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«Ma a me lo spot della Chicco è piaciuto»

13/07/2018  Non sarà "politicamente corretto" ma in fondo è un messaggio in favore della vita. Dunque perché scandalizzarsi? (di Francesco Belletti)

Non si sa se ridere o piangere, davanti all’incredibile diluvio di reazioni sui social e sugli altri media per l’ironica pubblicità della Chicco, con il paradossale imperativo: “Fate figli!”.

Una prima cosa però si può dire: missione compiuta! Se obiettivo era far parlare di sé, “purché se ne parli”, certamente i creativi e l’azienda hanno colto nel senso: trend topic, su tanti social, migliaia di post, di faccine, di like…. E anche tanti moralisti che si stracciano le vesti, purtroppo.

Ricordiamoci poi che la pubblicità non parla alla testa, ma intercetta soprattutto la pancia delle persone, coglie un’emozione, intercetta un sentimento magari nascosto, un pregiudizio, uno stereotipo. E qui il tema si fa spinoso, perché dalle reazioni si capiscono tante cose. Per esempio: a me questa pubblicità nel complesso è piaciuta; di pelle, “di pancia”, anche se non amo molto i paradossi, anche se chi provoca in pubblicità non mi piace: così, a pelle… In effetti  sono molto appassionato al tema “bambini/natalità”, sono davvero convinto, “di testa e di pancia”, che l’arrivo di un bambino è sempre una buona notizia, è un dono smisurato, è la notizia di una speranza certa nel futuro…. Quindi mi è piaciuta: così come mi era piaciuta la pubblicità danese di un’agenzia di viaggio, che dava qualche anno fa lo stesso messaggio: “Fallo per la Danimarca”! In Danimarca ci hanno riso su: da noi, scandalo, grida di fascismo, accusa di essere offensiva per chi non può avere figli… 

Mentre non mi era piaciuta per niente la pubblicità del meteorite su mamma, papà, postini, parenti tutti…”, per vendere una merendina (ne avevo parlato, sempre su questo sito…)

Perché a me, “di pancia”, vedere una persona spazzata via fa soffrire, non mi piace. Bigotto? Privo di senso dell’umorismo? Mah, un po’ di sano realismo sarebbe utile per tutti.

A molti, tornando alla pubblicità Chicco, la pubblicità non è piaciuta, “a pelle”, ma ci hanno ricamato sopra un discorso “politicamente corretto” davvero imbarazzante. Per parte mia, l’unico commento “serioso” che mi sento di fare è: adesso capisco perché è difficile promuovere politiche a sostegno della natalità, nel nostro Paese, nonostante dati di realtà davvero schiaccianti sul crollo demografico e sul rischio “collasso sociale” per un Paese di vecchi. Nella pancia di troppe persone, “a pelle”, inserire i bambini nell’agenda politica è praticamente impossibile, perché valore di destra. Eppure, i “proletari” erano proprio coloro che avevano come unica ricchezza i propri figli: se gli impediamo di sperare anche in questo, quale ricchezza gli resterà?

Facciamo invece tesoro della grande lezione di Checco Zalone, che sul “politicamente scorretto”  ha svelato tanti stereotipi buonisti e antibuonisti: così, quando prende in giro i terroni, non sai mai se sta denunciando i vizi atavici dei meridionali o i razzismi più o meno nascosti dei settentrionali. E soprattutto ti costringe a pensare per quale di questi due stai ridendo. Qui sta il genio di un artista, qui sta la sfida a ciascuno di noi, anche davanti ad una pubblicità, sia che ci piaccia, sia che non ci piaccia.

LO SPOT CHICCO CHE HA FATTO DISCUTERE

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