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venerdì 18 settembre 2020
 
Il ricordo
 

Il massacro di Srebrenica. Non basta la memoria

11/07/2020  L'11 luglio di 25 anni fa l'uccisione di oltre ottomila persone. Ancora oggi si cerca di dare un volto e un nome a chi è stato seppellito nelel fosse comuni. Ma ricordare deve servire a non commettere più gli stessi errori. Ma l'export di armi continua e le guerre non sono affatto ripudiate...

Era l’11 luglio 1995. Il massacro di Srebrenica. Oltre 8.000 persone uccise e sepolte nelle fosse comuni. Ancora oggi, 25 anni dopo, si continuano a seppellire le persone dando un volto e un nome ai resti che ancora chiedono giustizia. È doveroso ricordare e non dimenticare. Soprattutto non dimenticare le vittime. Ho avuto modo di incontrare in questi anni alcuni famigliari delle vittime di Srebrenica. Sempre quando si guarda a una guerra bisogna partire dalle vittime. Come ha detto papa Francesco il 13 settembre 20014 a Redipuglia: «Qui e nell’altro cimitero ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il pianto, c’è il lutto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo le vittime di tutte le guerre».
Ricordare per non ripetere e per capire che simili tragedie non avvengono ‘per caso’.
Ci sono delle responsabilità, e ormai dopo 25 anni, volendo, si sanno. Ricordare e guardare anche alle guerre di oggi, partendo dalle vittime.
Perché se le guerre le fanno gli altri, è più facile condannarle. Se siamo coinvolti in qualche modo anche noi è più difficile averne notizia ed è più difficile condannarle: Afghanistan, Iraq... Yemen. Si, proprio lo Yemen questo sconosciuto... Migliaia di vittime civili in questi ultimi anni. Bombardamenti da parte dell’Arabia Saudita anche con bombe made in Italy.
Da tanto tempo lo denunciamo: bombe della RWM di Domusnovas, in Sardegna,  continuano a partire per Riyad.
Molti oggi faranno memoria del massacro di Srebrenica e avranno parole di condanna e di impegno perché certe cose non succedano più.
Poi però le scelte di guerra continuano a essere quelle più vincenti.
La politica non ha messo in agenda il ripudio della guerra. Anzi: l’export di armi aumenta, come testimonia anche l’inchiesta pubblicata sul numero in edicola di Famiglia cristiana.

 Le vittime contano sempre meno, e al primo posto ritornano gli interessi: delle aziende che producono, delle banche coinvolte, della politica sottomessa e di una coscienza che rischia di adeguarsi e rassegnarsi.
«Mentre il popolo soffre», affermava Papa Francesco  il 5 luglio 2016 nel messaggio alla Caritas Internazionale, «incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti, e alcuni dei paesi fornitori di queste armi sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?»..
Ricordare è doveroso, ma non basta.

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