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domenica 07 agosto 2022
 
Manovra finanziaria
 

Un pezzo di terra al terzo figlio... tante idee non vuol dire buone idee

31/10/2018  Lo strano caso della misura finanziaria per favorire la crescita demografica. Un cattivo esempio di come sia difficile mettere insieme obiettivi diversi e ottenere uno scopo positivo. Se si vuole promuovere la natalità non si può non passare dalla fiscalità generale, da un radicale intervento universalistico, che rende giustizia alle famiglie con figli.

La proposta, contenuta nella legge di stabilità del governo, della concessione delle terre incolte del demanio pubblico alle famiglie che hanno il terzo figlio è purtroppo un cattivo esempio di come sia difficile mettere insieme obiettivi diversi e ottenere uno scopo positivo. In effetti la proposta mette insieme tante emergenze, ciascuna ampiamente meritoria: vuole promuovere la natalità (e quanto ce n’è bisogno!), vuole sostenere il rilancio dell’agricoltura, vero fiore all’occhiello del nostro Paese; vuole contrastare lo spopolamento delle campagne e di tante parti del Paese (Comuni montani, colline, aree anche fertili inutilizzate); vuole dare efficienza alla cosa pubblica, dato che i terreni del Demanio crescono sempre più, ma spesso restano inutilizzati (come denuncia anche Coldiretti in questi giorni). Ma davvero la soluzione è immaginare che una famiglia al terzo figlio si sposti e vada a vivere in campagna (dato che c’è anche una agevolazione al mutuo casa, nelle misure previste)?

I tre obiettivi avrebbero bisogno di risposte specifiche e di strategie consapevoli e mirate, non di un “mucchio selvaggio” di temi, organizzati nella logica di una “rivoluzionaria agevolazione”. Un cocktail che non funziona: un po’ di promozione della natalità, un po’di politiche agricole, un po’ di tutela del territorio… un cubetto di ghiaccio, agitare con cura… e voilà, l’intervento è servito. Ma che sapore avrà? Difficile aspettarsi un buon esito, da un meccanismo così estemporaneo. Inoltre proporre l’ennesimo intervento di “agevolazioni creative” serve solo ad aggravare ulteriormente la complessità del sistema di agevolazioni, incentivi, micro-protezioni settoriali, che rende il sistema fiscale italiano una vera e propria giungla, entro cui il cittadino non sa mai a che cosa ha veramente diritto, e a quale legge o codicillo potrebbe invece appoggiarsi. La strategia generale dovrebbe essere quella opposta: semplificare, disboscare, cancellare e riorganizzare. Sarebbe, questo, uno dei pilastri della spending review, per non doversi confrontare con oltre 500 agevolazioni, esenzioni e balzelli fiscali.

Nello specifico cosa si doveva fare? Prima di tutto se si vuole promuovere la natalità non si può non passare dalla fiscalità generale, da un radicale intervento universalistico, che rende giustizia alle famiglie con figli. Una seria attuazione del FattoreFamiglia, solida proposta del Forum delle associazioni familiari, ad esempio, sarebbe un segnale più chiaro, più semplice, e anche culturalmente potente: i figli ci stanno a cuore, e quindi li proteggiamo tutti, appena nascono, con le risorse di tutti (la fiscalità generale).  Anziché inventarsi soluzioni di nicchia, piccoli incentivi settoriali, o peggio, interventi una tantum. E purtroppo su questo la tanto strombazzata novità del Governo giallo-verde è quasi pari a zero: poco hanno fatto tutti i Governi precedenti per un fisco “a misura di famiglia”, ma il tema anziché diventare priorità dell’agenda del nuovo Governo (questa sì sarebbe stata una novità!), è di fatto totalmente sparito dai radar della presente manovra.

Quanto poi alla questione rilancio dell’agricoltura, valorizzazione del Demanio, protezione del territorio, quello su cui si deve investire è l’impresa agricola, chi già genera ricchezza, presidio del territorio, ricchezza economica e valore aggiunto per l’intero Paese. Tra l’altro le imprese agricole sono quasi tutte aziende familiari, che testimoniano il valore della famiglia come soggetto economico. Proprio per questo, lo Stato deve aiutarli a fare meglio impresa, con politiche mirate, anziché sperare che questo si ottenga attraverso l’effetto indiretto di un “sostegno creativo” alla natalità.

In breve: tante buone idee (troppe), mescolate in qualche modo, non generano necessariamente un buon progetto. A volte rischiano solo di generare un gran polverone, senza concrete possibilità. Magari offrono alcune pagine di giornale e riempiono qualche videata del web. Ma per cambiare questo Paese ci vuole ben altro.

 
 
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