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mercoledì 10 agosto 2022
 
 

Storia di Francesca, due figli e un impiego

26/03/2015  «Ai colloqui, quando arrivava il fatidico momento di spiegare che avevo prole, storcevano subito il naso»

Se passate dal McDonald’s della Stazione Termini di Roma, fermatevi alla cassa a salutare Francesca Baldino. Venerdì 13 marzo è stato infatti il suo primo giorno di lavoro: lei è una dei cinquanta neoassunti romani della multinazionale dell’hamburger da quando, a inizio mese, è entrata in vigore la nuova riforma del lavoro.

Il pensiero di Francesca, 35 anni, va subito ai suoi due bambini di 7 anni e di 14 mesi. Dice: «Il lavoro è un sospiro di sollievo per il loro futuro, con due figli le spese sono sempre tante». E poi c’è l’affitto: lei vive alla Prenestina con il marito, il fratello e la madre. «Tutti insieme, per risparmiare».

Anche il marito, che per ora fa solo qualche giornata in nero, spera in un contratto nel settore delle pompe funebri. Quando Francesca ha firmato il suo, le è sembrato di «volare sopra le nuvole». Non ne vedeva uno dal 2005, dopo un apprendistato di tre anni in una pizzeria «finito con un addio». Poi un lungo periodo di giornate in nero, extra nei fine settimana e sostituzioni per qualche mese, sempre come cameriera in bar o ristoranti. «Ma di contratti», dice con amarezza,non si arrivava neanche a parlarne».

In questi anni Francesca ne ha fatti di colloqui ma, alla notizia dei due figli, i selezionatori storcevano il naso. Il contratto di 18 ore part-time a tempo indeterminato le va benissimo. «Se non ci fossero state le nuove regole sul lavoro», spiegano dalla catena di fast food,«con Francesca avremmo stipulato un contratto a tempo determinato, eventualmente tramutabile poi in tempo indeterminato».
Se invece la nuova dipendente avesse avuto meno di trent’anni, si sarebbe optato per un contratto di apprendistato di tre anni. In ogni caso,con le nuove regole – dice sempre McDonald’s – «a parità di livello e di numero di ore, lo stipendio è più alto del 10-15 per cento». Inoltre, secondo Francesca c’è un vantaggio anche di prospettiva: «L’indeterminato ti dà un’idea di lungo periodo.
Almeno sulla carta,non mi devo porre la domanda: e l’anno prossimo, a quest’ora, come farò? Come pagherò l’affitto? So che con le regole le tutele saranno minori, ma per me la cosa più importante era, finalmente, ricominciare a lavorare con un po’ di respiro positivo sul futuro». E scherza salutando: «Ci ho messo un piede, spero presto anche l’altro».

 
 
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