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mercoledì 15 luglio 2020
 
I TAGLI AL WELFARE
 

Tassare i poveri per dare ai ricchi

28/11/2014  Nel quadruplicare le tasse alle Fondazioni il Governo tartassa le fasce sociali più deboli, proprio quando i fondi pubblici del Welfare scarseggiano

L’aumento vertiginoso delle tasse sulle Fondazioni bancarie previsto dalla Legge di Stabilità (il prelievo sarebbe addirittura quadruplicato) è una decisione degna dello sceriffo di Nottingham: si vessano i poveri per favorire i ricchi. L’equivoco, per chi non conosce la faccenda, è dato dal fatto che si tassano le banche, dunque, per l’immaginario collettivo, qualcosa che attiene al denaro, ai forzieri, al credito che spesso viene negato ad artigiani e imprenditori. In realtà, come spiega suor Giuliana Galli nell’intervista di Stefano Pasta, le Fondazioni sono la linfa della solidarietà italiana e del Welfare sociale. Appartengono a una tradizione nata nel medioevo da iniziative francescane a favore dei bisognosi: i monti di pietà. Storicamente la tradizione delle fondazioni è legato alle comunità locali e alle Casse di risparmio, frutto delle vicende del cattolicesimo popolare, che a loro volta avevano, a fine Ottocento, assorbito i monti di pietà.

Tassando le fondazioni non si tassano le rendite di capitale, si tassano i soldi destinati alla povera gente. Lo ha scritto anche don Gino Rigoldi, da 41 anni cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e membro della Commissione centrale di beneficenza della Fondazione Cariplo, molto attiva tra l'altro nell’housing sociale (le case popolari). Un settore, come abbiamo visto nelle scorse settimane, più che mai essenziale per aiutare gli ultimi e scongiurare drammatiche guerre dei poveri. Tagliare i fondi attraverso il fisco a un settore che fa da supplenza alla scarsità di aiuti pubblici è prima di tutto una follia oltre che un’ingiustizia bella e buona. Nell’articolo don Rigoldi scrive di aver individuato "segnali positivi per il terzo settore": per esempio l’incremento della deducibilità fiscale delle donazioni dei privati (sebbene occorre chiedersi onestamente "quante persone possono permettersi di donare 30 mila euro a progetti sociali") e "l’innalzamento di 50 milioni del tetto del 5 per mille".

Tuttavia, spiega don Rigoldi, "l’aumento della tassazione a carico delle Fondazioni taglierà però risorse destinate al non profit per un importo complessivo di 260 milioni di euro (60 dei quali a carico della sola Fondazione Cariplo)". Insomma, il rischio è  "dare con una mano per togliere con l’altra". E togliere probabilmente molto di più di quanto non si sia dato. Anche don Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi,  esprime  i medesimi timori di don Rigoldi. Senza le fondazioni, il non profit boccheggia. Sarebbe dunque opportuno, da parte del premier, che si atteggia spesso nelle dichiarazioni di intenti a Robin Hood, fare seguire alle parole elogiative del Terzo Settore (“dovremmo chiamarlo il Primo settore” ha detto recentemente con prosopopea) i fatti. Quelli veri.

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