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mercoledì 08 luglio 2020
 
Legge di stabilità
 

“Tagliati” anche i patronati

14/11/2014  Un altro colpo di forbice: via 150 milioni di euro ai patronati. Così milioni di cittadini, specie quelli delle fasce meno abbienti, perderanno molti servizi gratuiti, e non sapranno come far valere i propri diritti. Le Acli spiegano perché questo provvedimento colpirà i più deboli. E intanto si raccolgono le firme per evitare il taglio: già 250 mila in pochi giorni.

«Una misura incomprensibile», è il termine più usato dagli addetti ai lavori in riferimento al taglio di 150 milioni, riguardante i servizi al cittadino da parte dei patronati, previsto dalla Legge di Stabilità in discussione in questi giorni alla Camera.

Una misura che ha colto di sorpresa una larga parte di quei “corpi intermedi”, che per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi rischiano, nei confronti della società, «una dis-intermediazione che avviene per i fenomeni di cambiamento che la realtà sta producendo». Sembrava, quando a ottobre alla Leopolda furono pronunciate queste parole dal premier, che il superamento di questi importanti settori della società, non dipendessero dalla politica del governo, ma da fattori estranei a essa, riconducibili invece a trasformazioni sociali.

Certo è che, se il provvedimento incluso nella Legge di Stabilità dovesse essere approvato così com’è, la dis-intermediazione dei Patronati avrebbe una genitorialità chiara. La riduzione del 35% dell'aliquota previdenziale destinata ad alimentare il fondo patronati non costituisce un risparmio per nessuno.

Lo 0,226% dei contributi sociali versati da circa 21 milioni di lavoratori oggi assicura a oltre 50 milioni di persone la possibilità di usufruire dei servizi gratuiti dei patronati. Un aliquota prelevata dalla busta paga dei lavoratori che va a sostenere moltissimi servizi (larga parte dei quali completamente gratuiti) anche e per coloro che non hanno né un lavoro né un reddito.

L’amarezza traspare tutta, nelle parole di Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli: «Onestamente, non ce lo aspettavamo, non comprendiamo il senso di un provvedimento del genere, che andrebbe a danno di moltissime persone. Ricordo che, diversi anni fa, il partito radicale tentò una proposta analoga ma una sentenza della Corte Costituzionale, la 42/2000, sentenziò la non compatibilità della proposta con l’articolo 38 della Costituzione».

I punti interrogativi, del Presidente delle Acli, sul provvedimento in esame, sembrano essere diversi e di non piccola entità: «Se dovesse andare in porto il taglio ai fondi destinati ai servizi dei patronati, il danno sarebbe enorme su più fronti: milioni di utenti di fascia economica medio-bassa resterebbero senza assistenza fiscale/burocratica. A chi potrebbero rivolgersi i tantissimi poveri, extracomunitari, invalidi civili, disoccupati, precari di ogni tipo, che ogni giorno si affacciano nelle nostre sedi per richiedere assistenza?».

Paola Vacchina, presidente nazionale del Patronato Acli. In copertina: Gianni Bottalico.
Paola Vacchina, presidente nazionale del Patronato Acli. In copertina: Gianni Bottalico.

"Assistiamo ogni giorno 30.000 persone"

Anche Paola Vacchina, presidente nazionale del Patronato Acli, dichiara la sua preoccupazione per come potrebbero finire molti servizi erogati quotidianamente dalle sedi dei patronati Acli: «Abbiamo avuto sempre come unico riferimento del nostro agire la persona. Tutto il nostro impegno è rivolto solo ed esclusivamente nell’interesse dell’assistenza ai cittadini, soprattutto ai soggetti più deboli di questa nostra società, che spesso non sanno come orientarsi per accedere ai loro diritti. Ogni giorno i patronati in Italia assistono più di 30.000 persone. Da molti anni svolgiamo il nostro lavoro in modo professionale e costruttivo; anche il confronto che ci vede impegnati con i rappresentanti dell’istituzioni, è unicamente teso a costruire  insieme un servizio migliore e più completo per tutti i cittadini e soprattutto per coloro che sono in difficoltà».

