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giovedì 25 luglio 2024
 
 

Sugli F35 l'altolà dei militari al Parlamento

03/07/2013  Per il Consiglio Supremo di Difesa "la facoltà del Parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative".

Ma chi decide sugli F35? Il Parlamento, come sembrava dalla mozione di maggioranza approvata dalla Camera qualche giorno fa, o il Governo?

La domanda nasce da un comunicato del Quirinale, relativo al Consiglio Supremo di Difesa che si è tenuto mercoledì 3 luglio, che dice tra l’altro: “Il Consiglio, nel riaffermare il ruolo insostituibile delle Forze Armate, ha esaminato i principali scenari di crisi e l'andamento delle missioni internazionali, anche in vista del decreto autorizzativo per il quarto trimestre, che sarà in linea con gli impegni assunti nella prima parte dell'anno, confermando una sensibile riduzione di presenze e di oneri rispetto al passato”.

Come dire: l’Italia quei cacciabombardieri li comprerà eccome.

“La progressiva integrazione europea”, continua il comunicato del Quirinale, “in coordinamento con l'evoluzione della Nato e la realizzazione di capacità congiunte, costituiscono presupposti fondamentali per l'approntamento di forze in grado di far fronte efficacemente alle esigenze di sicurezza e di salvaguardia della pace. Questa è la prospettiva da perseguire, anche in considerazione della limitatezza delle risorse disponibili e dell'entità, da un lato, degli investimenti da effettuare per la sicurezza e la difesa e della gravità, dall'altro, delle esigenze di rilancio della crescita e dell'occupazione”.

Viene in mente la frase del ministro della Difesa Mario Mauro sulla necessità di “armare la pace per amare la pace”. Ma il comunicato precisa ancora: «A parere del Consiglio Supremo, tale visione è conforme allo spirito e al disposto della legge 244 (un testo del 2012 che, seppur in modo ambiguo, dà al Parlamento la possibilità di esprimersi sugli stanziamenti per nuovi sistemi d’arma, ndr.), anche per quanto attiene alle necessità conoscitive e di eventuale sindacato delle Commissioni Difesa sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, fermo restando che, nel quadro di un rapporto fiduciario che non può che essere fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli, tale facoltà del Parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell'Esecutivo».

Parole chiare, che hanno immediatamente innescato un violento “fuoco di fila” di reazioni trasversali polemiche e invelenite, tutte centrate sulla necessità di tutelare i doveri e i poteri del Parlamento rispetto alla questione, dopo che la Camera si è già pronunciata e il Senato lo farà (dovrebbe farlo?) l’11 luglio.

Insomma, sembra essere cominciato un braccio di ferro tra politici e militari, i cui esiti al momento rimangono incerti.

E allora, alla fine, che decide sugli F35?

 
 
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