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Tabò: La riforma farà bene al terzo settore

13/07/2014  Ecco il giudizio di Stefano Tabò, il presidente di CSVnet, cioè il coordinamento nazionale dei Centri Servizi per il Volontariato (Csv). Istituiti nel 1991 in via sperimentale, i CSV dovrebbero essere ora rivisti e promossi in modo sistematico con la Riforma del Terzo Settore.

Ecco il giudizio di Stefano Tabò, il presidente di CSVnet, cioè il coordinamento nazionale dei Centri Servizi per il Volontariato (Csv). Istituiti nel 1991 in via sperimentale, i CSV dovrebbero essere ora rivisti e promossi in modo sistematico con la Riforma del Terzo Settore. 

Perché sono importanti le novità sui CSV contenute nella Riforma?
«È la prima volta che il termine “sistema” viene utilizzato in un testo normativo per riferirsi ai CSV. È una scelta significativa che recepisce un’intuizione del nostro coordinamento: non più e non solo singoli CSV capaci, ognuno per proprio conto, di radicarsi territorialmente per cogliere e corrispondere ai bisogni del volontariato. La nascita dei CSV ha risposto a processi locali spesso indipendenti l’uno dall’altro, che nei risultati hanno generato una ricca e multiforme esperienza. Oggi però possiamo parlare di una rete vitale di CSV (un “sistema” appunto) che si coordinano e cooperano per perseguire, con maggiore qualità ed efficacia, la promozione del volontariato italiano. Ragionare come “sistema” esige programmare l’attività dei CSV in una logica unitaria ed integrata. Vuol dire controllare per esempio che le risorse provenienti dalle Fondazioni bancarie si distribuiscano in modo equo in tutto il territorio nazionale. Significa favorire il trasferimento di buone prassi tra CSV, ma anche evitare che si duplichino fatiche ed investimenti. Abbiamo iniziato a farlo da tempo, ma il cammino da compiere è ancora considerevole: una normativa per favorire questa prospettiva non può che farci piacere oltre che responsabilizzarci ulteriormente».

Cosa fanno i  CSV italiani?
«Settantotto CSV, attraverso 409 punti operativi (tra sedi centrali e sportelli), forniscono una vasta gamma di servizi: formazione, consulenza, strumentazione, logistica, raccolta e diffusione di dati e di informazioni, orientamento degli aspiranti volontari, educazione ai valori del volontariato, iniziative per la crescita della cultura della solidarietà e della cittadinanza attiva, sostegno alle diverse organizzazioni esistenti, promozione di nuove, sostegno nella progettazione, affiancamento nei rapporti con le pubbliche istituzioni, con le aziende, con i media, con le università. In un tempo storico dove prevale la frammentazione, i CSV costituiscono un’autentica realtà di rete: potrebbero essere contagiosi!»  

 Sottolineate come finalmente si passi dalla sperimentazione al sistema. Cos’è cambiato?
«I CSV furono istituiti nel 1991 con la Legge 266, che all’articolo 15 prevede la costituzione di “centri di servizio a disposizione delle organizzazioni di volontariato, e da quelli gestiti, con la funzione di sostenerne e qualificarne l’attività”. Nulla fu detto di più sul loro profilo. Insieme alle speranze, c’erano molti dubbi sulla reale capacità gestionale del mondo del volontariato, così diversificato e frammentato. Oggi i CSV rappresentano il 52% delle migliaia di organizzazioni italiane, contano oltre 700 volontari democraticamente eletti, centinaia di operatori professionali (equivalenti a 560 unità di lavoro a tempo pieno). Anche sullo scenario europeo e internazionale, è ora possibile immaginare nuovi compiti per i CSV. Alcuni esempi su cui intensificare l’intervento: la promozione del volontariato nelle scuole; la certificazione delle competenze derivanti dall’attività di volontariato; l’affiancamento delle organizzazioni negli adempimenti tesi ad assicurare trasparenza ed affidabilità contabile; il supporto per una maggiore presenza ed incidenza del volontariato italiano nell’Ue; la promozione del volontariato di impresa e di quello professionale, la azioni per l’assegnazione di immobili pubblici dismessi e dei beni confiscati alle mafie a favore dei soggetti di Terzo Settore. Si potrebbe poi valorizzare la conoscenza diretta dei CSV sul volontariato nei singoli territori con la tenuta dei vari registri pubblici, peraltro da sinergizzare per evitare duplicazioni di richieste alle stesse associazioni»
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 Nel complesso, il giudizio sulla Riforma è quindi positivo?
«Sì, in attesa di conoscere il testo definitivo. Sappiamo che una partita dirimente si giocherà sul profilo identitario che la riforma normativa garantirà al volontariato. L’approccio con cui il Governo si è mosso sembra rispettoso della storia che l’accompagna. Il Decreto delega metterà mano, con una logica di semplificazione ma anche di riorganizzazione, al Codice Civile e all’insieme delle leggi sul Terzo Settore. Uno dei compiti dei CSV sarà anche quello di mantenere costante l’attenzione su ciò che sarà via via approfondito e definito nella Riforma». 

 
 
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