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mercoledì 29 giugno 2022
 
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Terzo settore, finalmente la legge

26/05/2016  Approvata la legge delega che riordina l'ambito della solidarietà e del volontariato: una carta d'identità che mette nel registro solo chi ha finalità civiche, solidaristiche, sociali

Niente partiti politici, sindacati, fondazioni bancarie, associazioni di categorie. Con l’approvazione in via definitiva alla Camera della legge delega sul terzo settore, potranno essere considerati appartenenti a questo mondo che è andato crescendo smisuratamente negli ultimi anni, soltanto quegli enti che avranno finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. «Finalmente una carta di identità chiara»; spiega Mario Marazziti, presidente della Commissione affari sociali, che, insieme con il vicepresidente Luigi Bobba, si è molto battuto per l’approvazione. Una legge promessa da Matteo Renzi al festival del volontariato di Lucca del 2014 e che riorganizza gli oltre 300 mila enti del terzo settore: 63 miliardi di euro di fatturato, sei milioni e mezzo di volontari di cui, secondo l’istat, circa 3 milioni impiegati in modo non organizzato.

«Oltre alla definizione di questa identità», spiega Marazziti, «l’altro punto importante è la creazione di un registro unico del terzo settore con l’elenco in base agli statuti e alle finalità. L’attività deve essere corrispondente alle attività dello statuto. Abbiamo, dunque, un primo soggetto che sono le imprese sociali non a fini di lucro che facciano attività di solidarietà, sociali, civiche, di lotta all’esclusione, e poi abbiamo l’associazionismo di questo tipo e il volontariato che svolge la stessa attività».

Un altro punto che Marazziti sottolinea è il 5 per mille: «Con il decreto si interviene nella definizione dei soggetti che possono accedervi. Speriamo ora che i decreti attuativi diano dei meccanismi più rapidi per l’assegnazione e anche per la scelta del contribuente in modo da evitare che si debbano investire somme ingenti per far conoscere il proprio codice fiscale. Così come è adesso, infatti, i soggetti più piccoli, che non hanno risorse da investire per pubblicizzare il codice che serve per la denuncia dei redditi, rischiano di restare di fatto esclusi dal meccanismo».

Fra le novità anche la creazione della Fondazione Italia sociale «con lo scopo di aggregare risorse aggiuntive dal mondo privato», la vigilanza del ministero del Lavoro, un Fondo, presso lo stesso ministero, per il terzo settore e l’istituzione del servizio civile universale, «una difesa non armata della patria», sottolinea Marazziti, «che sostituisce l’anno di volontariato sociale estendendolo anche agli immigrati regolarmente residenti. Su questo punto sogno – e ho già depositato una disegno di legge in merito – che possa diventare un anno obbligatorio che rimetta insieme il Paese, che mescoli nord e sud e che ricrei una cultura diffusa di solidarietà».  

 
 
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