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domenica 19 maggio 2024
 
Mostra del cinema di Venezia
 

Suspiria, l'orrore ora arriva dalla realtà

03/09/2018  Il film di Luca Guadagnino si discosta moltissimo dal capolavoro di Dario Argento. Il risultato è una sinfonia sul potere femminile che ha suscitato un'accoglienza contrastante, ma che non lascia indifferenti.

Sei atti e un epilogo. Sei movimenti di una sinfonia in crescendo, che divide fin dalla prima inquadratura. Suspiria non è un film adatto a tutti i palati, con la sua estetica della violenza portata al limite, con l’angoscia che si abbatte sulla platea. Bisogna avere lo stomaco e la mente aperta. Dimenticate il capolavoro di Dario Argento, le sue atmosfere da favola nera e i colori violenti. Luca Guadagnino ne mantiene solo la struttura: il titolo, la scuola di ballo, e la ragazza innocente buttata in mezzo all’impossibile.

Il regista si sposta nella Berlino del 1977, quella del muro e della banda Baader Meinhof, del terrorismo, con la paura che serpeggia per le strade. I telegiornali parlano di attentati, sequestri, ostaggi, e l’atmosfera è sempre più cupa. L’orrore vero arriva dalla cronaca, dalla realtà. I corridoi bui dell’istituto sembrano le vie grigie di Berlino. La capitale tedesca è un luogo svuotato da ogni speranza. E gli artisti si creano mondi alternativi, luoghi dove inseguire la libertà. Ma la danza non rappresenta uno sfogo delle passioni represse, un modo per elevarsi. Tutt’altro.

La guerra è finita da molti anni, ma brucia ancora nell’anima di chi l’ha vissuta. Non c’è spazio per la ricerca della bellezza, la società impone di chiudersi in se stessi, di reprime invece che aprirsi agli altri. Così il ballo si trasforma in un’imposizione, una rigida disciplina che divora chi ci si accosta. I maestri comandano, i giovani li seguono in silenzio, divorati dall’ambizione di poter calcare i palcoscenici di tutto il mondo.

A comandare sono le donne, in una storia tutta al femminile. Si sfidano per il potere, sottomettono gli uomini, si rivelano creature selvagge. L’ingenuità è un privilegio che si perde presto: bisogna saper affrontare il pericolo, acquisire consapevolezza. Hanno una loro gerarchia, ricorrono a qualsiasi mezzo per essere venerate come leader. Ma allo stesso tempo sono sorelle, madri e figlie. I genitori vengono descritti come despoti, che invece di ascoltare i loro bambini li allontanano, li sfruttano per raggiungere altri scopi.

In Suspiria regnano le tenebre. L’incubo è dentro e fuori, nel pensiero e nei gesti. È un film di corpi che si agitano, che cercano di raggiungere la luce mentre brancolano nel buio. Il montaggio è rapido, mentre i tempi sono dilatati. Guadagnino non ha fretta, rallenta le immagini, le rende sfocate, per trasportarci in un’atmosfera onirica. Le pareti si illuminano, ci sono “luccicanze” ovunque. La protagonista di notte è tormentata e di giorno cerca di sembrare sicura di se stessa. Tutti fingono, tutti recitano una parte. Non ci si può fidare di nessuno, specialmente del proprio sguardo. Bisogna andare in profondità, non fermarsi alle apparenze. Per questo, in sala, gli applausi si sono mescolati ai fischi. Sorprendente, difficile da decifrare, il film che ci voleva per scuotere il Lido.

Nella foto: Dakota Johnson e Tilda Swinton

 
 
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