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giovedì 20 gennaio 2022
 
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Svimez: il Sud torna all'era dei Borbone

30/07/2015  Lo scorso anno sono nati nel nostro Mezzogiorno gli stessi bambini di 150 anni fa (174mila bambini). E’ il dato che fotografa lo stato del meridione.E fa il punto sul divario tra due Italie. Ma importa ancora a qualcuno che metà del Paese stia andando alla deriva?

Il rapporto Svimez che ogni anno fa il punto sull’andamento della economia meridionale, ha quest’anno un numero che rivela una svolta. Storica. Non è il numero che si riferisce alla crescita che non c’è (+ 13% tra il 2000 e il 2013, peggio della Grecia) o sulla quota di occupati che sta ai mini dal 1977 (5,8 milioni in tutto). Non è nel dato sulla disoccupazione femminile (una donna su tre che non lavora) o  in quello legato al rischio povertà (una famiglia povera su 10 al centro-nord, una su tre al Sud). Non sta nemmeno nel dato che racconta la desertificazione industriale del nostro Mezzogiorno (perso in 6 anni il 34% del prodotto del settore manifatturiero). Su tutti questi numeri prevale un altro dato, quello che a che fare con i figli, da sempre la risorsa immateriale prevalente in quelle terre.  “Nel 2014 al Sud – scrive la Svimez - si sono registrate solo 174mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia”. Avete letto bene: il Sud ha fatto gli stessi figli che faceva 150 anni fa. “Il Sud – prosegue la Svimez - sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. In sostanza, si legge nel rapporto, è quindi destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%.

Siamo dunque tornati al regno dei Borboni. Ma in questo luglio torrido nessuno se ne accorge. La politica ha altro in agenda. C’è il blackout elettrico a Fiumicino; il caso Azzolini e la mancata autorizzazione a procedere del Parlamento. C’è la nuova formazione politica guidata da Denis Verdini e la vendita di Italcementi ai tedeschi di Heidelberg, un altro pezzo di Italia che se ne va. Sul Sud zero. La grande bellezza è soltanto un grande oblio.

Qualche giorno fa, a proposito di Italia,  il Fondo Monetario Internazionale ha parlato di “generazione bruciata”. Chi è nato in questi anni avrà davanti un futuro impervio, tutto in salita. Paese a crescita debole, lavoro precario. Certo, scegliere il filo da tirare in questa matassa non è cosa facile. Ma esiste una matassa più aggrovigliata all’interno di quella principale, ed è proprio il Sud. Scomparso dai radar della politica. Fuori dall’agenda di chi ci governa.

Muore la speranza quando si finisce di fare figli. Brucia il senso del futuro. È qualcosa in più del dato economico. È un fatto emotivo, affettivo, esistenziale. E’ il segno di un fallimento collettivo, di cui siamo tutti partecipi, non solo chi ci governa.

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