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Tajani: il sogno europeo è ancora vivo

24/03/2017  L'anniversario dei trattati, l'economia, l'immigrazione, la strada per ripartire: parla il presidente del Parlamento europeo

“La ricorrenza dei 60 anni dei Trattati di Roma deve servirci a riscoprire lo spirito che permise agli europei di rialzarsi sulle macerie della Seconda guerra mondiale”. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani è l’italiano che più ci rappresenta in Europa ed è consapevole di vivere uno dei momenti più fragili dell’Unione europea. “Oggi ci sono problemi diversi: stiamo vivendo la coda di una crisi che ci ha logorati, non abbiamo ancora vinto la guerra contro il terrorismo, dobbiamo gestire i flussi migratori e per la prima volta, con Brexit, stiamo assistendo all’uscita di uno Stato dell’Unione. Tutto questo si supera con un colpo di reni, riunendo le forze politiche con grande pragmatismo. Altrimenti a farne le spese non sarà solo la politica dell’Unione ma 500 milioni di cittadini europei. Con il Trattato di Lisbona il Parlamento di Strasburgo è diventato protagonista della politica europea, rimane la prima e unica istituzione eletta dal popolo. Abbiamo una grande responsabilità e credo che i parlamentari europei ne siano consapevoli.
Il problema principale dell’Europa è la crisi economica.
E’ vero, il problema prioritario è la disoccupazione, in particolare quella giovanile, altissima in Europa e ancor più in Italia. La crisi economica si vince puntando su due pilasti che non possono prescindere l’uno dall’altro. Il primo pilastro è quello della riduzione del debito pubblico degli Stati, il secondo quello della crescita dell’economia reale, favorendo le piccole e medie imprese, l’agricoltura, il libero artigianato, le professioni. Non si possono solo mettere a posto solo i conti pubblici. Se un imprenditore paga tutti i suoi debiti il sabato e il lunedì non ha più denaro per far andare avanti la sua azienda, finirà per fallire.
E’ soddisfatto dell’esito del voto olandese, dove i liberali hanno prevalso sui populisti?
Gli olandesi hanno capito che la politica vera può dare risposte vere ai loro interessi. Del resto il problema non è costituito dai populismi, ma dal cercare di capire perché la gente vota per i movimenti populisti .
L’Unione europea è ancora priva di una sua Carta Costituzionale.
La costituzione europea è stato un grande sogno. Ho fatto parte della convenzione incaricata di redigerne il testo che poi venne firmato a Roma. Ad affossarla non fu l’Unione ma i due referendum, quello francese e olandese, che la respinsero. Ma al centro del voto non ci fu la Costituzione bensì i Governi di allora. Purtroppo i referendum, come spesso accade, furono adoperati come strumenti di politica interna.
Una delle cause della malattia europea è stato il potere eccessivo dato ai tecnocrati, come quelli della “troika”  (Commissione, Fmi e Bce)che hanno “affamato” il popolo greco. Concorda?
Il problema della tecnocrazia è che non ha un grande contatto con la gente. Vive in un castello che ha i ponti levatoi sempre alzati. Ricordo che da commissario europeo ai trasporti partecipai al salvataggio di Alitalia contro il parere contrario dei tecnocrati, i quali non mancavano di ricordarmi che un Paese può fare a meno del suo vettore nazionale. Io risposi: e dei lavoratori chi se ne occupa?
Ultimamente in Europa si costruiscono più ponti che muri
I muri nascono perché non c’è una politica europea e prevalgono gli egoismi nazionali. Il primo ponte da costruire sta fuori dall’Europa ed è quello con i Paesi dell’Africa subsahariana. Bisogna investire molti miliardi di euro per  far crescere economicamente e socialmente questi Paesi, impedire che i suoi figli abbandonino la loro terra e impedire che da oggi ai prossimi anni si muovano milioni di persone verso il vecchio Continente. Il deserto si mangia ogni anno chilometri e chilometri di terra da coltivare, il terrorismo di Boko Haram spadroneggia, la povertà dilaga. Solo aiutando a far crescere l’economia africana attraverso strutture moderne e competitive possiamo risolvere alla radici il problema delle migrazioni
(L'intervista integrale nel numero di Famiglia Cristiana in edicola)

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