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lunedì 06 dicembre 2021
 
l'intervento
 

«Sulla cannabis lo Stato fa lo spacciatore in guanti bianchi»

27/07/2016  Francesco Belletti, direttore del Centro Studi Famiglia, definisce «irresponsabile e ideologico» il disegno di legge sulle droghe leggere per tre motivi: non è la priorità per il Paese in questo momento; configura, come per il gioco d’azzardo, uno Stato che fa affari sulla droga ed è un pessimo esempio per i giovani

Siamo ai saldi di fine stagione, nel Parlamento italiano, al termine di questo luglio così drammatico a livello mondiale, sia per l’emergenza terrorismo che per lo scenario politico ed economico, con Brexit, tentato golpe in Turchia, banche italiane ancora sotto accusa (e sotto attacco), campagna presidenziale negli Stati Uniti, dati sulla povertà delle famiglie e dei bambini in costante e drammatica crescita. Eppure, in un Parlamento deserto (lunedì le immagini parlavano chiaro), si discuteva e si tentava di decidere di cannabis, di liberalizzazione e/o di legalizzazione della marijuana, di una droga che sempre di più si diffonde tra adulti e minori (anche sotto i 12 anni!).

Un primo dato va sottolineato: purtroppo oltre 200 parlamentari hanno firmato la proposta di consentire a ogni italiano di coltivare/possedere un “modico quantitativo” di droga, per scopo ricreativo. Già questa preoccupazione per gli “scopi ricreativi” dice molto della assoluta incapacità di individuare le priorità del Paese. E in più ce la raccontano come una conquista di civiltà e di libertà: sì, la libertà di poter dipendere da una sostanza! Secondo elemento: non contenti di consentire ai singoli la modica quantità, si possono costituire dei “cannabis social club”.

Anche in questo caso un bell’esempio di antilingua, dove per far passare una cosa evidentemente sbagliata agli occhi dei più si usa l’inglese: si tratta di “associazioni di persone” per produrre e consumare droga, superando così, in modo auto organizzato e quasi “conviviale”, il problema dei limiti individuali di produzione e consumo di sostanze. Oggi questo tipo di aggregazione si chiamerebbe “associazione a delinquere”, perché la droga fa male ed è vietata; togliendo il divieto, questa associazione diventerebbe invece una «allegra combriccola di persone che si divertono fumando delle canne per combattere la noia e le tensioni della vita moderna». Per di più meritoria perché pagherebbe le tasse.  Davvero ci vogliono prendere per il naso…

L'Aula della Camera deserta per la discussione sulla proposta di legge sulla cannabis
L'Aula della Camera deserta per la discussione sulla proposta di legge sulla cannabis

Questa proposta di legge è irresponsabile e ideologica

Sempre in tema di antilingua, non ci convince proprio l’argomento per cui “togliamo i soldi alla malavita” e per di più ci recuperiamo le tasse. Come da sempre siamo contro lo stato biscazziere, rispetto all’azzardo. Figuriamoci se siamo per lo Stato «spacciatore in guanti bianchi». 
È poi tutto da dimostrare che in questo modo si toglie mercato alle narcomafie, che hanno già ampiamente dimostrato di sapersi riorganizzare in mille modi, su mille sostanze, su mille scenari mondiali.

Il dibattito parlamentare di lunedì ha sortito un esito buono e uno cattivo. Il risultato positivo è che tutto è stato rinviato a settembre, ottobre (oltre 1500 emendamenti, nessuno discusso). Meno male, che fretta c’era? Il risultato negativo è che il dibattito è stato incardinato in agenda, in autunno, mentre decine di proposte di legge su problemi più rilevanti, che aspettano risposta, sono tuttora in lista d’attesa. Davvero questo tema è una priorità del Paese? Riteniamo che la proposta di legge in questione sia irresponsabile ed ideologica, e le sue conseguenze saranno certamente dannose per il Paese e per le nuove generazioni.

Ci stupisce che oltre 200 parlamentari l’abbiano sottoscritta: la loro è un’azione certamente legittima, anche se sbagliata, ma è altrettanto legittimo che da genitori, da educatori, da cittadini di questo Paese facciamo sentire la nostra voce con forza, per dire il nostro no. Noi non votiamo in Parlamento, ma possiamo farci sentire con mail, sui social network, contattando i parlamentari che conosciamo, usando ogni mezzo di comunicazione possibile. Non arrendiamoci!  Legittimare l’uso di una droga – ingannevolmente e colpevolmente definita “leggera” – è un grave colpo al bene comune del Paese, e contraddice il sentire comune delle famiglie, e soprattutto di chi ha figli. La responsabilità di dire no si gioca soprattutto verso le nuove generazioni, che, quando guarderanno gli adulti nei “cannabis social club”, cosa volete che penseranno? Che la vita è solo un grande luna park. In cui l’importante è giocare: per vincere un quiz, o una lotteria, o andando alla caccia dei Pokemon per le strade della città, o fumando una canna. Diciamo no, e facciamo sentire la nostra voce.                                                                                                                     

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