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mercoledì 08 dicembre 2021
 
suicidio assistito
 

Troppa confusione ma nessun via libera dal Comitato di bioetica

30/07/2019  Il parere, approvato sulla scorta del caso Cappato e in vista di un’eventuale legislazione sul fine vita, è stato letto come un’apertura favorevole al suicidio assistito. Ma non è così. Il presidente d’Avack: «Abbiamo voluto esporre tutti gli argomenti, pro e contro». Critico il bioeticista della Cattolica Pessina: «Documento deludente e metodologicamente incomprensibile»

Se l’obiettivo, come ha spiegato il presidente Lorenzo d’Avack, era quello di «fare chiarezza» sulla differenza, sottile, tra eutanasia e suicidio medicalmente assistito, spesso confusi non solo dai cittadini ma anche dai parlamentari chiamati a legiferare sul fine vita, il Comitato nazionale di Bioetica (CNB) ha sortito forse l’effetto contrario. Giusta l’intenzione, ossia quella di «svolgere una riflessione sull'aiuto al suicidio a seguito dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale». Il riferimento è al caso di Marco Cappato e «alla sospetta illegittimità costituzionale dell'art. 580 del codice penale». Discutibile il metodo.

Il testo, Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito, è stato licenziato nel corso della plenaria del 18 luglio scorso con 13 voti a favore e 11 contrari. Al termine compaiono tre postille, pubblicate contestualmente al parere. La prima è del professore Francesco D'Agostino per spiegare le ragioni del voto negativo dato al parere; le altre di Assunta Morresi e Maurizio Mori, che pur avendo approvato il documento, hanno voluto precisare le proprie motivazioni di dissenso su alcuni temi trattati. In sostanza, 11 componenti del CNB sono contro il riconoscimento etico e giuridico del suicidio assistito, due contrari ad una legge che lo permetta; la terza opinione, che raccoglie 13 firme, risulta favorevole, a determinate condizioni e con alcune cautele, all’introduzione di una legge sul suicidio medicalmente assistito.

Di fronte a questo quadro ce ne vuole di fantasia per affermare, come hanno scritto alcuni giornali, che il CNB apre sic et simpliciter al suicidio assistito. «Non è un'apertura», ha ribadito infatti all’Ansa il presidente d'Avack, «vorrei che fosse un utile strumento, molto documentato, che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni. Abbiamo voluto fare chiarezza ed esporre tutti gli argomenti, pro e contro».

Adriano Pessina (Università Cattolica): «Documento deludente»

«Pur con tutto il rispetto per il lavoro svolto dagli autorevoli membri del Comitato Nazionale per la Bioetica», ha commentato Adriano Pessina, docente di Filosofia morale e bioeticista dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, «occorre dire che questo è un documento deludente, metodologicamente incomprensibile: ognuno potrà trovarci la posizione che più gli aggrada e si assisterà alla solita descrizione e semplificazione della contrapposizione tra firmatari “cattolici” (ignorando, con poco rispetto, la firma del prof. Di Segni) i contrari, e “laici”, i favorevoli».

Secondo Pessina, «su questo argomento, l’alternativa è chiara, ed è fuorviante leggerla con categorie religiose e secondo il solito schema laici e cattolici: nell’essere a favore o contrari al suicidio assistito, sia sul piano etico, sia su quello giuridico, la differenza è data dal diverso peso che si vuole attribuire al valore morale e costituzionale della tutela della vita umana e al valore morale e costituzionale della tutela dell’autonomia personale. Questo», continua, «è il nodo, che di fatto risponde all’alternativa tra un modello politico-culturale di stampo solidaristico e comunitario e un modello politico-culturale di stampo liberistico e individualistico. Ritengo che esistano buone ragioni etiche e giuridiche per negare che esista un diritto al suicidio assistito, sia perché non esiste alcun diritto alla morte, sia perché il diritto costituzionalmente rilevante della tutela della vita, in particolar modo nelle condizioni di estrema fragilità clinica, psicologica, sociale e economica prevale sul diritto ad esercitare la propria autonomia quando questa si rivolge contro se stessa nell’atto della richiesta del suicidio».

Secondo Pessina, «alla Corte Costituzionale, lungo questa linea, si può rispondere, seguendo la logica costituzionale dell’art. 508, che condanna l’istigazione al suicidio, introducendo una pena differente per l’aiuto al suicidio, perché è evidente che si tratta di due situazioni differenti: ma in entrambi i casi, ciò che risulta importante, è mettere in evidenza che lo Stato non abbandona i propri cittadini alla morte, specialmente in quelle condizioni di estrema vulnerabilità a cui li può sottoporre la malattia».

