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giovedì 13 giugno 2024
 
l'evento
 

Taizè a Torino, di Capodanno in Capodanno s'è fatta estate

08/07/2022  A lungo rinviato causa Covid, dal 7 al 10 luglio il Pellegrinaggio di fiducia sulla terra fa tappa sulle rive del Po. Sabato 9, il momento culminante. Al calar del sole i giovani si ritrovano per una festa dei popoli. Confronti, preghiera. E la contemplazione della Sindone.

Atteso, rinviato, ripensato, travagliato. Dopo tanti stop, dovuti all’emergenza pandemica, prende finalmente avvio, a Torino, il 44esimo Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra, organizzato dalla Comunità ecumenica di Taizé. Giovani da tutta Europa (con delegazioni anche da altri continenti), che ogni anno si danno appuntamento in una città diversa, stanno raggiungendo in queste ore il capoluogo piemontese, per vivere una intensa tre giorni di spiritualità, preghiera e impegno.

Di solito il raduno di Taizé si svolge nei giorni di Capodanno, ma questa è un’edizione molto particolare. Annunciata a fine 2019, inizialmente era stata programmata per i giorni tra il 28 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021. L’improvviso irrompere del Covid nella storia, però, aveva costretto a un rinvio di un anno. Poi, vista la perdurante situazione di emergenza, anche l’ipotesi del Capodanno 2022 era sfumata. Infine, dopo varie riflessioni, gli organizzatori hanno optato per una versione estiva del raduno. In un momento difficile – da un lato la pandemia non ancora pienamente domata, dall’altro la tragedia della guerra in Ucraina – l’appuntamento ha una natura diversa rispetto ai precedenti. Non ci saranno le folle oceaniche che di solito si vedono in queste occasioni, ma non sono certo i numeri ciò che conta davvero. L’importante è il valore di un’esperienza che, ora come non mai, sa farsi testimonianza concreta di pace, accoglienza, ascolto reciproco, desiderio di camminare su una strada comune, senza per questo rinnegare le diversità, che sono una ricchezza.

Al raduno partecipano un migliaio di giovani dall’estero e altrettanti dalle Diocesi del Piemonte (ma molti si stanno ancora iscrivendo in queste ore). Da Polonia e Ungheria la presenza più consistente. Ci sono anche (ed è un piccolo segno di speranza) gruppi dai due Paesi coinvolti nel conflitto. La delegazione ucraina conta una ventina di persone, tutte ragazze (agli uomini, infatti, non è permesso di lasciare il Paese). C’è anche chi arriva da molto lontano: Indonesia, Stati Uniti, Corea, Egitto.

Durante la conferenza stampa di presentazione, frère Alois Löser, priore di Taizé (succeduto al fondatore frère Roger Schutz), ha voluto ringraziare «le famiglie che accolgono i giovani nelle loro case, dando un segno concreto di fraternità». «Oggi i giovani non si accontentano di una religiosità basata semplicemente sul legame con la tradizione» ha proseguito il Priore, «ma chiedono un incontro profondo, personale». Una grande occasione: «Abbiamo la responsabilità e la possibilità di far crescere la fiducia tra le persone e tra i popoli». Di questi tempi potrebbe sembrare un’utopia, ma chi conosce Taizé sa che è un laboratorio concretissimo, dove il dialogo diventa impegno effettivo.

A proposito di dialogo, Torino è città fertile, dove l’ecumenismo ha radici profonde. Accanto al mondo cattolico, infatti, c’è una forte presenza delle chiese riformate (a cominciare da quella valdese), ma anche le comunità ortodosse sono molto ben rappresentate (complice, negli ultimi decenni, il consistente arrivo di fedeli dalla Romania e da altri Paesi dell’est Europa). E’ proprio all’interno di questa ricca tradizione che si inserisce il pellegrinaggio di Taizé, profondamente voluto da quasi tutte le chiese presenti sul territorio, ma sostenuto anche dalle istituzioni cittadine e regionali. I giovani coinvolti potranno vivere numerose esperienze. Da giovedì 7 a domenica 10 luglio ci saranno, ovviamente, i tradizionali momenti di preghiera comune (a mezzogiorno e a sera), ma ci saranno anche incontri e occasioni di approfondimento su diversi temi, nella tenda della pace (uno spazio aperto a tutti, appositamente allestito in piazza Castello, nel cuore della città), così come nelle varie comunità resesi disponibili ad accogliere i giovani. Inoltre Torino apre le porte di musei e istituzioni artistiche (dall’Accademia Albertina a Palazzo Madama, senza dimenticare la Casa di Don Bosco) per un percorso di riflessione basato anche sulla bellezza, sull’arte e sulla memoria. «Con la guerra a un passo da noi, questo incontro assume un significato diverso» sottolinea don Luca Ramello, direttore della Pastorale Giovanile della Diocesi di Torino. «Di fronte alle domande e alle ferite di questo tempo, desideriamo mettere al centro la preghiera, la spiritualità, offrendo un itinerario aperto a tutti: a chi crede, a chi è in ricerca, a chi si pone domande».

Il momento culminante del raduno è previsto per sabato 9 luglio. Al calar del sole i giovani si ritroveranno nella splendida corte di Palazzo Madama per una festa dei popoli, con canti, danze e testimonianze dai vari Stati rappresentati. Poi, dopo l’ultima grande preghiera della sera, prenderanno avvio diversi itinerari spirituali nel centro cittadino. Per i pellegrini che lo desiderano sarà anche possibile sostare in preghiera davanti alla Sindone (il lenzuolo, custodito nella cattedrale di Torino, che secondo la tradizione accolse il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla croce). Il sudario sarà reso visibile per qualche ora, da una posizione particolarmente ravvicinata, pur restando all’interno della teca che lo custodisce e lo protegge.

Quanto allo sguardo sulla Sindone, «credo sia importante, per i giovani, venire a contatto con un segno che rimanda al Gesù della storia» ha sottolineato, sempre nel corso della conferenza stampa, l’arcivescovo di Torino, monsignor Roberto Repole. «Inoltre, la Sindone ci pone a contatto con il mistero del male. In un’epoca fortemente dominata dalla tecnologia e dalla scienza, tendiamo a pensare al male come a qualcosa che possiamo dominare. E talvolta esso viene perfino spettacolarizzato: pensiamo alle immagini della guerra, dei fatti di sangue. Ma il male resta un mistero, che ci chiama a domande profonde e davanti al quale dobbiamo chiedere di essere liberati». «Infine» ha detto il presule, «la Sindone ci offre un volto. Più che guardarlo, possiamo cercare di lasciarci guardare, come accade nella tradizione orientale delle icone. Infatti, quando sentiamo di essere guardati, sentiamo di esistere, di essere amati».

Per maggiori informazioni sono disponibili il sito www.taizetorino.it e l’App “Turin for Young”, realizzata con il contributo della fondazione Carlo Acutis.   

 

 
 
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