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giovedì 02 dicembre 2021
 
 

Sudafrica, le miniere in rivolta

17/08/2012  Gli scontri fra lavoratori della Lonmin e forze dell'ordine, che hanno causato oltre 30 morti, sono la reazione violenta alle condizioni di emarginazione nelle quali vivono i minatori.

I minatori sudafricani della Lonmin in protesta con lance e armi tradizionali (Ansa).
I minatori sudafricani della Lonmin in protesta con lance e armi tradizionali (Ansa).

Le immagini sembrano quasi riportarci indietro nel tempo, ai violenti scontri razziali dell'epoca buia dell'apartheid: da una parte i minatori in rivolta, armati di mazze e machete, dall'altra le forze della polizia in tenuta anti-sommossa, che cercano di mettere fine alle proteste dei lavoratori. Il bilancio degli scontri scoppiati nei pressi della miniera di platino Lonmin di Marikana, in Sudafrica, vicino a Rustenburg, 100 km a nordovest di Johannesburg, è di oltre trenta morti - forse 36 - tra i circa tremila minatori che ormai da giorni avevano incrociato le braccia e indetto uno sciopero per reclamare salari più adeguati: un aumento da 6.000 a 12.000 rand (da meno di 600 euro a meno di 1.200).

Allo scadere dell'ultimatum lanciato dalla Lonmin - fine dello sciopero pena il licenziamento - è scattata la violenza. Alle vittime degli scontri di giovedì 16, vanno aggiunte quelle dei giorni precedenti, una decina di persone in tutto, tra i quali due poliziotti uccisi a colpi di machete in una prima serie di scontri. Secondo la Lonmin le tensioni hanno origine da un conflitto interno alle unioni che rappresentano i minatori, l'Unione nazionale dei lavoratorio delle miniere (Num), vicina all'African national congress, e l'Acmu, Associazione dei minatori e degli edili.  

Il Sudafrica è la prima economia del continente africano, un Paese ricchissimo di risorse minerarie, il più grande produttore al mondo di platino, oro e cromo: per quanto riguarda il platino, il Paese africano detiene oltre l'80% di tutta la produzione mondiale. Ma il sottosuolo sudafricano è ricco anche di diamanti, amianto, rame, carbone. Il Sudafrica è uno dei grandi mercati emergenti, con un'industria forte e sviluppata. Fra il 2004 e il 2007 l'economia del Paese ha conosciuto un boom, che negli anni seguenti ha poi subìto un rallentamento.

Di fatto, il regime dell'apartheid, terminato ufficialmente nel 1994, ha continuato a influenzare pesantemente lo sviluppo economico-sociale della Nazione: la povertà rimane estramente diffusa tra larghi strati della popolazione, il 50% dei sudafricani ancora oggi vive al di sotto della soglia della povertà e il tasso della disoccupazione tocca il 25%. La crescita economica non solo non ha colmato, ma ha approfondito le disparità tra gruppi sociali, lasciando i poveri ancora di più nella miseria. 

La vicenda della Lonmin, comunque, non è un caso isolato. Come ha spiegato al quotidiano sudafricano Mail & guardian lo studioso Crispen Chinguno - che ha svolto una lunga indagine sulle miniere di platino della zona di Rustenburg - la violenza è diventata quasi una routine negli scioperi dei minatori sudafricani, non solo della Lonmin. Per i lavoratori delle miniere si tratta di una forma di lotta che dà i suoi frutti: alla compagnia Implats, ad esempio, i dipendenti chiedevano l'aumento del salario a 9.000 rand; dopo uno sciopero illegale, hanno ottenuto l'innalzamento a 8.000 rand; e quelli che erano stati licenziati poi sono stati reintegrati.

Secondo Chinguno, la causa della violenza va rintracciata nelle condizioni in cui vivono i minatori: molti di loro risiedono in agglomerati approntati ai margini delle miniere, altri in ostelli di fortuna. Fra di loro vige un senso di precarietà e di frammentazione: la violenza restituisce loro almeno l'illusione di un spirito di unione e di solidarietà.

 
 
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