E conclude: «L’unico punto di convergenza dei membri del CNB riguarda proprio il richiamo alle cure palliative e il monito al non abbandono delle persone malate. Se i membri del CNB fossero partiti da queste conclusioni condivise e le avessero rese operative nelle loro discussioni, forse il risultato sarebbe stato differente e meno disarticolato».

Francesco D'Agostino, 73 anni
Francesco D'Agostino, 73 anni

D’Agostino: «Il compito del Comitato è dare un orientamento chiaro»

  

Il professore Francesco D’Agostino ha spiegato le ragioni del suo voto contrario: «Ho detto no perché, tranne che in rarissimi casi, l'autenticità della richiesta del suicidio assistito è difficilissima da appurare. A chiederlo sono infatti, nella grande maggioranza dei casi, malati molto anziani, in stato di abbandono, confusione mentale, isolamento rispetto alle famiglie: è dunque una richiesta dettata dalle circostanze negative e non autentica. Verificare l'autenticità di una richiesta così impegnativa e, soprattutto, quale sia la reale motivazione alla base, è estremamente difficile», spiega, «ma è anche il cuore della questione. Questo aspetto, invece, nel parere del CNB viene minimizzato». D'Agostino critica inoltre la posizione assunta dal CNB con il parere pubblicato: «Il parere presenta in modo equipollente le due posizioni, ovvero quella dei favorevoli e quella dei contrari, dando ampie argomentazioni per ciascuna di esse. Ma il Comitato non è un'Accademia ed il suo compito è dare un orientamento chiaro e non, al contrario, lasciare chi legge in una situazione ambivalente che produce smarrimento». È vero che il parere «contiene anche delle raccomandazioni condivise, ma si tratta - afferma - di posizioni ovvie». Va infine «sottolineato», conclude, «che il suicidio assistito è condannato da tutta la tradizione medica occidentale ma tale aspetto è banalizzato nel parere, che pone sullo stesso piano posizione favorevole e contraria. In questo modo si incrina l'immagine della stessa professione medica».

Cosa dice su eutanasia e suicidio medicalmente assistito

Nel documento l’eutanasia viene definita come un atto il cui obiettivo è «anticipare la morte su richiesta al fine di togliere la sofferenza» e in questo senso «è inquadrabile all'interno della fattispecie più generale dell'omicidio del consenziente». Il suicidio assistito si distingue dall'eutanasia perché «è l'interessato che compie l'ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile grazie alla determinante collaborazione di un terzo, che può anche essere un medico», ma non necessariamente. Il problema, si rileva nel parere, è che «nell'ordinamento italiano è assente una disciplina specifica delle due pratiche», ossia eutanasia e suicidio assistito, trattati entrambi come «aspetti delle figure generali dei delitti contro la vita».

Gambino (Scienza&Vita): «Nessuna posizione favorevole del Comitato»

  

Sul documento del CNB è intervenuto all’agenzia Sir anche Alberto Gambino, giurista, presidente di Scienza & Vita: «Il parere al momento vede diviso in due il numero dei componenti», spiega, «ci sono 13 componenti a favore della legalizzazione dell'eutanasia e 13 contrari. Bisogna rettificare le notizie che si stanno diffondendo, cioè che ci sarebbe una prevalenza dei favorevoli, perché tra i contrari ci sono due che sono contrari fintanto che in Italia non sia attuata fino in fondo l'implementazione delle cure palliative. Vengono considerati come tre voti diversi, ma in realtà, nel documento la postilla di questi due ribadisce che sono sempre contrari alla legalizzazione. Quindi, non c'è una prevalenza». Evidenziando che in Europa sono solo tre i Paesi dove si è accolto il suicidio assistito e l'eutanasia (Belgio, Olanda e Lussemburgo), il presidente di Scienza & Vita sottolinea che si tratta di nazioni che «hanno sistemi sanitari dove la valutazione della dignità della vita è legata a una lettura efficientista». «In Italia e nei Paesi del Mediterraneo si è sempre rifiutato di fare un discorso su cos'è la vita degna di essere vissuta». E avverte: «Nel momento in cui si dovesse legalizzare quest'alternativa al fine vita, non sarebbero solo le persone più radicali ed estreme a prendere questa scelta, ma purtroppo ci sarebbero decine e decine di situazioni particolari che indirettamente vedrebbero attuarsi nei loro confronti forme di abbandono e, attraverso una scelta un po’ forzata, si troverebbero a chiedere l'esito finale della loro vita attraverso una iniezione letale».

 
 
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