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venerdì 18 settembre 2020
 
Vita consacrata
 

Stress, demansionamento, abusi: le suore che soffrono di burnout

24/01/2020  La questione, affrontata dall'Unione internazionale delle superiore generali, è al centro dell’inserto femminile dell'Osservatore Romano. E il cardinale Braz de Aviz rivela che il Papa ha voluto creare una casa a Roma per suore, soprattutto straniere, che hanno abbandonato il velo e si sono trovare per strada

Il burnout, la sindrome da stress da lavoro, è una patologia che colpisce molte suore. Le cause possono essere disparate, dallo stress ad una situazione lavorativa umiliante, dalla fatica accumulata in lavori a contatto con la disperazione agli abusi sessuali. Questioni che un tempo erano tabù. E che oggi vengono affrontati: l’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg), in collaborazione con l’Unione dei superiori generali, ha deciso di istituire per tre anni una commissione per la cura della persona. E «Donne, Chiesa, Mondo», il mensile femminile dell’Osservatore Romano, mette il tema al centro del prossimo numero.

«Non dobbiamo limitarci a intervenire su un singolo caso, ma considerarci all’interno di un ecosistema», dice Maryanne Lounghry, aprendo un incontro a Roma, nella sede Uisg dedicato al burnout. Australiana, suora della Misericordia, psicologa, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford, spiega: «La disparità di genere è uno dei nodi, dobbiamo chiederci cosa succede nella nostra Chiesa e nel Paese in cui operiamo».

L’inserto femminile del giornale vaticano, coordinato dalla giornalista Rita Pinci, passa in rassegna i diversi temi che possono portare al burnout. C’è il troppo lavoro: «Ciascuna – spiega suor Lounghry – dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco, dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: “Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo”». C’è l’incertezza degli impegni assegnati: «Lavorare nell’ambiguità, senza regole certe, può farmi sentire bullizzata, abusata, molestata». C’è il demansionamento: «Ho visto situazioni molto pesanti in alcune parrocchie, potere assoluto del sacerdote sugli impiegati religiosi, sorelle allontanate o costrette a lavori senza consenso o valutazioni obiettive», afferma una religiosa. Anche le superiori possono soffrire per lo stress: «Esiste il burnout da lunga leadership», spiega la suora australiana. E poi ci sono i traumi personali: «E' difficile comprendere quando una sorella è stata abusata sessualmente; è una realtà quotidiana, ma non ne parliamo per vergogna. Una suora dev’essere sicura che la congregazione potrà aiutarla a sostenere la sua resilienza, con comprensione e condivisione». Oltre al burnout, un altro disturbo al centro dell’attenzione dell’Uisg è il disturbo post traumatico: «Penso ad esempio alle sorelle che in Ruanda hanno visto quantità di cadaveri», spiega suor Lounghry, «o a me stessa, che molti anni fa, mentre lavoravo in un centro di detenzione (a Hong Kong, per vietnamiti richiedenti asilo, ndr) sono stata rapita: a volte, ancora mi blocco a causa di un flashback mentre salgo o scendo le scale». E «se lavori anni in centri per rifugiati e vittime di tratta, ti rimane dentro, scava come una goccia d’acqua».

Questioni gravi, affrontate dal cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della congregazione per i religiosi, che nel mensile femminile dell’Osservatore Romano risponde apertamente alle domande dell’intervistatrice, donna ovviamente, la giornalista francese Romilda Ferrauto. Parla di abusi sessuali segnalati al dicastero vaticano, compiuti sia da uomini che da donne («Il Papa ci chiede totale trasparenza»), di abusi di potere («Io penso che anche le persone che hanno ruoli direttivi dovrebbero imparare a condividere con la comunità la vita e tutte le necessità: la cucina, le pulizie...»), spiega che in alcuni casi è esercitato anche da donne («Noi abbiamo avuto casi, non molti per fortuna, di superiore generali che una volta elette, non hanno più ceduto il loro posto »), affronta il tema dello squilibrio nei rapporti tra uomini e donne nella vita religiosa («La relazione non può essere di sottomissione né di comando. Dovrà essere di uguale dignità nella diversità», spiega il porporato brasiliano, «La potestà del sacramento dell’ordine è un servizio e non un potere che sfocia facilmente nell’atteggiamento di dominazione»). E sul tema, doloroso, di suore che abbandonano il monastero, svela che il Papa ha disposto la creazione a Roma di una «una casa per accogliere dalla strada alcune suore mandate via da noi o dalle superiore, in particolare nel caso che siano straniere»: «Io sono andato a rendere visita a queste ex-suore. Ho trovato lì un mondo di ferite, ma anche di speranza. Ci sono casi molto duri, in cui i superiori hanno trattenuto i documenti di suore che desideravano uscire dal convento, o che sono state mandate via. Queste persone sono entrate in convento come suore e si ritrovano in queste condizioni. C`è stato anche qualche caso di prostituzione per poter mantenersi. Si tratta di ex-suore! Le suore scalabriniane hanno assunto la cura di questo piccolo gruppo. Dobbiamo cambiare l’atteggiamento di rifiuto, la tentazione di ignorare queste persone, di dire “non è più un problema nostro”. E poi, spesso queste ex-suore non vengono in nessun modo accompagnate, non viene detta una parola per aiutarle... tutto questo deve assolutamente cambiare».

L’intero numero di «Donne Chiesa Mondo», in edicola dal 26 gennaio, è dedicato alla vita consacrata, che il 2 febbraio – come ogni anno – celebra la Giornata mondiale istituita nel 1997 da Giovanni Paolo II. Il femminile del quotidiano diretto da Andrea Monda affronta senza imbarazzo questioni come i voti, la clausura e la parità uomo-donna all’interno della Chiesa. A Parigi parla  Anne Lécu, religiosa domenicana, medico, che lavora nel carcere di massima sicurezza di Fleury-Mérogis, il più grande d’Europa; a Roma, nel monastero agostiniano di clausura dei Santi Quattro Coronati, la  Madre Priora Fulvia Sieni e la consorella Ilaria; in Polonia, nel monastero di Zarnowiec,  Malgorzata Borkowska, benedettina,  che dopo cinquant’anni di vita religiosa ha scritto «L’asina di Balaam», «un appello ai signori del clero». Tra realtà e fiction, c’è anche un’intervista con Elena Sofia Ricci, interprete della popolarissima suor Angela della serie tv Che Dio ci aiuti,  su Rai1, che racconta il suo ritrovato percorso spirituale.

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