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Storie di donne che hanno reagito

17/05/2015  Esperance, Consolatte, Christine: tutt’e tre hanno subìto violenza. Ma hanno trovato il Centro Seruka e l’associazione “Lottiamo contro le violenze sulle donne”. E la loro vita è cambiata (Foto: Adriano Foraggio).

Esperance con il marito.
Esperance con il marito.

ESPERANCE N.
39 anni, vive a Ruziba, nel quartiere di Nyabugete,
è sposata con Apollinaire e ha 3 figli (1 maschio e 2 femmine).


Una notte del 2007, mentre mio marito Apollinaire si trovava in viaggio all’interno del Paese, due uomini sono entrati in casa forzando la porta e mi hanno violentata. Ho gridato con tutte le mie forze ma nessuno è venuto a soccorrermi. La mattina, alcuni vicini mi hanno portato al Centro Seruka per una visita medica.

Quando è tornato, mio marito non ha creduto alla storia della violenza e ha pensato che mi fossi messa d’accordo con quegli uomini. Non mi parlava, non mi dava più soldi per le spese familiari e non voleva più dormire con me. I responsabili di Seruka sono venuti più volte per parlare con lui e dargli consigli. Alla fine, ha capito e, grazie alla condivisione e al sostegno reciproco, siamo riusciti a ristabilire l’armonia e siamo tornati a essere una coppia gioiosa.

Il Centro Seruka ha avuto un ruolo fondamentale. Mi ha messo in contatto con Consolatte, la presidente dell’associazione “Lottiamo contro le violenze sulle donne” e con il Comitato Collaborazione medica (Ccm), che mi ha donato vestiti e coperte e mi ha sostenuto psicologicamente e dal punto di vista sanitario. Al Ccm, nel 2012, ho seguito un corso di formazione per sostenere le vittime. Con gli altri volontari, facciamo sensibilizzazione due volte a settimana e abbiamo due riunioni mensili.

A Ruziba c’è molta violenza e noi cerchiamo di dare consigli sia alle vittime che agli aggressori. In particolare spieghiamo le conseguenze nefaste della violenza sessuale che, nel nostro Paese, è punita con una detenzione dai 15 ai 30 anni. Sono molto soddisfatta del mio contributo alla comunità, anche perché vedo i risultati. E sono molto fiera di mio marito Apollinaire, che è l’unico uomo volontario dell’associazione. Grazie a lui e a tutti gli altri sono riuscita a dimenticare la brutta esperienza. Ora lavoro come parrucchiera e riesco a guadagnare un po’ di soldi per sostenere la mia famiglia.

Consolatte.
Consolatte.

CONSOLATTE N.
37 anni, nubile con 2 figlie, vive a Ruziba.
È la presidente dell’associazione “Lottiamo contro le violenze sulle donne”.


Era il 2005, c’era la guerra e una sera, di ritorno dall’ospedale dov’ero stata a visitare un mio parente, sono stata violentata da due sconosciuti. Ho raccontato tutto a mia madre ma lei mi ha raccomandato di non dire niente.

Ho contratto un’infezione genitale e, quando mi sono accorta di essere incinta, la mia famiglia mi ha abbandonato. Ero disperata. Grazie a una donna che aveva vissuto la mia stessa esperienza, sono entrata in contatto con il Centro Seruka. Sono stata curata e nel 2006 è nata mia figlia. Nel 2008, Seruka ha creato un’associazione di donne vittime di violenza sessuale e io ne sono diventata la presidente. Siamo riusciti a organizzare un sistema di mutuo sostegno: ogni membro versa 200 franchi alla settimana e il capitale accumulato, in caso di necessità, può essere chiesto in prestito senza interessi.

Ci manteniamo coltivando il mais e la manioca: ne vendiamo una parte per finanziare l’associazione e il resto lo dividiamo equamente tra di noi. Il mio lavoro consiste nel sostenere chi ha subito una violenza. All’inizio è stato difficile, ero traumatizzata dai racconti delle donne che mi rievocavano continuamente la mia esperienza ma poi, piano piano, è andata meglio.

Ho imparato a svolgere il mio lavoro e sono contenta di essere di aiuto a chi ha vissuto un’esperienza così terribile. Nel 2009 ho avuto un’altra disavventura. Sono rimasta incinta di un uomo congolese che poi mi ha abbandonato.

Nel 2012, attraverso il Centro Seruka, sono entrata in contatto con il Comitato collaborazione medica dove ho seguito un percorso di formazione e dove ho ricevuto tutto il materiale necessario per formare e sensibilizzare altre vittime (libri, magliette, ecc.). Per guadagnare e mantenere le mie figlie faccio di tutto: la coltivatrice, l’aiuto muratore, commercio di prodotti agricoli... e devo dire che vado avanti senza grossi problemi. E di questo non posso che ringraziare Seruka e il Ccm.

Christine.
Christine.

CHRISTINE N.
28 anni, è sposata e ha 7 figli (3 maschi e 4 femmine).
Vive a Nyabugete I.


Quando avevo 17 anni sono stata violentata da dieci uomini armati a Gakungue, nel comune di Kabezi. Ho contratto numerose infezioni, anche gravi, ma per fortuna ho incontrato Consolatte, che mi ha accompagnato al Centro Seruka dove ho ricevuto  tutte le cure necessarie.

In seguito allo stupro sono rimasta incinta di un bambino, nato con una disabilità, che ora ha 10 anni e frequenta il quarto anno di scuola primaria. All’epoca, mio marito si trovava a Bujumbura per lavoro e quando  è rientrato a casa, dopo un lungo periodo di tempo, mi ha trovato con il piccolo.

Da allora, tra noi c’è un conflitto aperto. Mi maltratta e non ha mai voluto riconoscere il bambino, che non accetta. Io faccio l’aiuto muratore ma se un giorno non porto i soldi a casa, lui prende gli altri figli e li porta al ristorante a comprare del cibo lasciando me e il mio bambino a casa, senza niente da mangiare.

Faccio parte dell’associazione “Lottiamo contro le violenze sulle donne”. Coltiviamo insieme pezzi di terreno e condividiamo il raccolto. Tramite l’associazione, nel 2014, sono entrata in contatto con il Comitato collaborazione medica.

Grazie a questa organizzazione e a Seruka, sono uscita dall’isolamento ma la mia vita non è semplice. Non ho alcun aiuto dalla mia famiglia di origine e conto solo sulle mie forze.

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