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giovedì 22 febbraio 2024
 
violenza sulle donne
 

Telefono Rosa: aumentate del 25% le chiamate in estate

18/08/2022  Un terzo è di donne che denunciano aggressioni. «È un po’ quel che è successo durante il lockdown» spiega la presidente Gabriella Carnieri Moscatelli. Qual è la soluzione per spezzare la spirale di violenza? «Ripartire dall’educazione nelle scuole, sin dall’infanzia»

I dati del Telefono rosa da gennaio ad agosto 2022 lasciano davvero di stucco. Le telefonate ricevute sono state 1820 di cui 746 relative ai casi di violenza. Le donne seguite dalle avvocate penaliste e civiliste del Telefono Rosa sono 523, quelle seguite dalle psicologhe 536. Ne parliamo con la presidente, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

1820 chiamate di cui 746 per violenze. E le altre?

«Molto spesso sono donne che chiamano per avere informazioni, per sapere cosa fare in caso di violenze; spesso parlano “per conto di un’amica o della vicina di casa” quando invece sono loro stesse. Il timore più grande è di fare una denuncia e non sapere cosa succederà (mi toglieranno i figli?). Poi chiedono anche informazioni  pratiche: quando siamo aperti per esempio. Naturalmente la domanda non viene lasciata isolata: l’operatrice che risponde cerca di incoraggiare la donna a raccontarsi».

746 invece sono le chiamate per violenza.

«Un terzo delle chiamate che riceviamo sono di donne che decidono di fare un percorso psicologico o legale. Per loro noi organizziamo dieci incontri personali e gratuiti; le indirizziamo ai gruppi di aiutoaiuto, una forma indispensabile di sostegno; lì trovano altre donne che hanno subito violenze fisiche, psicologiche o economiche e si raccontano sapendo di non essere giudicate, anzi capendo che possono essere aiutate; tra loro si formano legami, si vedono fuori, si telefonano e nei momenti di pericolo hanno una persona in più che le aiuta».

La presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli
La presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli

In estate avete avuto il 25 percento di telefonate in più. Come se lo spiega?

«Mano mano che la città si svuota queste donne non hanno più punti di riferimento. L’uomo violento tende a isolare la donna, a tagliare i ponti con la sua famiglia e le amicizie; d'estate è ancor più problematico avere un sostegno. La vita comune tra i due diventa quasi esclusiva perché la donna non ha più punti di riferimento. Roma in questi giorni è praticamente deserta, ma è così anche in altre città. Noi siamo aperti 24 ore su 24, ci sono le forze dell'ordine, ma è difficile avere un aiuto. La violenza in estate aumenta, vuoi anche perché gli uomini sono a casa in ferie. È un po’ quel che è successo durante il lockdown».

Come fare per contattarvi?

«Tramite il numero di telefono 06/37518282; 06/37518262 e 06/37518261; collegati alla nostra realtà ci sono centri di ascolto e case rifugio a cui si possono rivolgere le donne perché non si sentano abbandonate o sole. A cui le indirizziamo se non sono di Roma perché è meglio avere un punto di riferimento vicino a dove si abita».

Presidente tutte le estati ci parliamo di una realtà che fatica a cambiare. Com’è possibile?
«Il problema è che non lavoriamo su un programma/progetto futuro importante; ci sono le soluzioni immediate e quelle le abbiamo. Ma solo un programma a lungo raggio può spezzare la violenza. Se la riconosciamo come un problema culturale allora dobbiamo intervenire addirittura dalla scuola dell’infanzia. Dove lavorare sulla sessualità, l’educazione all'affettività, il rispetto dell'altro, la parità tutti temi che vanno acquisiti culturalmente».

 

 
 
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