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lunedì 30 gennaio 2023
 
 

Sudan e Sud Sudan, sequestri e scontri

19/01/2012  Stanno bene ma sono ancora sotto sequestro i due religiosi rapiti nel Nord del Paese. Intanto, continuano guerriglia, violenze e fughe dei civili. E i due governi si scambiano accuse.

I due sacerdoti rapiti stanno bene e si sta cercando di avviare un negoziato per il loro rilascio. È quanto trapela dall’Arcovescovado di Khartoum in relazione al sequestro dei due religiosi, avvenuto domenica 15 gennaio in Sudan, nella parrocchia di Santa Josephine Bakhita, a Rabak, una località a 260 kilometri a Sud della capitale sudanese.

     I due preti, padre Joseph Makwey di 40 anni e padre Sylvester Mogga di 35, sarebbero in buone condizioni e verrebbero tenuti in prigionia in un luogo nei pressi della frontiera tra Nord e Sud Sudan.

     L’Arcivescovado di Khartoum sarebbe in procinto di inviare una delegazione per negoziare il rilascio dei due sacerdoti, accusati dai rapitori di appartenere a una milizia sudista che opera contro il governo sud sudanese.

È l’ennesimo episodio di tensione e instabilità che colpisce i due Sudan (quello del Sud è diventato indipendente dal luglio 2011).

     Per quanto riguarda il Nord, infatti, è da mesi che si combatte nei due Stati della federazione confinanti con la frontiera meridionale, nel Sud Kordofan e nel Nilo Blu. Si parla di radi aerei dell’esercito governativo che avrebbero provocato centinaia di vittime e decine di migliaia di sfollati (privi di qualsiasi assistenza perché il governo di Khartoum impedisce l’accesso alle Nazioni Unite e alle agenzie umanitarie).

     Quanto al Sud Sudan, è in corso un violento scontro etnico fra le tribù dei Lou-Nuer e dei Murle che hanno costretto alla fuga già 50-60 mila persone, mentre le stime parlano di un migliaio di vittime.

     Come se non bastasse sono tesissimi i rapporti fra i due Governi: un tentativo di aprire un tavolo di negoziato sulle questioni rimaste irrisolte al momento dell’indipendenza del Sud Sudan è saltato prima ancora di cominciare.

     La trattativa dovrebbe dirimere diversi nodi, fra i quali soprattutto la spartizione dei proventi petroliferi e alcune aree contese lungo la linea del nuovo confine.

     Inoltre, da mesi il Sud Sudan accusa Khartoum di appoggiare alcune milizie sudiste anti-governative, mentre il Nord sostiene che il governo di Juba fornirebbe aiuto a gruppi armati che agiscono nelle regioni meridionali degli Stati del Nord.

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