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«Sulla maternità surrogata apriremo un confronto nel Pd»

23/03/2023  A colloquio con Stefano Lepri, membro della direzione dem, uno dei padri della Legge sull'assegno unico per le famiglie. «Noi cattolici in minoranza? Da Zingaretti in poi, grazie anche a una torsione sui diritti individuali che prima non c'era». Enrico Letta e il mistero del "matrimonio egualitario" nel programma del partito che apre potenzialmente la strada all'utero in affitto

Stefano Lepri.
Stefano Lepri.

Sui diritti individuali l'avvento di Elly Schlein alla segreteria del Pd agita le acque tra i cattolici democratici. L'ultimo capitolo riguarda la liberalizzazione della marijuana, il penultimo la maternità surrogata (o percorso di gestazione per altri, come chiamano con un termine gentile l'utero in affitto i suoi propugnatori). Il cattodem Stefano Lepri, membro della direzione del partito, già senatore nell'ultima legislatura 2018-2022, uno dei padri della legge sull'assegno unico, spiega che un confronto nelle opportune sedi sarà inevitabile. 

C’è ancora posto per i cattolici nel Pd dopo l’avvento della Schlein?

«Certamente, c’è nella misura in cui il Pd si conferma ciò che deve essere»

E come deve essere il Pd?

«Come l’abbiamo costituito: un partito plurale, sintesi delle diverse culture che hanno scritto insieme la Costituzione, dove non c’è una primazia ma una positiva tensione nel far incontrare sensibilità diverse. Una sintesi perfetta e bilanciata non è sempre possibile, ma l’importante è che si garantisca la rappresentanza di visioni e valori talvolta anche diversi. Diciamo che per i cattolici democratici la risposta alla sua domanda è un sì, ma condizionato alla piena agibilità politica»

La Schlein sembra favorevole alle nozze tra persone gay, alla maternità surrogata, all’adozione di figli da parte di coppie omogenitoriali, all’eutanasia, alla liberalizzazione delle droghe leggere. Forse c’è qualche problema per i cattolici democratici che militano nel Partito democratico, che sui diritti individuali sembra fare sempre più concorrenza al Partito radicale …

«Un conto è la narrazione, un conto sono i fatti. Il Pd sui temi sensibili ha in realtà finora fatto una sintesi equilibrata. Questa enfasi sul Pd come nuovo partito radicale di massa mi pare alimentata ad arte. Se guardiamo alla sostanza dell’azione legislativa le cose stanno su un piano differente.  La legge sul fine vita del 2017, ad esempio, è apprezzata da tutti, tanto che anche Gandolfini, presidente del Family Day, venne in commissione Giustizia nel corso di audizioni dicendo che andava bene. La proposta di legge sul suicidio assistito (non approvata) è stata curata da Alfredo Bazoli, che ne ha circoscritto i casi introducendo altri limiti oltre quelli già definiti dalla Corte Costituzionale. Nessuno nel Pd ha mai parlato di eutanasia, almeno finora. Mi risulta invece che sia stato il leader del Terzo Polo Calenda a fare dichiarazioni a suo favore. E non dimentichiamo il sostegno alla famiglia e alla maternità. Insieme a Graziano Delrio ho proposto e guidato l’approvazione della legge sull’Assegno unico per i figli, probabilmente la più importante riforma della scorsa legislatura. Una misura, inoltre, che rimuove davvero l’ostacolo economico a portare avanti una gravidanza indesiderata. L’idea del Pd come partito radicale di massa va sfatato».

Però la Schlein sta andando dritto come un treno su questi temi …  sul riconoscimento delle coppie gay come famiglie e sulle adozioni è già pronto un disegno di legge.

«Di dichiarazioni della Schlein io ne conosco due: sul riconoscimento di tutele e diritti ai figli delle coppie omogenitoriali e sulla legalizzazione delle droghe leggere. Sono dichiarazioni generali, che possono trovare modi diversi di applicazione. Non mi risulta si sia mai pronunciata a favore della maternità surrogata»

Sabato 18 marzo la neo segretaria è salita sul palco delle Famiglie Arcobaleno, in Piazza della Scala, dove si è reclamato anche il diritto alla maternità surrogata …

«Sulla maternità surrogata come cattolici popolari abbiamo dichiarato contrarietà. Molti tra noi hanno fatto pubbliche dichiarazioni in tal senso. Del resto lo stesso Bonaccini ha detto di essere contrario a questa pratica. La discussione è appena iniziata ed è evidente che questo tema verrà discusso negli organi di partito e nei gruppi parlamentari».

Con Schlein, il dibattito sembra aver preso una tale impronta da far passare come scontata l’automatica registrazione anagrafica come genitori di entrambi i partner della coppia omogenitoriale

«No, non è scontato, il dibattito è articolato anche entro il Pd. Personalmente ritengo necessario dare tutela ai minori, nel senso di consentire l’adozione del figlio del partner, purché essa passi attraverso una preventiva valutazione di idoneità, caso per caso, da parte del giudice minorile. Non ci può essere un automatismo, anche perché finirebbe per legittimare la maternità surrogata effettuata all’estero, che in Italia è reato».

Il Centrodestra vorrebbe rendere l’utero in affitto un reato internazionale. E’ d’accordo?

