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venerdì 12 agosto 2022
 
LUNGO gli appennini
 

Terremoto in Italia centrale: il timore di una nuova faglia

27/10/2016  Secondo l'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, con le scosse del 26 ottobre potrebbe essersi attivata una nuova frattura della crosta terrestre (faglia) legata a Nord a quella che ha provocato il sisma del 24 agosto.

(Foto Ansa)

Tra le province di Macerata e Perugia, la terra continua a muoversi originando uno sciame sismico con il medesimo epicentro delle violente scosse della scorsa notte, nell'area dei Monti Sibillini. Dal primo terremoto di magnitudo 5,4, avvenuto a una profondità di 9,3 km,  si sono registrate finora più di 350 repliche: di queste, cinque sono state le più forti, di magnitudo superiore a 4,0 (una di magnitudo 5,9). Le scosse più frequenti sono quelle di intensità lieve, tra 2,0 e 3,0 gradi.

La zona colpita è molto vicina a quella che è stata flagellata dal sisma del 24 agosto con epicentro nel reatino: secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che è al lavoro per studiare le caratteristiche del terremoto di ieri, il nuovo evento sismico del 26 ottobre è collegato a quello di due mesi fa.

Una prima ipotesi, avanzata dall'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), è che il 26 ottobre sia stata attivata una nuova faglia "silente" legata verso nord a quella che ha originato il terremoto del 24 agosto. In questo quindi il nuovo evento sismico non sarebbe una replica di quello precedente, che ha provocato 298 vittime.

Il geologo Mario Tozzi del Cnr ha dichiarato: «Siamo praticamente sicuri che si tratti di un nuovo terremoto che si è  articolato con una 'coppia sismica' cioè una scossa forte e una successiva, ancora più forte, nella stessa zona o in zona contigua: è un meccanismo tipico dei terremoti dell'Appennino, nel 1997 la scossa della sera fu simile a quella della mattina e anche ad Amatrice quella iniziale era di 6 gradi e poi ne è arrivata una di 5,8. È una cosiddetta "doppietta sismica"». La pericolosità sismica di una regione si classifica sulla base dell'individuazione di faglie attive:  da questo punto di vista l'Italia centrale rappresenta una zona altamente pericolosa. 

 
 
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