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martedì 09 agosto 2022
 
 

Alpini, su per i monti a gareggiar

03/02/2012  Gli Alpini si sfidano tra loro negli sport invernali, ma non è una gara come le altre: serve a capire se l'addestramento ha funzionato.

Chi frequenta le piste da sci ogni tanto li incrocia, di solito hanno due facce quasi antitetiche: sciatori espertissimi, divisa con sulle maniche la croce del soccorso, gesti abili e precisi oppure sciatori in erba, non anagraficamente ma in fatto di esperienza, equipaggiati in mimetica, zaino in spalla e istruttore al seguito. Sono gli Alpini. I primi li si ringrazia idealmente, con i secondi altrettanto idealmente si solidarizza, perché non è che sia facile affrontare gli sci da alpinismo con zaino in spalla all'inizio, quando lo sci come a molti accade, lo si è visto fin lì solo in Tv.

In questi giorni sarà capitato a parecchi turisti di imbattersi nella zona di san Candido, Dobbiaco e Sesto in insolite squadre di ragazzi in mimetica bianca sporcata di scarse tracce di vegetazione, come si conviene a una divisa destinata a sparire nella neve. Zaino in spalla e arma regolamentare, tutti alle prese con una particolare gara tra i plotoni, in equipaggiamento da combattimento in montagna.

I giochi (quest'anno 19 formazioni per oltre 1.000 atleti) che si svolgono ogni anno e si chiamano Campionati sciistici delle truppe alpine sono nati nel 1931 con una funzione a metà strada tra l'addestramento e lo sport. Si gareggia, per tre giorni, su un percorso, fatto di salite con pelli di foca, trasferimento in montagna, sci alpinismo, sci di fondo, tiro, soccorso. Lo scopo è compiere il giro nel più breve tempo possibile. Il principio è simile a quello delle competizioni a inseguimento del pattinaggio di velocità o del ciclismo: non basta arrivare primi, bisogna non aver staccato l'ultimo della squadra. Chi perde uomini lungo il percorso viene penalizzato.

Il significato è presto detto: la gara serve come test per valutare l'addestramento e quando si tratta di combattere sarebbe meglio non perdere uomini, perciò può capitare che se qualcuno si affatica troppo o si fa male un altro della squadra debba arrivare alla fine con due zaini anziché uno, per alleggerire il carico di chi non ce la fa. Lo zaino pesa 15 chili alla partenza e deve pesarne almeno 13 alla fine.  Perché la gara rispecchi le proporzioni reali, in ogni squadra ci deve essere una donna.
 

A chi gli chiede se non sarebbe bastato un semplice test, il Maggiore Mario Renna spiega che: «La gara cementa lo spirito di corpo», aiuta insomma gli alpini a essere quello che sono anche nell'immaginario collettivo. Conta molto ovviamente la parte della prova di soccorso, che si fa alla fine, quando si è già sfiniti, perché sono quelle le condizioni in cui a volte tocca soccorrere in montagna quando qualcuno corre un pericolo vero.

Abbiamo chiesto quanto tempo ci vuole a "fare" un alpino in grado di finire almeno la gara, ha risposto così: «Un paio di mesi di sci intensivo e montagna vera da ottobre fino alle gare. Le condizioni sono per tutti identiche, l'equipaggiamento anche, solo il clima può cambiare e, intralciare o favorire la preparazione a seconda della neve che cade o del freddo che fa».

Spesso è la variabile climatica a far sì che un inverno la Taurinense le suoni alla Julia e l'inverno dopo viceversa.

 
 
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