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Sud Sudan, le Ong lanciano l'SOS

23/02/2014  Mancano medicine. Gli ospedali sono stracolmi. I profughi non hanno cibo né coperte. I missionari e le agenzie umanitarie lanciano un appello all'Italia per sostenere le operazioni d'emergenza.

«Le notizie di feriti, più o meno gravi, arrivano quotidianamente. Per lo più soldati o combattenti, ma non solo. Di ritorno dall’ambulatorio di Mingkaman, abbiamo riportato a casa - se casa si può definire un tappeto e qualche coperta sotto un albero - un bambino a cui era stata amputata la mano destra perché giocava con dei proiettili non esplosi».

È la testimonianza di Elisabetta D’Agostino del Comitato Collaborazione Medica (Ccm), che sta operando con gli sfollati accampati sotto gli alberi nello Stato di Awerial. Aggiunge: «Più della metà degli sfollati non ha né lenzuola, né coperte; scarseggiano pentole e utensili per poter cucinare. La principale fonte di acqua è il Nilo, dal quale attingono esseri umani e animali».

Volontari italiani si trovano anche tra i Medici con l’Africa Cuamm, come il dottor Enzo Pisani, rimasto sul campo fin dall’inizio degli scontri: l’ospedale di Yirol, dove opera, è l’unico di riferimento per l’intera regione e il più vicino alla linea del fronte. Spiega: «Servono farmaci essenziali, per la malaria, la polmonite, la diarrea, ma anche alimenti terapeutici come vitamine, antibiotici e anche antidolorifici».

Il suo collega Paolo Setti Carraro, dall’ospedale di Lui (Western Equatoria), racconta di Eva, «rimasta a casa in travaglio per tre giorni prima di trovare il mezzo per arrivare da noi per partorire: il suo bambino era morto poco prima e c’è voluta più di un’ora per strapparglielo dal grembo». Continua: «Jafar, da noi da più di tre settimane, era arrivata sanguinante per una placenta previa alla trentunesima settimana. Siamo riusciti a guadagnarne altre tre, ma quando stanotte ha ripreso a sanguinare non ho potuto fare altro che contare le ore che ci dividevano dall’alba. Tutti i cellulari erano muti, il silenzio e il buio erano padroni della notte, nessun anestesista o ferrista reperibile, tutti nascosti. Poi, con le prime luci del giorno siamo finalmente andati in sala operatoria. Ora Jafar sta meglio, il suo bimbo è bello, sano e vegeto, ma le sue condizioni sono critiche».

Nello Stato di Jonglei, invece, l’Unicef ha appena vaccinato oltre 4 mila minori in 72 ore, dopo che 30 bambini erano morti per un’epidemia di morbillo nella base Onu di Bor, dove migliaia di civili hanno trovato rifugio. La campagna di vaccinazioni si sta svolgendo anche presso i campi per sfollati della capitale Juba, con l’obiettivo di vaccinare 180.000 minori sotto i 15. In uno di questi, nel compound Tonping dell’Unmiss (la missione Onu per il Sud Sudan), l’Ong Intersos ha distribuito coperte, lenzuola, zanzariere, stuoie, set da cucina, sapone e taniche per l’acqua.

L’organizzazione sta lavorando anche nel campo di Malakal, nell’Alto Nilo: «Qui, 12.000 persone sono in condizioni drammatiche», racconta Bruno Tassan Viol, «vivono all’aperto, intere famiglie con donne e bambini dormono per terra e di notte fa veramente freddo, non hanno nulla con cui coprirsi se non i vestiti con cui sono fuggiti. Sono arrivati molti bambini che hanno perso i propri genitori; stiamo lavorando per favorire al più presto il ricongiungimento».

Anche Amref, presente dal 1998 con la più grande scuola di formazione del personale sanitario, sta intervenendo in 4 ospedali del Sud Sudan, dove, del resto, già prima della guerra, l’80% delle prestazioni mediche veniva fornito da organizzazioni umanitarie. Spiega Tommy Simmons, direttore di Amref Italia: «Negli ospedali giacciono migliaia di feriti bisognosi di cure, ma mancano personale specializzato, strumenti e farmaci per curarli. Il nostro servizio dei Flying Doctors, aerei leggeri che trasportano medici specialisti, ha identificato gli ospedali dove l’emergenza è maggiore e sta reperendo, nei paesi limitrofi, chirurghi, gli infermieri, i materiali necessari ad intervenire. Dall’Italia lanciamo un appello alla solidarietà per reperire i fondi per finanziare questa urgente ed essenziale iniziativa umanitaria, che non può essere in alcun modo posticipata».

(La foto è Unicef/Crowe. Quella di copertina è Unicef/Ohanesian)
(La foto è Unicef/Crowe. Quella di copertina è Unicef/Ohanesian)

Missionari, Ong, Agenzie umanitarie che operano sul campo

Missionari Comboniani
Oltre che nella capitale Juba, hanno missioni in zone abitate dalle differenti etnie. www.combonisouthsudan.org; ssmccj@gmail.com; 051432013.

Comitato Collaborazione Medica
Garantisce cure sanitarie agli sfollati: con 10 euro fornisce soluzioni reidratanti e farmaci anti-diarrea a 10 persone. www.ccm-italia.org; 0116602793.

Medici con l’Africa Cuamm
Nell’ultimo anno, ha realizzato 53.000 visite ambulatoriali, 13.000 ricoveri, 1.461 parti, oltre 47.000 vaccinazioni. www.mediciconlafrica.org; 0498751279.

Amref
Collabora con 4 ospedali, anche attraverso i Flying Doctors, aerei leggeri che trasportano medici specialisti. www.amref.it; 0699704650.

Unicef
Interviene tra gli sfollati e nelle basi dei caschi blu dell’Unmiss, la missione di pace nel Sud Sudan; stima necessario vaccinare 180.000 bambini sotto i 15 anni. www.unicef.it; 0647809264.

Intersos
Con 50 euro si può garantire un kit di emergenza ad una famiglia di sfollati. http://intersos.org; 068537431.

Medici senza frontiere

Attualmente gestisce 15 progetti in 9 Stati del Paese e 3 interventi di emergenza a Juba, Awerial, Malakal. www.medicisenzafrontiere.it; 0688806000.

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