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lunedì 04 luglio 2022
 
 

"Un Paese per giovani": a Termoli lo sportello d'orientamento al lavoro dei vescovi del Molise

29/10/2017  Si tratta di un vero a proprio sportello di lavoro finalizzato all’inserimento dei giovani disoccupati attraverso l’attivazione di tirocini formativi. Lo spiega Fabrizio d’Ippolito, responsabile del progetto e direttore dell’Ufficio della pastorale sociale del lavoro di Campobasso.

In Molise si va in Curia a cercar lavoro. Non per chiedere la vecchia raccomandazione al prelato di turno, ma per rivolgersi a un vero a proprio sportello di lavoro finalizzato all’inserimento dei giovani disoccupati attraverso l’attivazione di tirocini formativi. “Un paese per giovani”, questo il nome del servizio, ha sede a Termoli Larino, la diocesi dove è nato grazie alla sensibilità del vescovo Gianfranco De Luca, e condiviso poi da tutti i vescovi del Molise.

Quando arrivano i giovani disoccupati si fa primo orientamento cercando di valorizzare desideri e competenze”, spiega Fabrizio d’Ippolito, responsabile di “Un Paese per giovani” e direttore dell’Ufficio della pastorale sociale del lavoro di Campobasso. “Finito la prima fase di ascolto si va sul territorio a ricercare aziende per l’inserimento lavorativo”. Quando lo sportello è nato, nel 2012, il tirocinio era gratuito e il datore di lavoro diventava tutor del ragazzo all’interno dell’azienda. L’obbligo di retribuzione introdotto dalla legge Fornero ha rallentato questo processo . “Grazie alla sensibilità del vescovo di Termoli e alla successiva collaborazione con i vescovi di tutta la regione e della Cei, aiutiamo le imprese a pagare la retribuzione, totalmente o solo in parte”, spiega Fabrizio. L’obiezione del datore di lavoro a volte è questa: “Quando ho iniziato a lavorare ero quasi costretto a pagare per imparare, adesso è l’opposto: ho una persona senza competenze, devo stargli vicino, formarlo e anche pagarlo”. Così “Un paese per giovani” ha deciso di erogare finanziamenti di tirocinio, “quest’anno ne abbiamo fatto quindici, inserendo anche due detenuti e tre immigrati”. In questi anni sono stati attivati 170 tirocini formativi, e attualmente al servizio sono iscritte circa 1200 persone, delle età più disparate. “La fascia più fragile resta quella priva di competenze specifiche,anche se molti sono laureati. I profili più richiesti, infatti, sono altamente tecnici. Nella nostra zona ci sono tante imprese metalmeccaniche, ci chiedono tecnici specializzate, capaci di lavorare ad esempio con le macchine a controllo numerico, di produzione”, dice Fabrizio. Ma purtroppo anche “la scuola industriale non prepara adeguatamente i ragazzi per il nuovo mondo del lavoro”. 

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