Per fare tutto questo sono schierate in campo forze considerevoli che, se fossero confermati i tagli, subirebbero dei ridimensionamenti: «Le Acli hanno un potenziale umano di qualità e quantità. La nostra forza è il prezioso patrimonio di 936 dipendenti e di circa 3.000 volontari, che si prodigano all’interno delle nostre sedi: come potremmo gestire con risorse economiche nettamente inferiori tutto questo? Credo fortemente che ci siano gli spazi per implementare ciò che stiamo facendo con ulteriori servizi al cittadino, collaborando di fatto a risolvere molti altri problemi della pubblica amministrazione e contribuendo nello stesso tempo a un ulteriore risparmio per le casse pubbliche».

Fabrizio Benvignati, presidente del Ce.Pa.
Fabrizio Benvignati, presidente del Ce.Pa.

"Il nostro lavoro fa risparmiare allo Stato 657 milioni di euro"

  

Anche Fabrizio Benvignati, presidente del Ce.Pa (Centro Patronati, coordinamento che racchiude i quattro Patronati maggiori in Italia, quello Acli più quelli dei tre sindacati Cgil, Cisl e Uil) sottolinea aspetti e dati che non tutti conoscono: «Probabilmente, la nostra abitudine di lavorare in silenzio, serenamente, senza grandi “clamori”, ci ha giocato un brutto scherzo. I dati oggettivi sono ufficiali e chiarissimi: il lavoro dei patronati in Italia fa risparmiare ogni anno allo Stato una cifra pari a 657 milioni (di cui 564 milioni solo all’Inps). Assistiamo circa 14 milioni di persone all’anno grazie al gettito di 21 milioni di lavoratori che, versando l’aliquota relativa ai nostri servizi, accantonano nei 12 mesi circa 430 milioni. Vuol dire che per ogni euro speso per i nostri servizi lo Stato ne risparmia uno e mezzo… non male di questi tempi».

Ma non è tutto. Ci sono aspetti nella proposta del governo ancora poco chiari. Se i tagli ai patronati venissero confermati, solo una parte del denaro raccolto verrebbe “girato” a pagamento dei servizi dell’anno precedente. Il disavanzo generato da questa scelta improvvisa, metterebbe seriamente in ginocchio chi si è esposto economicamente per pagare gli stipendi a tutti i dipendenti. Lo Stato, anche il prossimo anno incasserebbe comunque l’intera cifra dai lavoratori, restituendone solo una parte ai patronati, e versando la differenza nelle proprie casse. Se dovesse essere confermato questo “meccanismo” si potrebbe pensare all’ennesima “accise mascherata”, un prelievo nascosto tra le pieghe della busta paga dei lavoratori dipendenti.

«Siamo pronti», continua Benvignati, «a un confronto col ministro e con le altre istituzioni per cercare una soluzione costruttiva, affidabile e duratura. A sostegno del nostro lavoro, secondo il nostro stile, stiamo raccogliendo delle firme su tutto il territorio nazionale, saremo poi nelle piazze italiane il 15 novembre con i nostri banchetti, per far vedere a tutti cosa facciamo ogni giorno, lavorando in un luogo visibile a tutti. A questa iniziativa hanno già aderito 400 piazze nazionali».

Nelle ultime ore, Renzi sembra avere qualche ripensamento, almeno stando ad alcune sue dichiarazioni, che fanno ben sperare anche il presidente Acli: «Prendiamo atto», afferma Gianni Bottalico, «delle recenti parole del Presidente del Consiglio, che riconosce l'utilità sociale dei patronati per milioni di cittadini, soprattutto quelli con limitate risorse economiche che non avrebbero altri mezzi per far valere i loro diritti. La loro utilità sociale è indiscutibile. Lo dimostra la grande mobilitazione in loro favore che viene dalla gente: in soli sei giorni sono state già raccolte 250 mila firme a un ritmo di tre firme al secondo. E lo confermano le iniziative assunte in questi giorni da centinaia di parlamentari, fra cui tre emendamenti soppressori e modificatori dei tagli ai patronati, e una lettera al presidente Renzi ed al ministro Padoan, sottoscritta da quasi 200 parlamentari del Pd, che chiede di ripristinare l'ammontare del fondo previsto nel bilancio 2014 per “evitare così il ridimensionamento dei servizi che sono particolarmente utili per i cittadini, costretti altrimenti a ricorrere a più costose alternative”. Attendiamo dunque con fiducia», conclude il presidente delle Acli, «che le dichiarazioni rese ieri da Renzi trovino riscontro in Parlamento nel dibattito sulla legge di stabilità, in considerazione della grande utilità sociale dei patronati e dei costi molto contenuti con cui erogano i loro servizi».

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