logo san paolo
venerdì 12 agosto 2022
 
 
Credere

Spoleto-Norcia. Senza più chiese ma uniti per restare in queste terre

17/11/2016  Nella diocesi umbra martoriata dal sisma, l’Anno santo si conclude tra case e abbazie distrutte. Nonostante la paura e il freddo le popolazioni non vogliono abbandonare i loro paesi. E nelle parrocchie si prega san Ponziano, protettore contro i terremoti

Gli occhi si velano di tristezza. Monsignor Renato Boccardo osserva le macerie della pieve di San Salvatore lungo la strada di una delle valli dimenticate del terremoto che ha squassato l’Italia centrale. Si sale da Norcia verso Preci, strade di san Benedetto, tratturi di montagna con l’asfalto sfondato, alberi riversi e sassi che rotolano. Dell’antica badia non restano che pietre sbriciolate. Aveva due rosoni e un ciclo di affreschi che raccontavano la storia dei luoghi, storia sacra e storia civile che da queste parti si sono sempre intrecciate. Non c’è differenza tra le case e le chiese.

NESSUNA CHIESA AGIBILE

Spiega Boccardo: «È crollato il senso di comunità». Il bilancio dei danni al patrimonio culturale è pesantissimo. Dopo il terremoto di agosto la diocesi di Spoleto-Norcia contava 182 edifici sacri lesionati più o meno gravemente. A Norcia e nei paesi vicini non c’era una chiesa agibile.
Ma dopo la scossa del 30 ottobre tutte le chiese sono diventate ruderi, compresa la cattedrale di Norcia, Santa Maria Argentea, e la basilica di San Benedetto. L’abbazia di Sant’Eutizio, culla del monachesimo occidentale, perché san Benedetto trasse ispirazione per il suo ordine dai monaci siriaci che l’abitavano, è completamente sventrata, il campanile crollato, danni enormi a livello strutturale e artistico. Per vedere la ferita di Sant’Eutizio bisogna salire verso Aquaro, il piccolo paese dalla parte opposta della valle appeso al monte che lentamente scivola giù. La strada è una via crucis di massi rotolati e alberi strappati dalla radici. La forza del terremoto fa paura. La strada è interrotta dalle macerie delle case poco prima del paese. Solo a piedi sulla strada ballerina ci si può affacciare sulla memoria di Sant’Eutizio. Boccardo scavalca pietre. Vista da qui la distruzione fa ancora più male: «La gente è addolorata per la perdita della chiesa ancor più che delle case. E le rovine di questa abbazia, gioiello di fede e di storia, rischiano di spegnere la speranza».

PROTETTI DA SAN PONZIANO

  

Da due mesi il vescovo va su e giù per le sue valli, che qui sono un dedalo di strade e di paesi appesi ai monti. E ha deciso di schierare anche san Ponziano, martire del II secolo, che qui è invocato come protettore dai terremoti. Racconta Boccardo: «All’inizio del 1700, quando per venti anni l’Umbria centrale venne funestata da un terremoto infinito, la prima forte scossa si ebbe la sera della sua festa e a Spoleto non ci furono vittime. Secondo una tradizione una scossa di terremoto avrebbe accompagnato anche la sua decapitazione, ma lui poco prima avrebbe profetizzato: “Spoleto tremerà, ma non cadrà”. La gente è molto devota a san Ponziano e noi conosciamo la potenza della preghiera».
Così monsignor Boccardo ha deciso di chiudere l’Anno santo della misericordia nel duomo di Spoleto davanti alla reliquia di san Ponziano e ha disposto che a ogni celebrazione liturgica sul territorio della diocesi, anche nei giorni feriali, prima della benedizione finale si reciti la preghiera a san Ponziano: «Guarda questo popolo che si affida alla tua protezione; insegnaci a seguire Gesù, via, verità e vita; intercedi la pace e la prosperità per le nostre famiglie; proteggi i nostri giovani perché, come te, crescano forti e generosi sulla via del Vangelo; preservaci dal male dell’anima e del corpo; difendici dalle catastrofi naturali; ottieni per tutti la grazia e la benedizione di Dio».

VICINO ALLA GENTE

Il timore è che la gente vada via. Avverte Boccardo: «La popolazione è molto provata e bisogna aiutarla a superare la tentazione di sfollare, questi paesi non possono essere abbandonati». Lo ha ripetuto alla delegazione della Caritas italiana la scorsa settimana: «L’urgenza è dare risposte concrete a bisogni concreti. La gente è distrutta psicologicamente, sta arrivando il freddo ed è quindi urgente intervenire con strutture comunitarie, con il sostegno alle piccole imprese zootecniche e agricole. Tutto questo per dare delle certezze alle persone che amano questa terra e non vogliono lasciarla».
Per stare vicino alla popolazione la diocesi di Spoleto ha avviato anche una forma inedita di sostegno alla gente: alcuni parroci con i volontari della propria parrocchia saranno nelle zone terremotate a turno per una settimana per ascoltare, stemperare tensione, delusione e amarezza. Giorgio Pallucco, direttore della Caritas di Spoleto aggiunge: «Stare a fianco per cercare in tutti i modi di ridare dignità a queste persone lo si può fare solo se le aiutiamo qui, in punta di piedi e togliendoci i sandali perché entriamo nella terra santa della sofferenza». E il parroco di Sant’Eutizio conferma: «La gente si è organizzata da sola dando vita a una solidarietà straordinaria. Pochissimi hanno accettato di andare nelle strutture ricettive del Lago Trasimeno. Siamo gente di montagna in grado di affrontare un inverno in emergenza, aiutateci a non far morire le nostre montagne».

Foto di Alessia Giuliani/Ccp

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo