miglioramento; si può fare, si deve fare.

 

Però, non si può rinunciare ad un’ultima riflessione, in merito: questo Governo ha avuto poco più di metà anno per documentare nei fatti come voleva gestire il sostegno alla famiglia: ma nei vent’anni precedenti dov’erano e cosa hanno fatto, per le politiche familiari, tutti gli altri Governi e tutti gli altri partiti (con rarissime eccezioni), compresi quelli che siedono oggi in Parlamento,  sui banchi dell’opposizione?

Diciamocela tutta: sempre la famiglia è rimasta “orfana” di un’attenzione concreta della politica, e anche questa legge di bilancio - e questi partiti - non fa eccezione – ma purtroppo in buona compagnia con i Governi precedenti. Nessuna diversità, in ogni caso. Forse bisognerà ripensare al modo in cui tutta la politica tutta guarda alle famiglie, ai loro progetti, ai loro bisogni e ai loro sogni, e anche al modo in cui la famiglia guarda alla politica: facendosi sentire di più, facendosi vedere di più, dando ancora più voce pubblica ai propri bisogni. Solo così la famiglia entrerà nell’agenda del Paese.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo