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martedì 28 giugno 2022
 
SCUOLA
 

Ha copiato il tema? Non sono i social il luogo del dibattito

16/03/2022  L'insegnante ha fotografato il compito del suo alunno e lo ha postato su Facebook. All'origine del gesto c'è lo sconforto per la difficoltà sempre maggiore nell'insegnare a rispettare le regole. Ma ha avuto un effetto sicuramente contrario alle intenzioni. Così il post è diventato un dito puntato verso uno studente forse facilmente riconoscibile. Il lavoro di noi docenti deve avvenire nelle aule attraverso il dialogo

Un’insegnante del Padovano ha pubblicato su Facebook la fotografia di un foglio protocollo con dodici righe scritte in maniera incerta, qualche correzione, un voto impietoso, Uno, e un commento “Decisione difficile che avrà pesanti conseguenze” riferito al fatto che il tema era stato integralmente copiato. I dati sensibili dell’alunno della prof erano stati cancellati ma ciò non è bastato ad evitare che questo gesto, forse fatto di impulso, diventasse giustamente un caso che tocca anche la nostra deontologia di insegnati.

La sanzione per aver copiato, il voto Uno, prevista dal regolamento dell’istituto padovano, era stata data allora perché tornarci ancora su? Perché in quel modo? Perché proprio una docente, che non fa altro che ripetere come sia importante utilizzare i social media con prudenza è caduta in questo grossolano errore?  Non sono facili né semplici le risposte ma probabilmente l’amarezza per non essere riuscita ad instaurare un rapporto di fiducia e rispetto con la classe, la difficoltà sempre maggiore di far rispettare le regole e un impeto pedagogico un po' esasperato sono all’origine di un gesto poco pensato. Quando si scrive su Fb generalmente si vuole condividere una gioia, un dolore, una difficoltà. Molti sono i post di docenti che denunciano la loro fatica nel vivere quotidianamente con studenti che non riconoscono più, che non studiano, che disinvoltamente usano i cellulari e sempre più spesso non vogliono affrontare la fatica del compito e copiano.

Probabilmente all’origine del fatto c’è volontà di aprire un dibattito sulla serietà e sull’importanza di svolgere in autonomia e senza scorciatoie un compito in classe, sottolineando che se barare a scuola ha gravi conseguenze, nella vita esse potrebbero essere ancora più pesanti. Ma la scelta di un social come luogo di confronto, partendo da un compito fotografato, ha avuto un effetto sicuramente contrario alle intenzioni. Così il post è diventato un dito puntato verso uno studente che, anche se non chiaramente identificato, era facilmente riconoscibile. Sappiamo quanto un brutto voto possa ferire e umiliare e mai dovremmo utilizzarlo come strumento di ritorsione anche nei confronti dello studente più scalmanato. Figuriamoci poi se seguito dal commento: “Decisione difficile che avrà pesanti conseguenze”, che lascia spazio a considerazioni di ogni tipo.

Il lavoro di noi docenti deve essere sempre e solo svolto nelle aule, attraverso il dialogo e il confronto e talvolta, se necessario, anche lo scontro e l’utilizzo di sanzioni, ma mai fuori dal contesto in cui si opera. Tra i molti effetti che due anni di Dad ci ha lasciato, c’è anche l’aver perso il polso della relazione con gli studenti e non aver più avuto reali momenti di confronto con i colleghi. E allora nella solitudine si cade nella tentazione di lanciare messaggi in bottiglia che però cadono in una rete sempre più insidiosa.

 
 
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