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domenica 27 settembre 2020
 
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Chi è José Vaz, il primo santo dello Sri Lanka canonizzato dal Papa

14/01/2015  Nato in India nel 1651 da famiglia portoghese e approdato nel Paese asiatico per sostenere i cattolici durante la persecuzione ad opera dei calvinisti olandesi, fu definito da Giovanni Paolo II «il più grande missionario che l’Asia abbia mai avuto». Salvò il cristianesimo nel Paese

Santo anche senza miracolo. Con il decreto del 17 settembre, papa Francesco aveva infatti approvato la votazione della Congregazione delle cause dei santi per elevare agli altari il beato Giuseppe Vaz, sacerdote dell’oratorio di San Filippo Neri e fondatore dell’oratorio della Santa Croce dei Miracoli nella città di Goa. Il primo santo dello Sri Lanka, nato a Benaulin (India) il 21 aprile 1651 e morto a Kandy (Sri Lanka) il 16 gennaio 1711, beatificato vent’anni fa da Giovanni Paolo II durante il viaggio in Asia, è molto venerato nel suo Paese. E, seppure senza un miracolo formalmente approvato, la documentazione di attività nate grazie alla sua ispirazione e le tante grazie a lui attribuite hanno sciolto gli ultimi dubbi.

A padre Vaz si deve la sopravvivenza del cristianesimo nello Sri Lanka durante il difficile passaggio dalla presenza dei portoghesi a quella degli olandesi con le forti limitazioni e repressioni nei confronti della Chiesa cattolica, la fondazione di una grande missione e la traduzione del Catechismo e delle preghiere nelle due lingue locali: il tamil e il cingalese. Di lui, nel beatificarlo, Giovanni Paolo II disse: «In considerazione di tutto ciò che padre Vaz fu e fece, di come lo fece e delle circostanze nelle quali riuscì a svolgere la grande opera di salvare una Chiesa in pericolo, è giusto salutarlo come il più grande missionario cristiano che l’Asia abbia mai avuto».

La visita di papa Francesco, cominciata il 12 gennaio, rende omaggio proprio a questa grandezza. Ma non solo, nei giorni pieni, il 13 e 14, oltre alla festa per il sacerdote, c’è spazio per parlare di pace e dialogo. Sull’esempio della sua figura, capace di promuovere il dialogo e la convivenza tra diverse etnie, il viaggio vuole dare un contributo al processo di riconciliazione dopo il sanguinoso conflitto che ha opposto per trent’anni cingalesi e tamil. La Chiesa cattolica ha un ruolo particolare nella pacificazione, perché i cattolici sono sia cingalesi sia tamil, mentre i buddhisti sono per lo più cingalesi e gli indù soprattutto tamil.
La “lacrima dell’India”, soprannome del Paese per la forma a goccia, poco più di 20 milioni di abitanti, è in prevalenza buddhista (70%), gli indù sono il 12-13%, gli islamici il 10 e i cristiani il 7%.

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