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domenica 28 novembre 2021
 
CEI
 

«Speriamo che Renzi ce la faccia»

24/03/2014  Nella prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco ribadisce che la crisi fa ancora paura. Dura posizione sulle polemiche relative all'ideologia del genere. Si attende una nota sulla scuola cattolica

La crisi economica continua a chiedere un prezzo altissimo, soprattutto ai giovani. Eppure la Cei spera che il nuovo Governo riesca a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo. Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto lunedì 24 marzo con questo auspicio i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale. Nella prolusione c’è anche un giudizio severo su come viene considerata la famiglia: «disprezzata sul piano culturale e maltratta sul piano politico».

Inoltre il cardinale Bagnasco lancia un appello ai genitori ad opporsi alla diffusione - nella scuola - della «lettura ideologica del genere», definita una«vera dittatura»,  dopo la diffusione dei tre volumetti “Educare alla diversità a scuola”, molto criticati da diverse associazioni cattoliche e dallo stesso Forum delle famiglie. Bagnasco propone una sorta di disobbedienza civile: «I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga».

Il presidente della Cei annuncia anche una nota sulla scuola cattolica «vero patrimonio del Paese» in vista dell'appuntamento del 10 maggio in piazza San Pietro con il Papa: nel documento si riaffermerà «il diritto a una scuola non ideologica e supina alle mode culturali" e "il sostegno concreto alla scuola cattolica» .

Sulla crisi il cardinale  ricorda che essa «chiede un prezzo altissimo al lavoro e all’occupazione»:  «In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine, fuori della porta del lavoro che dà dignità e futuro”. Nonostante ciò i giovani”mostrano una grande pazienza». Per uscire dalla crisi Bagnasco spiega che «è necessario incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore”, ma è pure “indispensabile sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia, semplificando anche le inutili e dannose burocrazie”.

Sul lavoro avverte che «il vecchio schema di dura contrapposizione è superato e rischia di danneggiare i più deboli». Del nuovo governo spiega che esso «con la partecipazione convinta e responsabile del Parlamento». Deve riuscire a «incidere su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo, in modo che l’economia e il lavoro creino non solo profitto, ma occupazione reale in Italia».

Nella prolusione il presidente dei vescovi sottolinea che alcuni problemi che si sono affacciati in queste settimane alla ribalta dell’attualità nazionale internazionale, dalla questione dell’obiezione di coscienza, che è finita il «banco europeo degli imputati», ai diritti dei bambini, minacciati dall’«aborto» e «dalla tragica possibilità dell’eutanasia». Bagnasco denuncia infine una «visione iperindividualista dei mali del mondo», un «individualismo scellerato» sia «all’interno delle famiglie», che «nell’economia, nella finanza e nella politica».

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