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domenica 31 maggio 2020
 
 

Zelig, lacrime e risate con i detenuti di Opera

29/09/2014  Erano 15 ed emozionatissimi gli attori che per due anni hanno seguito un progetto di recupero e di reintegrazione sociale guidati dal comico Bruce Ketta. Davanti ai loro famigliari, hanno calcato il palco dello Zelig, ridendo, facendo ridere e commuovendo.

In carcere è più difficile far ridere che fare male. Ma venerdì 26 settembre e sabato 27, sul palco dello Zelig di Viale Monza a Milano i 15 detenuti del carcere di Opera erano lì per ridere e far ridere il pubblico. E ci sono riusciti. Guidati dal comico Matteo Iuliani, in arte il postino Bruce Ketta, sono saliti sul palco alternandosi per una serata di Cabaret puro dal titolo inequivocabile di Ti aspetto fuori.


Battute, gag, tormentoni e sketch, racconti inventati e di vita reale, dal nord al sud, da Londra all’Ecuador, senza pregiudizi religiosi, politici o territoriali, scritti dagli stessi detenuti. Gli attori hanno calcato il palco portando se stessi, le loro emozioni (il primo ha dovuto provarci tre volte prima di riuscire a interpretare il suo pezzo) e la verità della loro vita e della detenzione. C’è chi si è commosso, chi dal palco cercava in lontananza i propri familiari. Chi ha salutato la madre più e più volte, chi si è presentato alla stessa, orgoglioso: «signora, sono il compagno di cella di suo figlio». Chi a fine spettacolo ha commentato: «spero un giorno di meritarmi di essere in mezzo a voi» e chi ha finito di scontare la pena. E, appena spente le luci, è sceso ad abbracciare la figlia. Chi, condannato in via definitiva, ha detto:«se veramente siamo riusciti a strapparvi un sorriso è stato il reato più bello».

Bruce Ketta
Bruce Ketta

Ridere per “evadere”, per sentirsi ancora vivi anche dietro le sbarre di un carcere di massima sicurezza, un mix di emozioni, dolori e speranze di chi sta pagando il suo debito alla società. Ti aspetto fuori è il risultato di un progetto di recupero e di reintegrazione sociale, di 75 incontri con 15 detenuti in due anni, ovvero 225 ore d’aria per far nascere quello che oggi è un vero e proprio gruppo comico – Opera Comika appunto.

«Siamo arrivati lì ed era un salto nel buio» racconta Bruce Ketta che si è dedicato anima e corpo al progetto aiutato dagli autori Salvo Spoto e Carlo Negri. «La comicità è l’arte più difficile al mondo e insegnare a far ridere è impossibile. Molti mi dicevano sarà difficile ma io ero convinto di trovare una riserva di talenti proprio lì. Dopo pochi giorni avevamo tra le mani un potenziale umano e artistico invidiabile. E su quello abbiamo lavorato. Con momenti bellissimi e altri difficili perché quelle sbarre ti portano in una dimensione diversa, parallela. È inutile far finta di niente. E questa cosa alla lunga viene fuori. Ma siamo sempre riusciti a ricucire gli strappi. La difficoltà più grande è stata convincerli a fidarsi di noi, a fidarsi tra di loro - è stata dura creare un gruppo perché in quel mondo tutto si amplifica - e a fidarsi delle istituzioni perché di tanti progetti nati molti sono naufragati».

Non questo però che dopo le tappe milanesi gli organizzatori sperano di portare in altri teatri con gli stessi ragazzi e in altre carceri con chi vorrà mettersi in gioco. «Bisogna far capire che sono queste le attività utili per riabilitare i detenuti, queste le cose che possono restituire alla società uomini diversi». «Su questo palco» ha commentato Bruce Ketta alla fine dello spettacolo la sera del debutto «non ho visto fiori appassiti, ma dei germogli perché la giustizia rinchiude gli uomini ma non i loro sogni».

Sotto, il video che introduce lo spettacolo.

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