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lunedì 22 luglio 2024
 
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Fuga da Gaza: Il padre "Vorrei avere superpoteri, per portare in pace i miei bambini". Il Papa telefona al parroco

15/10/2023  Il parroco di Gaza testimonia la vicinanza del Papa, le organizzazioni umanitarie raccontano il dramma del milione abbondante di civili, padri e madri, che sta cercando di mettersi al sicuro spostandosi a Sud con i figli piccoli. Preoccupazione per gli ostaggi e per malati e feriti che non possono partire

«Guardando i miei figli negli occhi ogni minuto, posso vedere le domande che hanno: sono alla ricerca di risposte, di rassicurazioni sul fatto che tutto andrà bene e di un barlume di speranza per un futuro migliore. Io, come ogni genitore, sento la profonda responsabilità di fornire loro questo senso di sicurezza e speranza. Tuttavia, la realtà della nostra situazione attuale è straziante», è il racconto di un operatore di Save the Children a Gaza, in fuga con i suoi bambini che hanno tutti meno di dieci anni: «Per la prima volta», ammette con tutta la sua esperienza in un organizzazione che da sempre si confronta con il dolore dei piccoli, «mi ritrovo a desiderare di essere una roccia, incapace di farsi scalfire e resistente al dolore. Vorrei avere dei superpoteri, come gli uccelli, per fuggire da questa striscia di terra con la mia famiglia, in cerca di un rifugio. Vorrei essere un supereroe, per portare via i miei figli a vivere in pace».

È la storia di tanti padri e madri, un milione e mezzo di persone che stanno dirigendosi con mezzi di fortuna verso Sud, attraverso i corridoi umanitari che vengono temporaneamente aperti, non senza rischi perché capita ed è già capitato che vengano profanati dagli ordigni. Persone civili schiacciate in mezzo tra l’invito delle autorità israeliane a spostarsi verso sud per sottrarsi all’attacco annunciato e le autorità palestinesi che chiedono di non partire. Non tutti si fidano a lasciare le case, non tutti possono farlo. Amal Abu Aisha, una donna della Striscia di Gaza fuggita dalla sua casa, nei giorni scorsi ha condiviso i suoi timori con gli operatori umanitari di ActionAid le sue ansie per la figlia Razan, incinta e pronta a partorire, ma che rimane nella sua casa senza nessuno che possa prendersi cura di lei o aiutarla con il parto: «Non so cosa fare, visto che suo marito sta svolgendo il suo dovere di medico negli ospedali di Gaza in questa difficile situazione. Non posso raggiungerla e lei non può spostarsi in ospedale a causa dei continui attacchi e del sovraffollamento degli ospedali. Ho solo bisogno di starle accanto... è il suo primo figlio. Non riesco a immaginare come possa sopportare da sola i forti dolori del travaglio».

«Mentre migliaia di persone fuggono verso sud abbandonando le proprie case», spiega Riham Jafari, coordinatore Advocacy e Comunicazione per la Palestina, «siamo particolarmente preoccupati per l'impatto devastante sulle 50.000 donne incinte presenti a Gaza in questo momento e sui neonati, che vengono lasciati senza cure mediche essenziali e senza sicurezza». L’équipe di Azione accende un riflettore sulle difficoltà per chi resta, perché magari non è in condizioni di muoversi, o perché sta prestando assistenza umanitaria, «di avere accesso a cibo, acqua e servizi igienici e sanitari salvavita».

IL PAPA TELEFONA AL PARROCO DI GAZA

Padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza, riferisce ai media vaticani delle ripetute telefonate del Papa e ne pubblica uno stralcio audio video sul suo profilo facebook: «Ci ha chiesto di proteggere i bambini. Lui sa che, oltre i bambini della parrocchia, ospitiamo bambini cristiani e bambini musulmani, oltre ai disabili e ai feriti curati dalla suore di Madre Teresa. Sono centinaia di persone sotto la nostra responsabilità. il Papa sa tutto questo e ha ancora manifestato la sua vicinanza la sua benedizione e la sua preghiera e sta facendo il suo meglio per avere una piccola finestra di speranza».

La situazione di profughi e assistiti non è semplice: «Si chiedono dove possano andare a sud e che cosa succederà lì. Arrivano notizie di persone che erano colpite mentre andavano verso sud. Alcuni hanno una macchina, altri non hanno niente. Sono terrorizzati, la situazione è disperata per tutti».

E intanto è grande il timore per gli ostaggi israeliani e stranieri, nascosti da Hamas non si sa dove nella striscia, sarebbero al momento 126. Papa Francesco ha fatto un appello per la loro liberazione e in una telefonata con un giornalista amico israeliano la preoccupazione che tra i feriti e gli ostaggi dell'attacco di Hamas ci siano suoi amici argentini.

IL DRAMMA NEGLI OSPEDALI DELLA STRSCIA

  

Man mano che passano le ore intanto cresce l'emergenza negli ospedali del nord della Striscia di Gaza: le strutture sanitarie sono sovraccariche e si stanno esaurendo i farmaci e gli antidolorifici. I feriti urlano dal dolore, mentre chi avrebbe bisogno di cure non riesce a raggiungere gli ospedali per il rischio dei bombardamenti. Lo riferiscono i membri del team di Medici Senza Frontiere (MSF) che sono rimasti nel nord della Striscia, continuando per quanto possibile a curare i feriti. L’accesso all’acqua è estremamente difficile, nel nord così come nel sud della Striscia. Anche nei precari campi profughi di fortuna, l'accesso all'acqua e al cibo è estremamente limitato e i bombardamenti continuano. “La situazione a Gaza è molto difficile. "Oggi abbiamo cercato per 2 ore l'acqua potabile, che non è più disponibile", racconta il dottore Mohammed Abu Mughaiseeb, vicecoordinatore medico di MSF a Gaza la sera del 15 ottobre "Manca l’elettricità e nemmeno l’acqua normale viene più pompata. Abbiamo ancora alcune scorte di cibo. Gli ospedali funzionano a malapena. La maggior parte del personale medico ha lasciato l'ospedale ed è andato via con le proprie famiglie perché questo non è più un luogo sicuro. Le scorte di medicinali si stanno esaurendo, anche nelle farmacie private. È molto pericoloso. Bombardano tutto il giorno, non ci sono corridoi umanitari. Oggi sono riuscito a mettermi in contatto con alcuni ospedali, in particolare con il reparto ustionati dell’ospedale di Al Shifa. Ci sono solo un chirurgo e un anestesista ma mancano gli infermieri, soprattutto in questo reparto. Non sappiamo cosa succederà domani e dove saremo”.

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16 maggio 2018, Gaza. Quando monsignor. Pizzaballa diceva: "Temo non sia finita. Digiuno per la pace"
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