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Sud Sudan, i fiori di Maridi

03/03/2014  Ultimo giorno del “Diario africano” dei nostri inviati. Hanno visitato la cittadina di Maridi, in una zona non toccata dalla guerra civile. Dove non si combatte il Paese cresce e si dà un futuro. Amref vi ha realizzato un liceo, l’unico per sole ragazze del Paese, e una scuola di ostetricia.

DAI NOSTRI INVIATI  

Lunedì 3 marzo, Maridi (Sud Sudan)

Mi sveglia il canto del gallo. La campagna qui attorno è popolata di famiglie con bambini, che vivono in tukul circondati da animali, soprattutto caprette e pollame. La gente sorride, saluta, si respira un’aria molto tranquilla e rilassata in questa regione del Sud Sudan non toccata dalla guerra civile. Anche il clima è più ventilato rispetto a quello opprimente di Juba.

Dopo colazione andiamo a visitare l’ospedale di Maridi. Più che una vera città, Maridi è un’idea di città. Ci sono grandi spazi, le case sono tutte basse e le strade sono solo piste polverose. Al centro di una rotonda c’è un palo con l’indicazione delle distanze stradali. Juba, la capitale, dista 185 miglia. Il nostro aereo di Amref ha coperto la distanza in 50 minuti, ma in auto ci vogliono 8 ore di viaggio.

L’ospedale di Maridi ha un centinaio di posti letto. Le scene sono quelle tipiche degli ospedali africani delle zone rurali. I malati stanno stesi vestiti sui letti circondati dai parenti. Altri parenti degli ammalati stanno all’aperto, sul prato, intenti a cucinare per i loro cari (qui non esistono mense ospedaliere). I medici ci spiegano che qui la malaria è molto diffusa, insieme alla diarrea infantile. Alcuni bimbi stanno stesi sui letti, febbricitanti e con l’ago della flebo nei braccini.

 Un giovane medico cambia la medicazione a un bambino che strilla spaventato. Il medico usa tuta la delicatezza possibile e ogni tanto mormora al bimbo, in inglese, “sorry”, mi dispiace. Un ragazzo molto giovane veglia sulla moglie e il figlio. Gli chiedo: quanti anni hai? “Venti”, risponde. E tua moglie? “Non lo so”. Che cosa ha tuo figlio? “Diarrea e febbre”.

Un'assistente medico visita uno dei bambini ricoverati all'ospedale di Maridi. Nella foto di copertina: uno scorcio della cittadina sudsudanese - Le foto sono di Paolo Siccardi.
Un'assistente medico visita uno dei bambini ricoverati all'ospedale di Maridi. Nella foto di copertina: uno scorcio della cittadina sudsudanese - Le foto sono di Paolo Siccardi.

L’ospedale non ha un servizio di acqua corrente e ci si serve di una pompa azionata a mano nel cortile. Nel reparto maternità riconosco le divise verdi e rosa degli studenti della scuola di Maridi sostenuta da Amref, che fanno pratica in corsia.  Li ha portati qui un autobus, che li ricondurrà alla scuola nel tardo pomeriggio. Sono giovani ostetriche e ostetrici che nei prossimi anni avranno letteralmente fra le loro mani il futuro del Sud Sudan.

Dopo una visita al Commissioner della contea di Maridi, Wilson Thomas, saliamo sul fuoristrada di Amref e raggiungiamo in pochi minuti la Maridi Girls Secondary Boarding School for the Sciences, in pratica un liceo scientifico femminile.

La struttura è finanziata con i fondi dell’8 per mille della Cei e del progetto “Michele Ricci-School for Life”, voluto dai familiari di Michele, un ragazzo romano morto a 24 anni nel 2010 in un incidente stradale. Le ragazze studiano diverse materie scientifiche e possono  far pratica sul campo, coltivando gli orti della struttura, isolata nella boscaglia. L’attività scolastica comincia alle 8,30 e termina alle 17. Il primo anno si sono iscritte 50 ragazze, quest’anno se ne aggiungono altre 50, entro il 2016 saranno 200.

“Un liceo come questo”, dice Tommy Simmons, direttore di Amref Italia, “è fondamentale perché ci siamo resi conto che in Sud Sudan le ragazze sono carenti nella preparazione in campo scientifico. Questo è un Paese dove ci sono più ostetrici che ostetriche”.

Le ragazze ci accolgono con un canto festoso. Ci vengono incontro e ci cingono il collo con corone di fiori. Le incontriamo nuovamente più tardi, dopo aver visitato la scuola. Una rappresentante delle studentesse chiede più materiale didattico: laboratori, libri, computer. Tommy Simmons invita le ragazze ad avere pazienza: “Facciamo un passo alla volta”, dice. Di passi in avanti ne dovrà fare ancora parecchi la nazione più giovane del mondo. Quelli compiuti fin qui con l’aiuto di Amref vanno nella giusta direzione.

Roberto Zichittella

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Sud Sudan, dove non c'è la guerra il Paese cresce
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