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sabato 23 gennaio 2021
 
La ricerca
 

Studio Iss-Inail-Fdk: "Trasmissione alta, con le superiori aperte rischio nuova ondata"

08/01/2021  Sulla scuola si alternano proteste di opposto segno e intanto una nuova ricerca, condotta sull'Italia, spiega che per aprire in sicurezza servono Rt inferiore a 1 e circolazione bassa del virus

Il tema dell’apertura-chiusura scuole fa discutere in Italia e in Europa: da un lato preoccupa il fatto che la Didattica a distanza possa privare gli studenti di un fattore decisivo della crescita ed è dimostrato che accresce le diseguaglianze sociali. Dall’altro lato continua a preoccupare l’impatto che può avere sulla circolazione del virus la scuola soprattutto superiore, per raggiungere la quale gli studenti impiegano più frequentemente i mezzi pubblici (in Italia li adopera il 60% circa degli studenti della media superiore) e frequentata da ragazzi per i quali i contatti sociali sono, ovviamente e naturalmente, meno soggetti al controllo degli adulti.

In questi giorni, complici anche le decisioni diverse di Regioni diverse che con ordinanza hanno posticipato il rientro in classe deciso dal Governo per l’11 gennaio salvo zono rosse, si succedono proteste d’opposto segno: da una parte studenti e genitori che chiedono il rientro in classe rivendicando il diritto a un’istruzione più completa, dall’altra altri genitori e studenti (ma anche insegnanti e dirigenti) che si preoccupano del fatto che questo possa aumentare ulteriormente il contagio. Fino al paradosso che a Napoli, una di queste manifestazioni in cui si sono incrociati favorevoli e contrari alla didattica a distanza è finita a ombrellate.

Come spesso succede in questi casi ci sono valide ragioni da entrambe le parti, anche se uno studio, a partire proprio dalla situazione dell’Italia, primo Paese ad affrontare l’impatto con il Sars-Cov-2 in Europa, condotto da studiosi di Istituto superiore di Sanità, Inail e Fondazione Kessler, mette un paletto nel dire che quando, come nel momento attuale, l’incidenza delle infezioni è ancora alta «Riattivare quasi completamente i contatti sociali e le scuole di ogni ordine e grado, come avvenuto in tarda estate, può risultare in un’onda epidemica non contenibile senza severe misure restrittive». E questo anche quando l’indice Rt è di poco inferiore a 1. Lo studio condotto sui dati della prima ondata rielaborati grazie a un modello matematico calcola che anticipare al 20 aprile l’apertura avvenuta in Italia il 18 maggio avrebbe potuto generare un incremento generale dei ricoveri del 500% rispetto a quelli avuti in Italia tra maggio e settembre.

A determinare il controllo del numero dei casi (e di conseguenza dei ricoveri e dei decessi), secondo lo studio, è il combinato disposto tra bassa incidenza dei contagi e indice Rt inferiore a 1 (ricordiamo che Rt è l’indice di trasmissione dei contagi: se è inferiore a uno ogni positivo contagia in media meno di un’altra persona; se è pari 1 un’altra persona, se è superiore a uno più di un’altra persona). Lo studio ha calcolato che l’Rt inferiore a uno non basta da solo perché se l’incidenza dei contagi è ancora alta non si riesce a impedire che le riaperture provochino in breve tempo un’impennata dei contagi. «L’incidenza» ha spiegato Stefano Merler, ricercatore FBK-, deve essere sufficientemente bassa da poter essere gestita dai sistemi di prevenzione con l’isolamento dei casi e la quarantena dei contatti. Basandosi sul periodo in cui i servizi di prevenzione hanno cominciato ad andare in sofferenza a causa dell’aumento di incidenza di casi durante la seconda ondata, questa incidenza dovrebbe essere inferiore a circa 50 casi settimanali ogni 100000 abitanti». Per poi continuare: «La ricerca mostra che il potenziale di trasmissione di COVID-19 è ancora altissimo e suggerisce estrema cautela nella scelta dei contatti sociali che vengono riattivati e nella tempistica di riattivazione degli stessi».

A questo proposito i ricercatori hanno valutato che i contatti del mondo del lavoro – al netto di servizi essenziali ad alto rischio come la sanità che devono comunque essere mantenuti – potrebbero non incidere troppo sulla trasmissibilità a patto di favorire il più possibile lo smart working dove è possibile.

Riguardo alla scuola sottolineano che potrebbe avere un impatto limitato l’apertura delle scuole fino ai 14 anni, per via della minor suscettibilità di bambini e ragazzi. (Ma a questo proposito lo studio non ha fatto in tempo a valutare l’impatto della cosiddetta variante inglese, emersa da poche settimane. Se ne conosce già la contagiosità più elevata e l’ipotesi è che colpisca con maggiore frequenza i più piccoli). Riguardo alle scuole superiori secondarie invece i ricercatori temono che, mentre il virus circola ancora così tanto, un’apertura delle medesime e dei contatti sociali potrebbe portare a un’onda epidemica non controllabile senza restrizioni severe. L’analisi spiegano che i dati a disposizione non permettono di distinguere tra contagi interni alla scuola e contagi dovuti quanto avviene attorno alla scuola (assembramenti, trasporti, attività extrascolastiche).

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