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giovedì 20 gennaio 2022
 
Rassegne
 

Un teatro che respira tra la terra e il cielo

11/03/2015  I quattro spettacoli vincitori della rassegna "I teatri del sacro" trova ospitalità fino al 29 marzo al Teatro India di Roma. Un'apertura importante che testimonia la crescente domanda di spiritualità.

Sopra: lo spettacolo "paranza". In alto: "In canto e in veglia".
Sopra: lo spettacolo "paranza". In alto: "In canto e in veglia".

I Teatri del Sacro arriva a Roma, al Teatro India, fino al 29 marzo, con quattro spettacoli, vincitori dell’edizione 2013, nella rassegna “Tra Cielo e Terra” dedicata ai temi dello spirito, anticipazione della nuova edizione del Festival, in programma a Lucca dall’8 al 14 giugno 2015.

I Teatri del Sacro è una iniziativa di Federgat, Fondazione Comunicazione e Cultura, Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, in collaborazione con Acec. Il direttore artistico, Fabrizio Fiaschini, spiega come è nata la collaborazione con Il Teatro di Roma e il nuovo direttore, Antonio Calbi: «la notizia di portare una rassegna completa dedicata al teatro sacro al teatro di Roma, recentemente riconosciuto Teatro Nazionale, mi ha reso felice: mostra come sia cambiato l’atteggiamento culturale, non è solo più una rappresentazione estemporanea, poiché sono stati superati alcuni pregiudizi sul teatro sacro. Inoltre, nei percorsi creativi della nuove generazioni, come Babilonia Teatro e Massimiliano Civica, il sacro è un tema dominante, così da dimostrare che l’idea di una spiritualità riguardante le inquietudini del tempo presente è radicata. Anche il pubblico è cambiato, è interessato, non è più passivo, ma ha bisogno di confrontarsi sul senso di ciò che vede, senza autoreferenzialità, vuole tornare a un teatro che possa evocare esperienze comunitarie, crei relazioni, come conferma anche la scelta dei temi trattati.»

Come prosegue Fiaschini «il teatro sacro porta a riflettere in modo libero: gli spettacoli sono stati selezionati mostrando una forte tensione alla spiritualità, ma anche un’attenzione alla quotidianità, come dice il titolo della rassegna, tra terra e cielo, proprio per esprimere il desiderio di dialogo tra corpo e spirito.»

I quattro spettacoli in scena, infatti, affrontano diversi temi che riguardano la persona e la vita di tutti i giorni: in Paranza-Il miracolo di Katia Ippaso e Clara Gebbia, si parla della crisi economica, attraverso la processione laica di alcuni disoccupati che raccontano la loro condizione, parafrasando le preghiere della processione del lunedì in albis nei quartieri di Napoli verso la Madonna dell’Arco; sono proposti i grandi interrogativi della vita raccontati da Rilke in Storie del Buon Dio con Danilo Nigrelli e Laura Nardi e il percorso di ricerca e pellegrinaggio nel poema di Melville Clarel, un classico della letteratura, portato in scena da Valter Malosti. Elena Bucci, attrice, drammaturga, regista - che nel 1993 ha fondato con Marco Sgrosso la compagnia teatrale Le Belle Bandiere - affronta un tema molto delicato, la rielaborazione di un lutto con In canto e in veglia. Elena spiega la nascita e il senso dello spettacolo che tocca nel profondo tutti coloro che sono stati colpiti dalla perdita di una persona cara: «radici personali e biografiche mi hanno spinto a scrivere il testo, in una ricerca di universalità nel particolare, come è mia abitudine. Nella società contemporanea siano abituati a rimuovere e vivere in solitudine, come se fosse una vergogna, la morte. Quando sono stata colpita da un lutto importante, il mio modo di interpretare la realtà, attraverso il teatro, la musica e la parola, mi ha aiutato ad affrontare la perdita e a trasformare il dolore in un’azione creativa da vivere con una comunità, il pubblico. Io lavoro per gli spettatori, non per il fine commerciale di vendere uno spettacolo, ma per comunicare; così a Lucca, quando ho proposto In canto e in veglia, nella chiesa di San Giovanni, la mia riflessione personale è diventata subito la storia di molte altre persone di cui ho incontrato la sensibilità. Tenere un dolore dentro di sé è crudele, si rischia di creare una bolla pronta poi ad esplodere in qualunque momento, mentre dalla condivisione dei miei pensieri autobiografici, alcuni sepolti dentro di me, sono riuscita a creare una specie di favola, anche divertente, proprio perché vivere insieme un momento anche doloroso comunica coraggio e forza, ti fa vedere uno spiraglio di luce. Sono così riuscita a trattare il dolore senza gravità: infatti sono riuscita a sorridere, attraverso i racconti dei miei ricordi, e ho accantonato il senso di perdita e di rabbia, così da far subentrare una specie di ebbrezza quando ho capito che non possiamo egoisticamente volere sempre una persona accanto a noi e che dobbiamo lasciarla andare e farci da parte; per un’artista poi è ancora più difficile mettere da parte il proprio io.» 

Un altro aspetto positivo della rassegna, come conclude Fiaschini è «l’aumento delle domande per partecipare alla nuova edizione dei Teatri del Sacro di giugno a Lucca, dimostrando così che un numero sempre maggiore di compagnie si dedica a queste tematiche; inoltre paradossalmente le nuove generazioni affrontano il sacro in modo più libero, poiché sono fuori dal vecchio sistema della produzione che riteneva l’occuparsi del sacro una dimensione confessionale; i giovani affrontano i temi spirituali anche in modo laico, senza remore e pregiudizi.»

Dove e quando

I TEATRI DEL SACRO in scena al Teatro India fino al 29 marzo 2015. 10-15 marzo PARANZA, IL MIRACOLO, un progetto di Clara Gebbia, Katia Ippaso, Enrico Roccaforte, Antonella Talamonti. Regia di Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte 17-19 marzo STORIE DEL BUON DIO di Rainer Maria Rilke, regia di Amandio Pinheiro, con Danilo Nigrelli e Laura Nardi. 20-22 marzo IN CANTO E IN VEGLIA di e con Elena Bucci. 27-29 marzo CLAREL_POEMA E PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA di Herman Melville diretto e interpretato da Valete Malosti. Info: teatridelsacro@gmail.com, tel. 3490734578, Teatro di Roma, www.teatrodiroma.net, Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi), 1, Roma, tel. 06 684 00 03 11 / 14

 
 
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