«Non ho ancora visto l’ultimo testo che Fratelli d’Italia vuole portare in Parlamento, ma in linea di principio è ragionevole pensare che si debba evitare l’aggiramento del reato. Se dobbiamo essere coerenti, la maternità surrogata non può essere reato in Italia e legale all’estero. Le destre però dovrebbero anche ammettere che il reato vale anche per le coppie eterosessuali, che ne fanno ricorso nella maggioranza dei casi e che invece hanno una certa facilità nel registrare in Italia i figli ottenuti dalla maternità surrogata all’estero. Diversamente mostreranno di avere una doppia morale».

Nel programma politico del Pd c’è il cosiddetto matrimoni egualitario, che apre la strada all’adozione dei figli di terzi da parte delle coppie gay

«La questione dell’adozione del figlio di terzi è diversa. Infatti, il numero di coppie valutate idonee all’adozione supera oggi, di gran lunga, il numero di minori dichiarati in stato di adottabilità, al punto che la maggior parte di esse non vedono realizzata la loro aspirazione.  Non si dubita che single o coppie diverse da quelle sposate eterosessuali possano essere buoni genitori, tuttavia la riconosciuta stabilità di coppia e la complementarietà genitoriale (un padre e una madre, n.d.r.) rappresentano sicure condizioni a tutela del minore. Se ci si vuole mettere dalla parte dei bambini e degli adolescenti, possiamo dire che non serve estendere la condizione di stato civile dei possibili adottanti.

Cosa ha spinto Enrico Letta, un cattolico praticante, a inserire il matrimonio egualitario nel programma?

«Questo dovete chiederlo a lui. Siamo rimasti sorpresi da questa indicazione, contenuta nel programma delle scorse elezioni politiche senza confronto nel partito».

E ora? Ci sarà una fase di confronto? Darete battaglia?

«Non mancherà il confronto, anche aspro se serve. L’umanissimo desiderio di essere genitore non può infatti diventare pretesa assoluta, se va contro la dignità delle donne e i diritti del bambino a conoscere la sua identità biologica. Cercheremo di comporre le diverse legittime posizioni e aspirazioni».

I cattolici democratici sono minoranza dentro il partito?

«Mi lasci fare una premessa. Quindici anni fa noi, che eravamo già nella Margherita, contribuimmo a fondare convintamente il Pd. Tra i nostri leader ricordo Prodi, Marini, Castagnetti, Bindi, Franceschini, Letta, Delrio, Renzi, Sassoli e Mattarella, solo per ricordare i più noti. Non siamo qui per caso. Voglio dire che i Popolari sono “azionisti” di questo partito e hanno contribuito, con le idee e con autorevoli leader, alla sua causa. Abbiano avuto sette segretari, di cui tre cattolici praticanti (Franceschini, Renzi, Letta n.d.r.). La scommessa è stata questa: invece di fare sintesi tra partiti la facciamo dentro un partito, che diventa una formazione a vocazione maggioritaria, capace di parlare a molti e di essere votato da molti.  Questa è stata la scommessa. In questi quindici anni ci sono stati punti deboli ma anche molte buone scelte, per le quali il Pd si è battuto in modo decisivo: la stabilità dei conti pubblici, la politica estera a sostegno dell’Unione europea, l’idea di pace come cooperazione tra i popoli, l’accoglienza ai migranti, la legge sul terzo settore, la difesa della sanità pubblica, il Pnrr. Credo che l’Italia dovrebbe essere grata al Pd».

Torno alla domanda, se non le spiace: i cattodem oggi sono minoranza dentro il Pd?

«Non si tratta di fare i conti, ma di leggere i percorsi di questi anni. A seconda del segretario, e dell’esito congressuale abbiamo contato di più o di meno e siamo stati più o meno rappresentati. La segreteria Zingaretti ha avviato una certa esasperazione sui temi etici e un inutile massimalismo sui diritti sociali, ora con Schlein vedremo. C’è il rischio di una torsione individualistica e velleitaria, ma questo non ci fa certo arrendere, né ci porta a pensare che il Pd non serva più».

È dopo questa “torsione individualistica" che i cattolici diventano minoranza?

«No, si diventa di più o di meno a seconda degli esiti congressuali. Chi vince il congresso ha anche il potere di definire la maggioranza dei dirigenti di partito e dei gruppi parlamentari. Ma è un meccanismo che non funziona bene. Per questo servirà batterci per una nuova legge elettorale con le preferenze, o almeno per fare le “parlamentarie” dentro il Pd, di modo che il partito rifletta meglio il suo bacino elettorale. Poi, nei territori, la presenza di amministratori locali o regionali di cultura popolare è molto ricca».

La nomina da parte della Schlein della cattolica Loredana Capone alla vicepresidenza è un modo per rassicurare i cattolici popolari?

«Può darsi, ma credo sia anzitutto un importante segno di attenzione al Sud e al ruolo che le donne si stanno guadagnando nel partito».

 

(nella foto, Elly Schlein con Alessandro Zan, primo firmatario del ddl che porta il suo nome, al sit-in delle Famiglie Arcobaleno del 18 marzo scorso in Piazza della Scala). 

 
 
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