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giovedì 19 maggio 2022
 
 

Terremoti, prevedere non è possibile

05/06/2010  Nessun sismologo al mondo può fare previsioni a breve termine. Bisogna costruire case e scuole sicure. In Giappone con una scossa come quella dell'Aquila non muore nessuno.

Gli avvisi di garanzia per “mancato allarme” in occasione del terremoto del 6 aprile 2009 emessi dalla Procura della Repubblica dell'Aquila e diretti al presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Enzo Boschi, e al direttore del Centro Nazionale Terremoti, Giulio Selvaggi, ha fatto arrabbiare e non poco i ricercatori. «Disastro prevedibile?», aveva commentato alle prime accuse già un anno fa il prof. Boschi. «La verità è che i terremoti non si possono prevedere».

    Certo la terra tremava da mesi, ma che il 6 aprile sarebbe successo il finimondo nessuno poteva saperlo. Aveva allora aggiunto il prof. Selvaggi: «Lanciare l'allarme ogni volta che rileviamo sciami sismici creerebbe situazioni ingestibili. Il fatto è che servono case e scuole sicure. In Giappone con una scossa di magnitudo 5,8 come quella dell'Aquila non muore nessuno». Il compito dell'INGV, dicono i suoi ricercatori, è di determinare la pericolosità sismica del territorio italiano 24 ore su 24.

    Purtroppo nessuno, né loro né altri sismologi nel mondo, è in grado di fare previsioni a breve termine. Anzi, tutta la comunità scientifica internazionale ritiene il problema della previsione ben lungi da una soluzione positiva. Se tale possibilità ci fosse stata lo avremmo saputo, visto che la “Commissione Grandi Rischi” comprende i massimi esperti mondiali. Si osserva piuttosto, aggiungono i ricercatori con amarezza, come non sia stata né capita, né recepita l'unica lezione importante che si sarebbe dovuto imparare dal lavoro degli scienziati, che avrebbe dovuto riguardare le politiche di prevenzione e mitigazione degli effetti dei terremoti.

    Come abbiamo detto ora, Enzo Boschi ed i suoi collaboratori predicano a ogni terremoto e quindi da decenni che bisogna saper costruire per almeno mitigare i disastri. Come le loro lezioni siano state recepite lo si è visto proprio da certi crolli di edifici piuttosto recenti avvenuti sia all'Aquila sia in altri terremoti precedenti.

 
 
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