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martedì 28 giugno 2022
 
convegno
 

A Paestum il Mezzogiorno solidale delle famiglie aperte all'accoglienza

29/10/2021  Nella cittadina campana l'incontro di singoli e coppie dal Sud Italia che seguono percorsi di affido di minori stranieri e italiani, oltre a volontari e religiose e giovani migranti che hanno dato la loro testimonianza. Presente anche la rete Migrantes

Hashim profugo afghano, oggi ingegnere.
Hashim profugo afghano, oggi ingegnere.

(Nella foto sopra: Paolo Romano con la sua famiglia)

 

Un Sud solidale si è riunito a Paestum, non lontano dai templi greci che ricordano come il mare, oggi come ieri, trasporti persone in cerca di opportunità, ma è anche un mezzo per salvarsi la vita. Tante le esperienze ascoltate in un incontro che ha riunito da tutto il Mezzogiorno famiglie affidatarie, volontari e religiose. Da Puglia, Calabria, Basilicata, e Campania, sono giunti singoli e coppie che da 30 anni vivono un percorso di accoglienza a minori italiani e stranieri affidati dai tribunali minorili, di migranti non accompagnati e di case-famiglie. Assieme a loro anche religiosi attenti all’integrazione degli stranieri.

Un’esperienza fatta di condivisione in un momento di crisi come quelle libanese e afgana che genera lutti, divisioni familiari, ha offerto spunti per conoscere realtà apparentemente lontane. Guidati nelle riflessioni da Paolo Romano, uno dei responsabili della rete Bambini, Ragazzi e Famiglie al Sud, gli incontri hanno visto la presenza della rete Migrantes, organo della Conferenza Episcopale Italiana rivolta ai migranti italiani e stranieri. Diverse famiglie hanno raccontato l’accoglienza, esperienza antica come quella della migrazione, una caratteristica propria dell’uomo che da secoli percorre il pianeta instancabilmente.

«Ero giovane e inesperto. A 15 anni sognavo troppo e ho rischiato di morire in mare». Wazib, un ventenne del Bangladesh, è arrivato attraverso un viaggio che l’ha portato in Libia e poi, attraverso i barconi, in Italia. Oggi vive a Salerno, non è riuscito a completare la scuola e fa il piazzaiolo, ma è contento. In Deep, il video vincitore al Festival Internazionale del Cinema di Salerno nel progetto MigrArti 2018, un concorso sulle migrazioni, Wazib racconta del brevetto da sub ricevuto, un gesto che gli ha fatto fare pace con il Mediterraneo, dove ha rischiato di affogare.

Esperienze forti, per vedere con gli occhi dei migranti nella realtà del quotidiano sono state narrate da Vincenzo e Sabina Corrado, tutori a Cosenza di chi, minorenne, necessita aiuto per le pratiche più diverse, dalla Questura alle cure mediche. I minori stranieri non accompagnati giunti in Calabria hanno trovato questa coppia che li accompagna in un mondo per loro totalmente nuovo. Tra di loro anche la toccante esperienza di Hashim, un profugo afghano, oggi ingegnere, scappato dal centro del suo Paese alcuni anni fa a causa della guerra. Dopo l’accoglienza al Cara di Bitonto ha trovato accoglienza nella parrocchia di san Marcello a Bari. «Nessuno vuole essere straniero e vivere in centri di accoglienza o in carcere –ha spiegato-. Scappo da una guerra che ha distrutto la mia casa. In persiano profugo corrisponde a due parole: accoglienza e, in cerca di. Ecco, per me profugo significa in cerca di tenerezza, di un abbraccio. Vorrei che un giorno la mia terra fosse come l’Italia, dove la vita sostituisce la morte, dove la solidarietà vince sull’egoismo. L’Italia fa molto per noi. Emergency, nonostante la guerra, lavora in Afghanistan».

Tante le presenze di laici e religiosi che nella provincia di Potenza si dedicano, come suor Silvia, a portare aiuti alle prostitute giunte dall’Europa dell’Est, attratte da inganni dei loro stessi connazionali, o dei giovani sfruttati nella piana di Metaponto, che vivono nelle baracche, ai limiti della sopportazione. L’arrivo della pandemia da Covid 19, ha approfondito il fossato che divide Nord e Sud del mondo e questo la rete Migrantes lo ha avvertito subito, constatando l’arrivo maggiore di persone, ha commentato Pino Fabiano.

«La rete accoglie le famiglie e organizzazioni, lavorando nell’accoglienza con chi si impegna con minori italiani e stranieri. L’arricchimento di chi ha fede è un elemento importante», ha spiegato Paolo Romano che assieme a Donata e ai figli, a Salerno ha una casa-famiglia. «Lo riscontriamo nella condizione dura che vivono i migranti, in fuga da guerre, calamità naturali e miseria, oggi diffusamente avvertita come un attentato al benessere e agli affari dei cittadini e come un peso per le nostre istituzioni pubbliche». C'è un appello che la rete può fare? «Superare forme assistenzialistiche di accudimento», replica Romano, «vigilare su quelle che potrebbero diventare speculative (vedi Mafia capitale); generare nuovi percorsi di solidarietà e condivisione con le popolazioni migranti, a partire dall'accoglienza, declinata nelle mille forme che solo una comunità aperta e responsabile sa inventare».

 

 
 
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