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venerdì 24 settembre 2021
 
 

Cina, la Chiesa in ostaggio

24/05/2012  Intervista esclusiva con il cardinale Zen: l’allarme per la prospettiva di uno scisma nella Chiesa cattolica che deve subire le pressioni del regime di Pechino.

Joseph Zen Ze-kiun, 80 anni, vescovo emerito di Hong Kong (foto Getty).
Joseph Zen Ze-kiun, 80 anni, vescovo emerito di Hong Kong (foto Getty).

La Chiesa cattolica cinese? Si trova sull’orlo di un vero e proprio scisma, divisa tra una componente fedele al Papa e un’altra di cui fanno parte vescovi ordinati senza l’autorizzazione del Santo Padre. Ma purtroppo i cristiani occidentali non si rendono conto della gravità della situazione, con la Chiesa (13 milioni di seguaci su 1,3 miliardi di abitanti) “ostaggio” del potere politico e il Partito comunista che – attraverso l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi – cerca in tutti i modi di influenzare la vita interna delle diverse comunità cattoliche.
È un grido d’allarme quello che il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, affida a Famiglia Cristiana alla vigilia della Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina: istituita da Benedetto XVI nel 2007, si celebra in tutto il mondo il 27 maggio, festa di Maria aiuto dei cristiani.
Originario di Shanghai, salesiano, 80 anni portati benissimo, Zen è una delle voci più coraggiose che, in questi anni, si sono levate a denunciare la brutalità del regime cinese. Con analoga fermezza egli ha sempre denunciato i ripetuti tentativi del Governo di Pechino di assoggettare la Chiesa cattolica. Il cardinale Zen sarà in Italia il 25 maggio prossimo, per chiudere con la sua testimonianza l’VIII Festival Biblico di Vicenza. L’abbiamo intervistato in occasione dell’ultima riunione della Commissione vaticana per la Chiesa cattolica in Cina.

– Eminenza, la situazione è davvero così grave, al punto da scomodare lo spettro di un traumatico scisma?
«Sono i fatti a dirlo. Basta vedere cos’è accaduto solo poche settimane fa: all’ordinazione episcopale di monsignor Giuseppe Chen Guangao, vescovo di Nanchong con l’approvazione della Santa Sede, ha voluto partecipare anche monsignor Paolo Lei Shiyin, vescovo di Leshan, ordinato il 29 giugno scorso senza il mandato papale. Un gesto di sfida, che io commento con le frasi rilasciate da monsignor Savio Hon, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, all’agenzia AsiaNews: “Se si sceglie la via della disobbedienza, non si risolve nulla e si rischia l’autodistruzione”».

Due giovani fedeli a Pechino. I cattolici sono un'esigua minoranza: circa 13 milioni (foto Getty).
Due giovani fedeli a Pechino. I cattolici sono un'esigua minoranza: circa 13 milioni (foto Getty).

– Lei parla di gesti di sfida. Perché?
«Le ordinazioni episcopali illecite, così come la partecipazione di vescovi illeciti a consacrazioni di vescovi in comunione con il Santo Padre, vanno contro ogni regola. Il singolo atto di debolezza di una persona si può anche compatire, ma ai gesti di sfida si deve rispondere con chiarezza. Pena lasciare i fedeli nell’ambiguità».

Un momento dell'ultima veglia Pasquale a Pechino (foto Getty).
Un momento dell'ultima veglia Pasquale a Pechino (foto Getty).

– Padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime esperto di Asia, ha appena pubblicato un libro, Quale futuro per la Chiesa in Cina? (Emi), dove paventa il rischio di una separazione di fatto della Chiesa cinese da Roma. Lei che ne pensa?
«Ho letto tutto d’un fiato il libro in questione e dico che se anche il mite Lazzarotto usa questi toni è perché la situazione risulta molto grave: solo la pazienza del Santo Padre ci impedisce di chiamare scismatica questa Chiesa, che tale è di fatto. C’è chi, tra il popolo, “assolve” i vescovi che vengono a patti con Pechino perché “sotto pressione”. Ma io chiedo: sotto pressione tutto è concesso? Anche l’apostasia? Già: quando si parla delle ordinazioni dei vescovi, e dunque della successione apostolica, è evidente che c’è di mezzo l’essenza della fede».

– Un vescovo “ribelle” agli occhi del Partito, monsignor Li Lianghui di Cangzhou, solo pochi mesi fa ha subito il lavaggio del cervello. Episodi come quello accadono ancora?
«Sì, come nel caso del coadiutore di Wangzou, Shao Zhumin, leader delle comunità cattoliche non ufficiali: è stato prelevato e portato via per settimane. Una cosa incredibile».

Poliziotti a Shanghai (foto Getty).
Poliziotti a Shanghai (foto Getty).

– Mancano pochi mesi al congresso del Partito comunista: cosa possiamo aspettarci dalla nuova leadership? Arriverà finalmente una generazione di capi più aperta alle religioni, e dunque anche al cattolicesimo?
«Nella situazione attuale nessuno osa andare contro l’indirizzo politico adottato. I massimi dirigenti hanno altre priorità. È a un livello inferiore che vengono commesse le ingiustizie destinate a colpire la Chiesa».

La chiesa cattolica dell'Est a Pechino (Dong Tang), dedicata a San Giuseppe (foto Getty).
La chiesa cattolica dell'Est a Pechino (Dong Tang), dedicata a San Giuseppe (foto Getty).

– Nella prefazione al Libro rosso dei martiri cinesi (San Paolo) lei ha scritto, qualche anno fa: «Mi auguro che i giovani sacerdoti e i fedeli cinesi raccolgano dalla bocca degli anziani le storie di sofferenza e martirio che non sono state ancora registrate. Sarà un servizio alla nostra Chiesa, alla nostra Nazione e alla Chiesa universale». Pensa che proseguire in questa “raccolta della memoria” possa essere fecondo? Oppure, in nome del dialogo, è meglio soprassedere?
«Di fatto oggi un dialogo con il Governo non c’è, per cui non vedo controindicazioni. È importante, piuttosto, che i credenti si incoraggino a vicenda, scambiandosi le testimonianze dei martiri. Di più: io credo che i tempi siano maturi per procedere alla canonizzazione di martiri del comunismo, mentre ci si è fermati agli anni Trenta».

Joseph Zen Ze-kiun (foto Getty).
Joseph Zen Ze-kiun (foto Getty).

– Il 24 maggio si celebra la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina. Lei ha la sensazione che in questi anni la Chiesa universale abbia preso coscienza dell’urgenza di stare accanto ai nostri fratelli di fede cinesi?
«Non dappertutto c’è una percezione corretta della gravità della situazione in Cina. Occorre stimolare i fedeli su questo. E poi è molto importante pregare. Personalmente ho fatto stampare molte copie di materiali per la Giornata di preghiera per la Cina in Europa. Di recente anche il Papa l’ha ricordato in un’udienza del mercoledì: la comunità cristiana primitiva, nel pieno della persecuzione, non cercava strategie umane, ma con gioia proclamava la verità e pregava Dio».

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