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mercoledì 04 agosto 2021
 
governo letta
 

Spingendo le riforme più in là

08/08/2013 

Se si dovessero giudicare i primi cento giorni di un governo sulla base dei rinvii, quello attuale sarebbe il migliore della Repubblica. Dall’Imu alla soppressione del ventilato aumento dell’Iva, dagli F-35 alle dismissioni, è un continuo spostare le decisioni più in là, tanto da suscitare l’appellativo sarcastico di “governo delle larghe attese”. Se poi guardiamo ai provvedimenti attuativi previsti dai vari decreti (dalla sanità al lavoro) come ha rilevato il Sole24 ore di mercoledì scorso, ne sono stati adottati 11 su 129 previsti.
Ma va anche detto che il premier Enrico Letta cammina da cento giorni sulle uova.

L’attuale compagine è probabilmente l’unica possibile in un quadro politico caratterizzato dall’imprevedibilità e dalla sostanziale inaffidabilità politica della coppia Grillo & Casaleggio , dalle fibrillazioni di un Centrodestra dominato dalla preoccupazione per la fine del suo leader e da un Centrosinistra smarrito e diviso, oltre che ossessionato dall’outsider Renzi. Un punto di equilibrio nel vuoto individuato dal Capo dello Stato, unica istituzione che ci garantisce dai pericoli del caos istituzionale e forse sociale. Per la natura stessa delle due forze che compongono l’esecutivo, uguali e contrarie, per il loro gioco di veti incrociati e per le loro storie così diverse, le loro provenienze culturali e ideologiche, non si sono ancora trovati accordi su temi e riforme cruciali come l’occupazione, la nuova legge elettorale, la famiglia, gli investimenti per la ripresa, gli sgravi fiscali (siamo il governo con la pressione più alta d’Europa, pari al 54 per cento) e in fondo anche su una lotta all’evasione efficace, senza scappatoie, e a “tolleranza zero” (il “caso Fassina” sulla cosiddetta evasione di sopravvivenza, ampiamente affrontato da Famiglia Cristiana, è sintomatico). 

Nel gioco dei veti incrociati resta lo spazio di qualche buon provvedimento, come i cinque miliardi di debiti delle Pubbliche amministrazioni pagati alle imprese o la nuova legge contro il femminicidio. Ma su tutto il resto e soprattutto sulle decisioni critiche, necessarie ma dolorose, si continua, per dirla con un bel verso del poeta Tonino Milite, a spingere la notte più in là. Ed è in fondo il cammino di questo governo che sogna un giorno non troppo lontano di agganciare una ripresa che ancora non si vede ma si percepisce, come quelle aurore che si diffondono tra lividi bagliori e schegge di luce, nel buio che precede l’alba.

 
 
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