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giovedì 25 luglio 2024
 
covid
 

«Terza dose ai fragili e intanto si vaccini chi manca»

30/09/2021  «È necessario mettere in sicurezza subito le categorie più a rischio, come i malati oncologici. Quanto ai sani bisognerebbe raggiungere prima i molti che non hanno fatto le prime due». Ne parliamo col virologo Fausto Baldanti

Il virologo Fausto Baldanti.
Il virologo Fausto Baldanti.

Fausto Baldanti è il direttore dell’Unità operativa complessa di Virologia molecolare del Policlinico San Matteo di Pavia. Già l’estate scorsa sottolineava l’esigenza di una terza dose di vaccino anti-Covid per i fragili. Il Governo ha deciso, si parte.

Professor Baldanti, chi sono i fragili da proteggere prima?

«Le vaccinazioni possono avere e­fficacia inferiore in chi ha un sistema immunitario compromesso, a causa di malattie come leucemie o linfomi, o di terapie che riducono l’effi­cienza del sistema immunitario, per esempio antirigetto post-trapianto o chemioterapia».

Una terza dose cambia le cose?

«Uno studio condotto su circa 4 mila operatori sanitari, soggetti sani dunque, ci ha permesso di confrontare il caso di chi aveva ricevuto la doppia dose dopo un contatto con il virus con quello di chi aveva avuto le due dosi senza essere mai entrato in contatto con il Sars-CoV-2: chi ha avuto una tripla esposizione al virus (contatto più due dosi) ha avuto una risposta anticorpale e T-cellulare molto superiore. Non solo, quelli con tripla esposizione hanno anticorpi che neutralizzano tutte le varianti, anche quelle uscite dopo. Poi abbiamo replicato questi studi su pazienti fragili, l’ultimo dei quali in corso di pubblicazione, su pazienti in chemioterapia: ci ha detto che in gran parte hanno risposto alla vaccinazione, ma nel 5% dei soggetti non c’era risposta anticorpale e nel 10% non c’era risposta T-cellulare. Chi ha avuto tre esposizioni, invece, ha risposto come i sani con tre esposizioni».
 

Auspicabile la terza dose per tutti?

«È necessario mettere in sicurezza subito i fragili, con la terza dose. Quanto ai sani bisognerebbe raggiungere prima i molti che non hanno fatto le prime due». A proposito di copertura: un conto è dire 70-80% dei vaccinabili, altro dire 70-80% della popolazione. Quanto è importante la differenza?

«L’immunità di gregge è un fenomeno complesso, dipende sia dal numero di vaccinati, sia dal tasso di contagiosità. Oggi tutte le infezioni gravi che vediamo sono in soggetti non vaccinati o che hanno ricevuto la prima dose da poco. Certo è che una dose non basta. Non è ancora tutto definito, vedremo che impatto avrà l’autunno sui vaccinati».
 

Sanitari e anziani vaccinati a gennaio-marzo devono preoccuparsi per la “decadenza” degli anticorpi?

«Non possiamo fare previsioni, ma una cosa possiamo dirla: in tutte le infezioni gli anticorpi scendono, ma quello che conta è la memoria immunologica, sostenuta da cellule – linfociti B e T – che resta. Di­cile stimare ora quanto durerà nel caso del Sars-CoV-2. Lo studio che abbiamo in corso sui dipendenti del Policlinico prevedeva un’analisi a un mese dalla vaccinazione, a tre, a sei mesi e a un anno. L’anno cadrà tra gennaio e marzo 2022, allora sapremo se questa memoria è robusta e se c’è in tutti».

 
 
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