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Stare nel mezzo, la filosofia di Casa della Carità

20/11/2014  È la filosofia della Casa della Carità e di don Virginio Colmegna. Stare nel mezzo" significa farsi carico dei problemi e spendersi per risolverli attraverso la sfida dell'accoglienza. Non problemi come altri, bensì quelli più difficili e scomodi. Credits copertina: Enrico Mascheroni

Nel giugno 2011 la facoltà di Scienze della formazione dell'Università Bicocca di Milano conferì a don Virginio Colmegna la laurea honoris causa in Scienze Pedagogiche. Titolo della lectio magistralis tenuta dal sacerdote fu: “La pedagogia dello stare nel mezzo”. Lo “Stare nel mezzo” acquisì quel giorno una sorta di fondamento scientifico. Fino ad allora era stato – ed è rimasto fino a oggi – il motto, il claim di ogni intervento della Casa della carità. “Stare nel mezzo" significa farsi carico dei problemi e spendersi per risolverli attraverso la sfida dell'accoglienza. Non problemi come altri, bensì quelli più difficili e scomodi. Come la questione rom. Per tre volte nel corso della sua storia, nel giugno 2005, nel dicembre 2006 e nel settembre 2007, la Casa della carità ha aperto le porte del proprio auditorium, dove solitamente si svolgono iniziative artistiche e culturali, per dare rifugio a famiglie rom sgomberate dai campi nomadi.

Un'accoglienza che, in tutti e tre i casi, portò con sé scontri con le istituzioni e polemiche politiche. Perché se nel 2005 la Casa della carità fu criticata da chi allora smantellava i campi senza preoccuparsi della fine che avrebbero fatto gli uomini, le donne e i bambini che lì vivevano, nel 2006 Colmegna e i suoi dovettero affrontare la triste vicenda di Opera. Successe che nel comune alle porte di Milano vennero incendiate le tende che avrebbero dovuto accogliere, provvisoriamente, decine di famiglie sgomberate da un campo. E la Casa della carità era lì, con i suoi operatori e i suoi volontari, ad assistere i rom e a iniziare con loro percorsi di inclusione sociale. Nel 2007, don Colmegna e il suo braccio destro di allora, don Massimo Mapelli, opposero un digiuno di solidarietà e un'ospitalità itinerante nelle parrocchie della città alle politiche comunali degli sgomberi senza alternative. Lo “Stare nel mezzo” tornò ad aprire l'auditorium per accogliere i profughi dell'emergenza Nordafrica (2011) e quelli in fuga dalla Siria (2014).

Ma la vicenda dove più di tutte la Casa della carità portò avanti il metodo dello “Stare nel mezzo” fu quella della chiusura, tra il 2009 e il 2011, del campo rom di via Triboniano, uno dei più grandi d'Italia. La Casa della carità aveva il compito, su mandato delle istituzioni, di accompagnare l'uscita positiva delle famiglie dal campo. Un obiettivo che, “stando nel mezzo”, e nonostante le difficoltà, venne comunque raggiunto.

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