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martedì 28 giugno 2022
 
 

Cara Tania, che peccato

05/08/2012  Poche cose sanno essere crudeli come un sogno inseguito una vita e sfuggito di niente. Poche medaglie sono state crudeli come il bronzo sfiorato da Tania Cagnotto.

E' volata via come il palloncino in mano a un bambino la medaglia di bronzo di Tania Cagnotto, la medaglia olimpica, l'unica che mancava alla sua stupenda carriera: una carriera fatta di tecnica e di carattere che non sono mancati nemmeno stavolta, ma non sono bastati per afferrare i 20 centesimi di punto che hanno fatto la differenza tra tutto e niente.


Se era stato difficile accettare il quarto posto per due punti su 316 e qualcosa nel sincro con Francesca Dallapè, accettare un legno per 20 centesimi su 362,20 è forse impossibile, una delusione così crudele è capace di oscurare persino l'oro a squadre dei fiorettisti. Inutile pretendere di farsene una ragione: la faccia nell'acqua della vasca idromassaggio dice tutto da sola e parole non ne servono. Bisogna solo aspettare che passi. Non serve neanche cercare le ragioni, perché a questi livelli, infinitesimali, è solo fatalità. 

Bisogna sfogare la delusione come viene, senza pretendere di capire. E, dopo, guardare indietro e rendersi conto che Tania Cagnotto resterà la migliore tuffatrice che la storia italiana abbia prodotto e la migliore europea dietro lo strapotere della Cina: uno strapotere che ha un prezzo umano che Giorgio, padre allenatore e tuffatore di gran pregio, non avrebbe mai accettato per una figlia. Perché non c'è medaglia che ripaghi il sacrificio di rubare l'infanzia a un bambino. 

Un giorno Giorgio e Tania si guarderanno indietro e vedranno un'infanzia fatta della gioia di tuffarsi, della passione di fare insieme una cosa che si amava, avendo il talento per farla bene, tramandandola di padre in figlia, passando per la mamma tuffatrice anche lei, come una cosa naturale e serena, senza forzature. Stasera non ne hanno la forza, ma verrà un momento in cui si diranno che in fondo sono stati felici questi anni condivisi, lavorando come matti, alla ricerca del tuffo perfetto, anche se sono mancati 20 centesimi alla fine. Un giorno si diranno che non è mica per questi particolari che si giudica un tuffatore, soprattutto se come Tania non ha avuto paura di niente. 

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